21 febbraio 2022 #news
Vi avevamo informato qualche giorno fa circa lo scoppio di un focolaio di rinopolmonite presso gli impianti del Desert Horse Park, di Thermal, in California, dove son stati poi annullati gli appuntamenti agonistici internazionali in calendario in questi giorni: in prima battuta, i cavalli positivi non sembravano preoccupare particolarmente, non presentando sintomi neurologici. Erano subito state improntate tutte le misure di biosicurezza necessarie al contenimento del contagio, come da protocollo FEI (isolamento, accesso negato a nuovi cavalli, ecc.). Tuttavia dopo 10 giorni la situazione è cambiata, e in peggio: un nuovo comunicato stampa della struttura, divulgato sabato 19 febbraio, specifica che non solo vi è stato un decesso e diversi cavalli con semplice infezione alle vie respiratorie hanno in seguito manifestato sintomi neurologici, ma che il quadro è complicato dal fatto che il ceppo genotipico fautore di EHV-1 non è tra quelli censiti, e quindi al momento la malattia viene comunque classificata per matrice del genotipo D-752, quello causante sindrome da EHM – Equine Herpesvirus Myeloencephalopathy.
E’ certamente encomiabile la trasparenza e prontezza negli aggiornamenti circa il focolaio in corso da parte dei responsabili dei rinomati impianti “Desert Horse Park”, alle prese con quel che qualsiasi comitato organizzatore vorrebbe certamente evitare, ospitando eventi internazionali quasi tutti i weekend. Leggiamo di seguito un estratto in traduzione italiana dal loro comunicato stampa, per poi cercare di capire meglio cosa stia succedendo, grazie alle specifiche sui casi americani di infezione in corso portate oggi dal Prof. Nicola Pusterla (DVM, PhD, Dipl. ACVIM, professor of equine medicine at the University of California, Davis, School of Veterinary Medicine).
“[…] La situazione al Desert Horse Park è molto grave. Ed è costantemente – quasi ogni ora – in evoluzione. È quasi impossibile stabilire un quadro accurato della situazione su base continuativa. I cavalli che sono risultati negativi sono risultati positivi due giorni dopo. I cavalli risultati positivi si negativizzano, mentre pian piano si riprendono. Tuttavia i cavalli con il ceppo non neurologico di EHV-1 comunque sviluppano in seguito sintomi neurologici e vengono quindi classificati come EHM. Ma quest’ultimi non sarebbero [dai test] portatori del ceppo virale neurologico. Questo è un virus complesso. Stiamo lavorando a stretto contatto con gli esperti, e sotto la loro direzione, su priorità, azioni e risorse”.
“Nell’ultimo giorno, abbiamo identificato altri cavalli in altre scuderie con EHV-1. Questi cavalli sono stati immediatamente isolati. Anche gruppi di cavalli esposti sono stati messi in quarantena in box diversi. Dei tre cavalli originari in isolamento, due sono ora risultati negativi. Abbiamo altri tre casi positivi, ma tutti erano cavalli che all’inizio della settimana risultavano negativi ai test. Quest’ultimi sono stabili e attualmente asintomatici. Purtroppo abbiamo anche avuto due cavalli con febbre che hanno sviluppato sintomi neurologici. Uno di questi è stato soppresso ieri sera. I nostri cuori sono tristi”.
[…] “Come abbiamo comunicato ieri, ciò che lo Stato e l’USEF (US Equestrian Federation) vogliono che facciamo oggi è ricacciare [annichilire] il contagio. Abbiamo impedito l’ingresso dei cavalli ospiti e, ove possibile, respinto i cavalli che erano in transito. Sebbene tutti siano liberi di andarsene, è anche una sfida, poiché vogliamo garantire il miglior monitoraggio di tutti i potenziali cavalli esposti che rimangono asintomatici. Vogliamo anche ribadire l’importanza fondamentale, e la migliore pratica di routine, di isolare i cavalli di ritorno dai concorsi da tutti gli altri cavalli per almeno 7 giorni per continuare il monitoraggio. Infine, tutti dovreste fare ciò che il vostro veterinario pensa sia importante per prendervi cura dei vostri cavalli. Condividiamo un semplice obiettivo con tutti, nella nostra comunità: porre fine a questa nuova infezione da EHV-1 con il minor numero possibile di cavalli che si ammalano”.
Fermo restando che, come già detto in precedenza, in Italia la vaccinazione contro la rinopolmonite, sebbene non obbligatoria, è fortemente consigliata dai veterinari, il focolaio attivo oggi negli Stati Uniti è particolarmente complesso, visto che praticamente tutti i cavalli erano vaccinati – cosa che ovviamente è stata comunque fondamentale per mantenerne molti “in salvo”, con sintomi lievi, come specificato dal Prof. Pusterla nel magazine The Horse: si tratta di una variante dell’herpesvirus equino di tipo 1 (EHV-1) che non è stata rilevata dai comuni test / esami da laboratorio ma che tuttavia oggi è stata individuata come fonte della recente epidemia che ha colpito dozzine di cavalli sul suolo americano, non solo a Thermal.
Il nuovo genotipo EHV-1, denominato H-752, non rientra in nessuno dei due ceppi di EHV-1 attualmente noti, che sono D-752 (quello che causa prevalentemente malattie neurologiche – mieloencefalite equina da herpesvirus, o EHM) e N-752 (quello che meno frequentemente provoca infezioni neurologiche). Poiché la maggior parte dei laboratori diagnostici negli Stati Uniti e anche all’estero dipendono da test che controllano solo l’uno o l’altro genotipo, nuovi genotipi come il suddetto H-752, che causa sintomi sia respiratori, sia neurologici, possono produrre risultati negativi dal test PCR per EHV su cavalli potenzialmente infetti. Il team di Pusterla ha genotipizzato i virus isolati e quindi scoperto che si ha a che fare con un “nuovo” ceppo, nuovo solo nel senso che non era stato schedato/monitorato prima, e non è oggi contemplato dagli esami molecolari di cui i veterinari di tutto il mondo si servono per rilevare la presenza dell’infezione da rinopolmonite (test PCR): “C’è stato un focolaio nel 2018 in Francia con lo stesso genotipo, quindi non è ‘nuovo’ in questo senso”, ha detto; il focolaio d’Oltralpe di 4 anni fa includeva anche casi neurologici, compreso un cavallo che è stato infine sottoposto a eutanasia.
I veterinari hanno rilevato la presenza della variante genotipica H-752 in una fase iniziale del focolaio in America l’anno scorso (marzo 2021) grazie a tecniche di monitoraggio di base, principalmente prendendo le temperature rettali di cavalli che stavano male e presentavano molti sintomi per EHV, pur risultando negativi ai test di base, ha specificato Pusterla, che, in conclusione, pone un quesito importante:
“I laboratori che eseguono la diagnostica molecolare oggi devono però chiedersi: ‘Stiamo davvero individuando tutti i focolai di EHV-1, indipendentemente dal genotipo che li sta causando, con i test che stiamo usando in questo momento?'”. Domanda più che legittima, visto che il monitoraggio resta fondamentale, sia per prevenire il divulgarsi del contagio, sia per capire con quale specifica infezione si sta lottando, e dunque intervenire di conseguenza.
Queste specifiche hanno come scopo quello di chiarire un quadro attuale, quello americano, che, sebbene lontano, non deve farci dimenticare che l’equine herpesvirus è presente in tutto il mondo ed è un’infezione altamente contagiosa, mai sottovalutabile: i fattori di rischio principali includono un gran numero di cavalli in spazi ravvicinati e sotto lo stress per il viaggio e le gare. Il periodo di incubazione per la malattia può durare appena 24 ore, ma in genere va da 4 a 15 giorni, come il caso di Thermal conferma, ancora una volta. Ad oggi i cavalli possono essere protetti esclusivamente implementando due strategie: biosicurezza e protocolli di vaccinazione periodiche e regolari. Vi terremo informati sulla situazione in corso.
© B.S.; riproduzione riservata; fonte: comunicato stampa Desert Horse Park; thehorse.com; foto archivio.