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aggiornamento del 10/01/2026: La conferma diagnostica del Bornavirus avviene sempre post mortem (vedi l’approfondimento a seguire sulla malattia), dopo accurate analisi: è stato comunicato solo successivamente a quando si è scritto questo articolo che il virus è stato escluso come causa del decesso, sebbene ipotizzato dai veterinari in prima battuta. I colleghi di Eurodressage si sono fatti portavoce delle parole di Von Bredow-Werndl che ha confermato che è stata eseguita un’autopsia e ulteriori prelievi su Diallo. Si è arrivati quindi alla conclusione che tutti i virus rilevanti a livello regionale (incluso il Bornavirus) possono ora essere esclusi. Si ipotizza a questo punto come spiegazione della repentina morte del cavallo una causa imprevedibile, come un infarto cerebrale.
La morte improvvisa di Diallo, giovane (11 anni) castrone più che promettente, attivo ai massimi livelli del dressage con l’olimpionica Jessica von Bredow-Werndl, ha scosso profondamente il mondo equestre internazionale (+ informazioni: clicca qui). Un epilogo tanto rapido quanto devastante in questo inizio anno, che ha portato sotto ai riflettori una patologia rara, poco conosciuta, ma letale: il Bornavirus equino, oggi identificato principalmente come Borna disease virus 1 (BoDV-1). Vediamo di cosa si tratta.
Cos’è il Bornavirus equino
Nei cavalli, quella che storicamente veniva chiamata Malattia di Borna è scientificamente descritta come una meningoencefalomielite non purulenta causata da un virus neurotropo: tradotto, significa che si tratta di un virus che va a colpire soprattutto i nervi e il cervello, invece di altri organi come i polmoni o l’intestino. Quando la malattia si manifesta in forma clinica conclamata, la prognosi è purtroppo spesso infausta.
Il BoDV-1 è endemico in aree circoscritte dell’Europa centrale, come Germania, Svizzera e Austria. La trasmissione diretta tra cavalli non è considerata il meccanismo principale, elemento che rende la malattia ancora più insidiosa dal punto di vista epidemiologico.
Un decorso rapido e drammatico
Il quadro clinico tipico negli equidi è caratterizzato da un decorso acuto o subacuto, che può evolvere in pochi giorni o settimane. I segni neurologici sono variabili e spesso non specifici nelle fasi iniziali:
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depressione o ottundimento mentale
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agitazione e iperreattività
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atassia e deficit propriocettivi
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alterazioni dei nervi cranici
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rapido peggioramento delle condizioni generali
Non a caso, il Bornavirus rientra tra le diagnosi differenziali più complesse e viene spesso confuso con altre patologie neurologiche come EHV-1 neurologico, West Nile Virus, encefaliti protozoarie, intossicazioni o traumi.
Diagnosi: una sfida clinica
In vivo, la diagnosi di Bornavirus equino è difficile e spesso solo presuntiva. I test rapidi (tamponi) sierologici e molecolari (PCR) presentano limiti di sensibilità e interpretazione, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.
La conferma diagnostica avviene frequentemente post mortem, attraverso:
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evidenza istopatologica di encefalite non purulenta
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RT-PCR o immunoistochimica sul sistema nervoso centrale
I campioni più indicati sono cerebrali – encefalo (ippocampo, corteccia, tronco encefalico) + midollo spinale, da analizzare seguendo protocolli rigorosi dei laboratori di riferimento.
Il vero serbatoio: non il cavallo
Le evidenze scientifiche più solide indicano come principale reservoir naturale del BoDV-1 la musaraigna bicolore (Crocidura leucodon, ossia il toporagno). Si tratta di un piccolo mammifero insettivoro della famiglia dei Soricidi, simile a un topo ma con un muso molto appuntito e lungo e una coda pelosa, imparentato più con le talpe che con i roditori. È noto per il suo metabolismo velocissimo (che lo costringe a mangiare continuamente insetti, vermi e larve) e per il suo odore forte; nonostante l’aspetto, è utile in giardino perché preda parassiti. Questo piccolo micromammifero è in grado di ospitare il Bornavirus senza manifestare sintomi, rilasciandolo nell’ambiente.
Il cavallo, così come la pecora e raramente l’uomo, è considerato un ospite “spillover” e sta proprio qui la drammaticità ulteriore del caso Diallo e di altri cavalli contaminati: l’ospite spillover è l’animale in cui un virus “salta” per la prima volta ad un’altra specie (dinamica che fu anche caso della pandemia da Covid-19). Il cavallo probabilmente viene infettato attraverso il contatto ambientale con secrezioni o escreti contaminati dal toporagno. Un dettaglio che spiega perché anche animali gestiti in contesti di alto livello possano essere colpiti.
Il rischio in Italia: basso, ma non nullo
Ad oggi, l’Italia non è considerata area endemica classica per il Bornavirus equino. Tuttavia, studi sierologici hanno dimostrato che un’esposizione al virus nella popolazione equina italiana esiste, suggerendo che il contatto possa verificarsi, seppur raramente.
In termini pratici:
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Rischio nazionale: basso
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Possibile rischio locale: non escludibile, con potenziali cluster
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Sottodiagnosi: plausibile, vista la difficoltà diagnostica
Il BoDV-1 dovrebbe quindi essere considerato nei quadri neurologici fulminanti o subacuti, soprattutto quando i principali differenziali vengono esclusi e in presenza di contesti rurali o stagionalità compatibili.
Prevenzione: cosa può fare una scuderia
Non esiste una profilassi vaccinale specifica, ma alcune misure di biosicurezza realistiche possono ridurre il rischio:
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stoccaggio dei mangimi in contenitori chiusi
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pulizia regolare di magazzini e sellerie
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prevenzione della nidificazione di micromammiferi (topi, in particolare)
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ordine e gestione accurata degli spazi
In presenza di un sospetto neurologico, è SEMPRE fondamentale isolare funzionalmente il cavallo e attivare tempestivamente il percorso diagnostico con veterinari e laboratori ufficiali (IZS).
Una nota sulla zoonosi (ossia sul passaggio della malattia dagli animali agli uomini): da evidenziare che il BoDV-1 è oggi riconosciuto come agente di encefalite grave anche nell’uomo, seppur in casi estremamente rari e concentrati in Europa centrale. Per questo motivo, veterinari e operatori devono adottare dispositivi di protezione individuale adeguati in caso di sospetto o durante necroscopie.
Il caso Diallo e ciò che lascia
La morte di Diallo ha riportato l’attenzione su una malattia silenziosa, rapida e devastante, che colpisce senza preavviso e contro la quale la medicina veterinaria dispone ancora di armi limitate. Al di là del dolore personale e sportivo, questo caso rappresenta un’occasione per aumentare consapevolezza, attenzione clinica e cultura sanitaria nel mondo equestre. Il caso Diallo ci insegna che anche le patologie rare, quando ignorate, possono diventare tragicamente reali. Resta dunque ferma la necessità primaria, in casi sospetti, di un confronto con il proprio veterinario: il tempismo e la competenza sono ad oggi i soli strumenti disponibili per provare a difendersi in casi del genere.
⚠️ Bornavirus equino (BoDV-1) — In breve
🧠 Cos’è
Virus neurotropo → encefalite grave, spesso fatale.
⏱️ Decorso
Rapido (giorni–settimane), peggioramento improvviso.
🐴 Sintomi chiave
Atassia, alterazioni comportamentali, deficit neurologici.
🦫 Trasmissione
Contatto ambientale. Serbatoio: musaraigna bicolore (toporagno).
📍 Italia
Raro. Rischio basso, ma possibile esposizione.
🔬 Diagnosi
Difficile in vivo. Spesso conferma post mortem.
🛡️ Prevenzione
Igiene, mangimi protetti, controllo micromammiferi.
(09 gennaio 2026) © B.Scapolo – riproduzione riservata; fonte principale: https://beva.onlinelibrary.wiley.com/ ; si ringrazia inoltre il dott. vet. ippiatra Davide Bianchi per la consulenza in merito; foto Diallo & Jessica von Bredow Werndl © ig jessica_von_bredow_werndl