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Il galoppo è una successione di tre balzi – con Equitare Casa Editrice

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14 luglio 2017 – #focus



Chi tra noi da bambino non ha mimato il movimento del galoppo? Nelle storia dell’equitazione, il galoppo è stato oggetto di tante e differenti descrizioni teoriche: il titolo di questo approfondimento riprende parte della suggestiva indicazione di Nuno Oliveira in “Note sull’insegnamento” (+ info sul volume: clicca qui): “Il galoppo è una successione di tre balzi, ciascun balzo contiene il balzo successivo“; più precisa ancora la descrizione del galoppo fornita da La Guérinière all’inizio del Settecento: il galoppo è un’ “andatura a tre tempi in cui un bipede si sdoppia eseguendo in due tempi differenti la posata (in “Scuola di Cavalleria”, ediz. S.I.A.E.C.). Andatura basculata in 3 tempi, è sicuramente tra i movimenti più affascinanti del cavallo soprattutto per il cosiddetto tempo di sospensione (vedi foto di copertina dell’articolo), cioè quel momento durante il quale il cavallo esegue un balzo in cui nessun arto tocca il terreno e contemporaneamente tutti e quattro gli arti si raccolgono verso il suo baricentro. Il tempo di sospensione “deve essere considerato una delle cartine di tornasole più importanti per valutare il livello e la qualità dell’addestramento raggiunto, nonché la capacità del cavaliere che li ha addestrati e di quello che li monta” (G. Mazzoleni).

In collaborazione con Equitare Casa Editrice, prosguiamo dunque l’indagine che si rivolge a tutti i cavalieri che vogliano migliorare le prestazioni del proprio cavallo facendo attenzione alla sua salute psicofisica oltre che al risultato sportivo. Esploriamo dunque anche la terza ed ultima fra le andature del cavallo; abbiamo in precedenza proposto approfondimenti in merito al passo, “la madre di tutte le andature” (+info: clicca qui) e al trotto, “l’andatura dell’addestramento” (+ info: clicca qui). Utilizzeremo soprattutto il Quaderno 5 “La pratica” di Giancarlo Mazzoleni (“Il galoppo“) per specificare i termini del galoppo, l’andatura più veloce del cavallo e molto complessa, perché “poco si presta ad essere valutata in modo meccanico o standardizzato: […] il cavallo è un animale, non una macchina: le differenze esistono non solo tra i diversi soggetti, ma lo stesso soggetto può esprimere la stessa andatura in mille modi ed equilibri differenti” (ivi, p. 7). Vale per il galoppo come per le altre andature la cura del cavaliere per arrivare ad ottenere un buon impulso (ossia l’impegno con cui il cavallo si muove), ritmo (isocronia dei movimenti) e la gestione della cadenza (la velocità dell’andatura).

Principalmente, il galoppo del cavallo può essere destro (quando l’anteriore destro appoggia come ultima battuta al terreno ed in questo caso la sequenza è: posteriore sinistro, diagonale sinistro, anteriore destro) o sinistro (quando la sequenza è: posteriore destro, diagonale destro, anteriore sinistro). Il posteriore opposto all’anteriore “spinge”. Si rilevi che un buon purosangue da galoppo può arrivare a raggiungere anche la velocità di circa 60-70 km/h!

galoppatori foto ©terradicuma.com

Nel gergo equestre, si definisce galoppo “falso” quando il cavallo galoppa destro a mano sinistra e viceversa, e galoppo “disunito” quando il cavallo galoppa in maniera disgiunta tra anteriori e posteriori, sincronizzando il posteriore esterno con l’avanzamento dell’anteriore esterno. I cavalli possono anche galoppare a quattro tempi (condizione naturale, tipica di alcuni puledri, oppure causata dal poco addestramento), quando il cavallo usa poco il dorso e non si aggroppa sufficientemente, per pigrizia o per debolezza.

Per ciò che riguarda il galoppo naturale (quello di un cavallo non addestrato), a mano sinistra il cavallo avrà maggior facilità nell’effettuare la partenza al galoppo (la maggior parte dei cavalli spinge di più col posteriore destro e ingaggia di più con il posteriore sinistro: è quindi traversato verso sinistra). Ovviamente le doti naturali del cavallo facilitano il cavaliere, ma tutti i cavalli, se sottoposti ad un buon addestramento (ad-destrum, “rendere destro” come ci ricorda in più luoghi Mazzoleni stesso), possono migliorare.

Ingaggio, appiombo, spinta del cavallo al galoppo illustr. ©Equitare

Ci sono essenzialmente due modi per stare in sella ad un cavallo al galoppo: mediante il galoppo seduto, in cui il cavaliere non stacca le natiche dal seggio (che è il suo punto di equilibrio, come mostrato nella chiara illustrazione qui sotto), e il galoppo in sospensione o sull’inforcatura, in “assetto leggero”, in cui il cavaliere non appoggia il sedere alla sella e scarica tutto il suo peso sulle staffe. Per quanto quest’ultima sia una condizione indubbiamente più instabile per l’equilibrio del cavaliere, essa è molto utile nelle fasi di riscaldamento soprattutto del salto ostacoli, per non gravare subito sulla schiena del cavallo, e tra le due modalità è quella consigliabile quando ancora l’equilibrio e il movimento del bacino del cavaliere principiante non è armonioso con il movimento del cavallo.

Mantenimento della perpendicolarità al galoppo seduto

Alla pratica e all’esercizio, anche in questo caso, è utilissimo affiancare lo studio attento del movimento del cavallo al galoppo e dell’assetto del suo cavaliere per ottenere un buon risultato: proprio sulla possibilità di modificare la modalità stessa di questa complessa andatura del cavallo, particolarmente veloce e attiva, tramite il buon assetto del cavaliere si concentra il Quaderno 5 di Mazzoleni. Perché proprio a questa andatura si esprime e si rivela maggiormente il livello di preparazione raggiunto dal binomio.

Ricchissimo e completo, il Quaderno 5 “La pratica” di Giancarlo Mazzoleni (“Il galoppo“) dona al lettore una dettagliata e tecnica analisi dell’andatura in oggetto, partendo dall’equimozione del galoppo (galoppo naturale, cinetica) per attraversare le modalità dello stare in sella, con un’attenzione particolare al movimento della schiena, dei posteriori e della testa del cavallo a questa andatura, fino ad arrivare alle considerazioni specifiche relative ad una buona partenza al galoppo e alle transizioni. Lettura che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni cavaliere, riporta inoltre in chiusura alcuni estratti importanti dedicati al galoppo nei testi dei grandi Maestri dell’equitazione classica (La Guérinière, Steinbrecht, Baucher, Oliveira).

I Quaderni “Pratica” by Equitare: Nati come dispense tecniche per i corsi di formazione degli istruttori equestri, i Quaderni di Pratica basati sul Metodo di Equimozione e Isodinamica per Equitare con Sentimento hanno l’obiettivo di analizzare l’equimozione secondo le attività dinamiche e le modalità cinetiche la cui conoscenza permette al cavaliere di impostare in modo migliore la propria posizione a cavallo. Tale attenzione giova al benessere di cavallo e cavaliere. Questi Quaderni sono il frutto della ricerca più recente sull’isodinamica, unitamente agli insegnamenti dei grandi maestri del passato e alla proposta del tutto inedita del mimo equestre, tecnica che consente al cavaliere di migliorare la gestualità del proprio corpo, col doppio obiettivo di rendere più chiare le sue richieste e di adeguarsi alla fisicità del cavallo per rispettarne l’integrità psichica e fisica. Qui si propone un’ottica in cui il cavallo è un compagno di gioco, di avventura, di piacere, non da sfruttare, spremere e poi gettare, ma da amare e rispettare, trovando con lui una piacevole collaborazione per rendere la nostra vita più gradevole, senza necessariamente ferire la sua. Cercare la soddisfazione nella crescita della comprensione reciproca del fare in sella.



© Riproduzione riservata; immagine di copertina ©A. Benna



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