#focus
Ben due studi sull’impiego dei cavalli all’interno degli enti territoriali francesi sono già stati condotti nel 2011 e nel 2016 grazie all’Institut français du cheval et de l’équitation – (IFCE). Il cavallo ancora oggi non è solo ed esclusivamente impiegato nello sport o per attività ludiche ma, attraverso impieghi nel servizio pubblico, dà vita anche ad un gran numero di benefici sociali, ambientali ed economici nelle comunità: anche in questo modo l’equide concorre a “fare società”.
archivio © A.Benna / EqIn
In Francia gli enti territoriali sono strutture politiche e amministrative separate dalla gestione altrimenti detta statale; sul territorio questi si prendono cura degli interessi della popolazione svolgendo compiti di servizio pubblico ed esercitando principalmente quattro tipi di funzioni:
- ordine e regolamentazione,
- tutela sociale e sanitaria
- educazione e cultura
- economia
Da circa trent’anni parrebbe che alcuni di questi enti sviluppino servizi attraverso l’uso dei cavalli cosiddetti “territoriali”. Per indagare questo fenomeno rilevante, ben due studi sull’impiego dei cavalli all’interno degli enti territoriali sono già stati condotti nel 2011 e nel 2016 dall’Institut français du cheval et de l’équitation (IFCE).
Nell’ambito di questa ricerca, l’IFCE e la Società francese degli equidi da lavoro (SFET) hanno deciso di unire le loro conoscenze e competenze per realizzare un censimento e un inventario dell’uso dei cavalli territoriali in Francia. Questa indagine si è prefissa un duplice scopo:
- Redigere un elenco esaustivo degli enti locali che utilizzano il lavoro sinergico di uomo e cavallo per svolgere missioni di servizio pubblico.
- Determinare le caratteristiche socio-politiche di queste comunità.
Metodo di indagine:
In primo luogo, gli elenchi dell’ex Commissione Nazionale dei Cavalli Territoriali, del France Énergie Animale (FEA) e delle ricerche su Internet, sono stati combinati per formare un elenco di “punti di partenza”. Ciò ha incluso 293 comunità francesi che utilizzano cavalli per svolgere compiti di servizio pubblico.
Tutte le comunità sono state contattate via e-mail per rispondere all’indagine sulle loro caratteristiche socio-economiche, politiche e relativamente allo svolgimento di servizi che comportassero l’uso di cavalli.
Tra queste 293 comunità, solo 152 hanno risposto, di cui 77 si sono dichiarate non interessate dallo studio, non utilizzando e non avendo mai utilizzato equidi. Altre 6 non hanno voluto partecipare all’indagine.
Anche se non è stato raggiunto l’obiettivo iniziale di ottenere un inventario esaustivo degli enti territoriali locali che ricorrono all’uso di cavalli territoriali, i risultati sono comunque illuminanti sulle modalità e sulla vitalità del lavoro dei cavalli territoriali nei compiti di servizio pubblico.
Per l’analisi dei risultati sono state predefinite quattro tipologie di comunità:
- Comunità che impiegano il cavallo tramite un fornitore di servizi.
- Comunità che impiegano il cavallo in gestione, vale a dire che la comunità possiede e si prende cura dei cavalli.
- Comunità che hanno smesso di usare cavalli e hanno utilizzato un fornitore di servizi
- Comunità che avevano smesso di usare il cavallo e che erano sotto gestione.
Risultati dello studio:
Si è registrato che il numero di comunità che impiegano cavalli è aumentato notevolmente dal 1995; infatti, dal 1995 al 2021, il numero di comunità che utilizzano il lavoro uomo/equide si è quasi moltiplicato per 20.
Distribuzione geografica delle comunità francesi che si servono del lavoro uomo/equide:
La Bretagna, l’Île-de-France e le Grand Est sono le tre regioni con il maggior numero di enti territoriali che utilizzano il lavoro uomo/equide in Francia, seguite da Hauts-de-France. In generale, sembra che le comunità nelle regioni settentrionali della Francia siano più inclini ad utilizzare il lavoro dei cavalli rispetto a quelle nel sud della Francia continentale.
L’indagine evidenzia l’influenza della dimensione dell’ente territoriale nell’uso del lavoro equino per gli impieghi nel servizio pubblico. La maggior parte delle comunità che utilizzano il lavoro uomo/equide sono piccole cittadine o agglomerati. Lo studio riporta che il 69% delle comunità intervistate sono urbane. Notiamo anche una correlazione tra la dimensione della comunità e la forma di occupazione equina. Più grande è la comunità, più tende ad essere gestita, ovvero gli equini sono di proprietà della comunità. Al contrario, più piccola è la comunità, più questa finirà per utilizzare un fornitore di servizi.
Gli impieghi nel servizio pubblico del cavallo territoriale sono molteplici. Punto in comune è rispondere alle questioni sociali, ambientali e civiche. Gli impieghi possono essere raggruppati in tre aree principali: 1) sicurezza territoriale, 2) manutenzione del territorio, 3) impieghi di scopo sociale. L’attività che spicca maggiormente è la raccolta dei rifiuti, seguita dagli impieghi per la pubblica sicurezza e manutenzione degli spazi verdi.
La maggior parte delle comunità interpellate ritiene che il sistema messo in atto risponda sufficientemente le loro aspettative. Il servizio pubblico è svolto correttamente con il budget previsto. Pochissime però sono le comunità che ricevono aiuti finanziari e che sostengono l’introduzione dei cavalli nella vita quotidiana del loro territorio. Solo 19 di loro, ovvero il 28,3% del totale, ricevono assistenza finanziaria. Questi aiuti provengono principalmente dalla regione (31,5%), dal dipartimento (10,5%) e dal comune (10,5%). Le altre comunità sono aiutate da associazioni locali o da aiuti ambientalisti.
La maggior parte delle autorità locali inoltre non detiene i requisiti per l’addestramento dei cavalli. L’acquisizione di competenze ed esperienze è implicita nel momento in cui ci si rivolge a un fornitore. Per garantire che il prestatore di servizi soddisfi i criteri di competenza ed esperienza attesi, gli enti territoriali scelgono di avvalersi di due parametri: a seguito di uno studio di mercato o per cooptazione (assunzione mediante designazione da parte di membri già in carica).
Nel caso di gestione statale, invece, gli enti locali chiedono per lo più l’addestramento dei cavalli prima dell’acquisto, cosa che fornisce loro una garanzia sulle capacità e quindi sulla qualità dell’impiego dell’animale per questi specifici compiti. Infatti, prima di impegnarsi, le comunità devono essere certe che il cavallo sia in grado di muoversi per la città senza diventare invece un pericolo, per se stesso e per la popolazione. Allo stesso modo, le comunità vogliono che i loro dipendenti territoriali abbiano l’adeguata formazione per poter lavorare con i cavalli. È un elemento imprescindibile per il mantenimento del servizio.
Detto ciò, emerge l’importante capacità dei cavalli di creare una “convivenza”. Infatti, quando un ente locale utilizza cavalli per la raccolta dei rifiuti, l’incolumità dei suoi cittadini e quant’altro, adempie alla sua missione di servizio pubblico nel senso più nobile del termine, assicurando migliori legami sociali ed una migliore qualità della vita ai suoi cittadini.
I risultati di questo studio presentano il cavallo come attore nella vita quotidiana in un numero crescente di comunità francesi. In effetti, il numero di enti locali che utilizzano il lavoro uomo/equide è aumentato in modo significativo dagli anni 2000.
Attraverso gli impieghi nel servizio pubblico del cavallo si generano un gran numero di benefici sociali, ambientali ed economici nelle comunità ed è proprio in questo modo che l’equide concorre a “fare società”.
(11 maggio 2022) © S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; fonte principale dell’articolo equipedia.ifce.fr; Foto di copertina: © EqIn