Fotosensibilità / scottature: conosci i problemi presenti in molti cavalli?

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Vesciche e desquamazione della pelle sono segni di una reazione grave e dolorosa all’esposizione solare, che può essere variamente presente nei cavalli, se predisposti quali vittime del solleone; per la maggior parte queste reazioni sono fastidiose, problematiche ma benigne e auto-limitanti. Nei soleggiati mesi estivi, però, una crosta sulla pelle può essere l’inizio di un grave caso non solo di scottatura, ma di fotosensibilità, reazione dolorosa che provoca irritazione cutanea diffusa, con tutte le conseguenze del caso. Facciamo il punto.


Non esiste una predisposizione di razza a questa condizione, che colpisce principalmente soggetti con mantello di colore chiaro: i cavalli sauri, grigi o pezzati possono mostrare sintomi più o meno evidenti. Esistono due tipi di fotosensibilità:

Fotosensibilità primaria (Tipo I): causata dalla produzione di sostanze, spesso denominate composti o agenti foto dinamici, nel flusso sanguigno che interagiscono con la luce UV quando raggiungono la superficie della pelle.

Fotosensibilità secondaria (epatogena) (tipo II): il danno epatico causato da tossine, infezioni e neoplasie che può causare la produzione di agenti foto dinamici (qualsiasi sostanza che, quando esposta alla luce ultravioletta, crea una reazione che può portare a cambiamenti e danni nei tessuti circostanti).

È importante distinguere tra fotosensibilità e scottature solari. Le scottature solari sono generalmente limitate alla pelle chiara intorno agli occhi e al muso perché non c’è pelo sufficiente a proteggere queste aree. La foto sensibilizzazione interesserà anche le aree della pelle coperte da peli bianchi, o di colore chiaro, presenti in molti cavalli con mantello “misto”.

Le reazioni connesse alla fotosensibilità provocano la formazione di vesciche sulla pelle, seguite dalla formazione di croste sottili e strette che si staccano con un processo prolungato e doloroso. Questa reazione può verificarsi sulla pelle, in particolare quando è rosa, in qualsiasi parte del corpo: quindi su di un cavallo pezzato, può coinvolgere un’ampia porzione del corpo e rendere il cavallo veramente sofferente.

In ogni cavallo, la pelle ed il pelo fungono da barriera protettiva contro gli agenti atmosferici, in qualunque stagione. Va da sé che oggi cavalli che per lo più trascorrono l’intera vita attiva stabulati in box, forti delle proprie capacità sportive e/o rendimento per noi: necessitano quindi di molte attenzioni, visto che non sono stati concepiti tout court per la vita in natura; gli allevatori hanno, negli anni, selezionato e privilegiato altre prerogative.

Nei casi di fotosensibilità, sia che la causa sia primaria o secondaria a un danno epatico, la luce UV reagisce con i fattori presenti nel flusso sanguigno del cavallo quando raggiungono la pelle che causano infiammazioni e danni. L’ingestione o l’esposizione a piante tossiche, gli effetti collaterali di alcuni farmaci (sulfamidici e tetracicline) e danni al fegato sono alcune delle cause della fotosensibilità nei cavalli.

Ovviamente, prima verrà identificata la fotosensibilità, meglio sarà. Al primo segno di croste sulla pelle chiara, o porzioni della stessa, controllare se le croste si fermano dove iniziano i peli scuri. In caso contrario, è probabile che si abbia a che fare con qualche altra malattia della pelle. Se le croste sono limitate a macchie bianche, è utilissimo chiamare il proprio veterinario per un consiglio sui prossimi passi da fare. Ovviamente, può essere utile e risolutivo proteggere il cavallo con maschere e coperte non solo con l’obiettivo di alleviare in estate il fastidio procurato dagli insetti, ma anche per la fotosensibilità: molti articoli in commercio oggi guardano anche a questo aspetto, con colori e tessuti atti a respingere i raggi solari.

In casi gravi, il trattamento per la fotosensibilità inizia togliendo il cavallo da tutti i prati che possono contenere trifoglio o anche altre piante foto-tossiche e tenendolo per un certo periodo nel box, protetto dal sole, finché la sua pelle non guarisce. Quello che non si deve assolutamente fare è cercare di rimuovere le croste. Non solo sarebbe molto doloroso, ma potrebbe portare a infezioni, ed altri problemi.

(16 luglio 2024) © L. Ruffino; rev. B.S. – riproduzione riservata; Fonti principali: msdvetmanual.com – equusmagazine.com; foto: © EqIn