Capezzine troppo strette, uno studio britannico conferma anche l’impatto biomeccanico

 



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Un recentissimo studio britannico porta nuove evidenze scientifiche su ciò che veterinari e tecnici sospettavano da tempo: una capezzina troppo stretta ha anche un impatto misurabile sulla locomozione del cavallo.



Il dibattito sull’uso delle capezzine troppo strette torna al centro dell’attenzione internazionale dopo la pubblicazione di un nuovo studio che dimostra come una capezzina (noseband) eccessivamente stretta non sia solo una questione etica, ma abbia anche un impatto biomeccanico diretto sul movimento del cavallo. Secondo quanto riportato nel “Journal of Equine Veterinary Science” in uno studio collettaneo del 2025 (Tight nosebands apply high pressures on the horses’ face and alter stride kinematics: clicca qui), la compressione esercitata da una capezzina serrata riduce in modo statisticamente significativo l’ampiezza del passo, compromettendo la libertà di movimento e alterando la performance stessa del cavallo.

Questi risultati vanno a inserirsi nel dibattito attivo e nelle misure adottate in merito, sui quali la nostra redazione vi ha tenuti informati (clicca qui), ivi compresa l’introduzione, da parte della stessa Fédération Equestre Internationale (FEI), di uno strumento obbligatorio di misurazione delle capezzine, obbligatorio dal 1° maggio del 2025 (+ info: clicca qui).

Lo studio britannico succitato dimostra ciò che veterinari e tecnici sospettavano da tempo: una capezzina troppo stretta ha un impatto misurabile anche sulla locomozione. La restrizione del movimento mandibolare – essenziale per la stabilità e per il rilascio delle tensioni – si traduce in un cambio immediato dell’escursione degli arti, portando a un passo più corto e meno elastico. Il punto centrale è che un cavallo che non può aprire minimamente la bocca o deglutire correttamente, deve inevitabilmente compensare da qualche altra parte del corpo. Il risultato è un cambio della meccanica locomotoria, che può sfociare in maggior rigidità della linea dorsale, riduzione dell’elasticità attraverso spalla e anca, contrazioni muscolari compensatorie, possibile insorgenza di dolore a lungo termine.

La ricerca aggiunge un importante tassello: bisogna evitare sofferenza al cavallo e garantire movimento naturale e prestazioni non distorte. L’ampiezza del passo è uno dei primi parametri valutati nei test biomeccanici, perché riflette lo stato di rilassamento, la qualità dell’impulso e della spinta da dietro. Ridurla artificialmente significa intervenire su: equilibrio, simmetria del gesto atletico, coordinazione respiratoria, stabilità della testa e del collo

I dati confermano ciò che il buon senso suggerisce: un cavallo che non può usare liberamente la mandibola non può nemmeno usare liberamente il corpo. Come evidenziato più volte in passato, una capezzina troppo stretta spesso può avere conseguenze neurologiche e comportamentali, quali:

  • compressione del nervo infraorbitario
  • insorgenza di comportamenti di fuga o resistenza
  • impossibilità di usare la lingua per deglutire e rilassarsi
  • aumento dei livelli di stress

Il risultato è un cavallo che “sembra” più controllato perché non riesce a manifestare segnali di disagio, ma in realtà è più teso, meno disponibile e biomeccanicamente compromesso.

Il valore di questa nuova ricerca risiede anche nel suo contributo alla discussione etica e sportiva contemporanea: se una capezzina eccessivamente stretta altera la performance, allora il problema non riguarda solo il benessere, ma anche il raggiungimento di una prestazione agonistica ottimale. Grazie a questo studio, finalmente vi sono dati concreti per confermare ciò che tecnici e studiosi – compresi i contributi resi noti in Italia – sostengono da anni: il cavallo deve poter muovere liberamente la mandibola per muovere liberamente tutto il corpo.

(19 marzo 2026) © B.S.; riproduzione riservata; foto © A.B./EqIn