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L’emergenza Rinopolmonite da herpesvirus equino (EHV) del 2021, esplosa a Febbraio a Valencia durante lo svolgimento di un concorso equestre internazionale, ha causato la morte di diversi cavalli sportivi. Facciamo il punto con ACME, leader nel settore dei prodotti veterinari, per ciò che riguarda le vaccinazioni contro la malattia.
Il contagio si è poi diffuso in diversi Stati Europei tramite i cavalli rientrati dalla Spagna ai propri paesi d’origine. Altri casi gravi con esito mortale si sono manifestati in Germania e in altri 8 paesi sono stati individuati focolai con casi confermati. Anche in Italia diversi soggetti sono stati colpiti dal virus EHV, con relativi focolai, sono stati segnalati dal SIMAN (sistema informativo malattie animali nazionale).
La Rinopolmonite equina è velocemente trasmissibile poiché il virus è veicolato a metri di distanza per aerosol dai cavalli affetti o anche tramite materiali di scuderia, groom e trasporti condivisi.
La morte di diversi cavalli con grave sintomatologia neurologica ha portato a immediate misure di contenimento del virus. FEI ordinò l’immediato blocco, sui suoi database, di tutti i cavalli esposti al contagio in Spagna con la possibilità di essere riattivati solo dopo che fosse stata provata la negatività del soggetto con tamponi a intervalli regolari durante un isolamento obbligatorio. Nessun cavallo con febbre poteva viaggiare poiché potenziale diffusore del virus e questo ha portato all’annullamento di molti concorsi, causando un grande danno economico, aggravando la situazione causata dai precedenti lock-down per la pandemia Covid-19.
Concorsi ippici furono infatti sospesi e rimandati anche in Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Austria, Polonia, e Slovacchia.
Come mai si sono rese necessarie queste misure e si sono dovuti trasmettere questi gravi allarmi? Come mai si è creata questa situazione di così grande allerta? In fin dei conti il virus EHV si conosce da moltissimi anni ed è da sempre stato indicato come potenzialmente pericoloso, soprattutto negli allevamenti dove provoca aborto nelle fattrici oltre alla sintomatologia respiratoria. Il virus è sempre circolato ma nonostante l’attività di informazione del proprietario da parte dei veterinari di scuderia, non è mai stato percepito per quello che è. Può causare patologia grave, molto debilitante, che può lasciare problematiche anche croniche al cavallo e in un alcuni casi può anche essere causa, come si è visto, di morte del soggetto. Qualora si manifesti in modo blando o con scarsa sintomatologia, il cavallo è comunque escretore e può velocemente infettarne molti altri.
È purtroppo piuttosto diffusa la cultura del risparmio sulla cura e prevenzione. Anche se non lo si percepisce nel momento in cui si decide se vaccinare il proprio cavallo. Tale approccio fatalista è poco rispettoso del nostro e degli altri cavalli e, in seconda analisi, anche degli ingenti investimenti che sono stati affrontati negli anni per renderlo funzionale e forte.
Le malattie sono sempre dietro l’angolo e ormai tutti devono fare i conti con questa realtà ma, quando si hanno strumenti per difendersi, non utilizzarli è fatalismo e scarsa dimostrazione di responsabilità verso tutti: non solo dei propri animali ma anche di quelli degli altri.
Questo ha portato alla situazione di Valencia: quando EHV si è manifestato con forme più gravi e letali, con la sua veloce diffusibilità, ha trovato una popolazione non immuno-competente e questo ha reso assolutamente necessarie immediate misure restrittive da parte delle federazioni e delle autorità sanitarie. Perché questo non si ripeta è importante che tutti comprendano l’importanza della profilassi vaccinale. Spiegarla in questi giorni dovrebbe essere superfluo. Chi sceglie di non vaccinare, lascia che il suo cavallo costituisca una falla nella protezione della popolazione dal virus.
La vaccinazione non impedisce completamente l’infezione ma è stato dimostrato che riduce sia i sintomi clinici respiratori che la diffusione del virus nell’ambiente quindi, più in generale, la sua trasmissione e circolazione. Proprio perché i cambiamenti culturali richiedono tempo, sarebbe forse auspicabile che federazioni e autorità sanitarie rendessero il prima possibile il vaccino obbligatorio.
La reperibilità del vaccino presso le aziende farmaceutiche, qualora tale obbligatorietà non entrasse in vigore da un giorno all’altro, sarebbe più facilmente ottenibile e, nel tempo, i veterinari avrebbero più strumenti per spiegare quanto la profilassi vaccinale, come per EHV anche per tutti gli altri virus, sia importante per proteggere tutta la popolazione.
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