L’adenite equina: che cos’è e come evitare il diffondersi del contagio

 



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L’adenite equina è una malattia dei cavalli estremamente contagiosa, causata dal batterio Streptococcus Equi subspecies equi.


Questa patologia è caratterizzata da una linfoadenopatia suppurativa di testa e collo, ma i primi sintomi che si presentano sono febbre, inappetenza, scolo nasale mucopurulento, tosse, difficoltà di deglutizione, linfonodi intermandibolari e retrofaringei aumentati di volume, e solo dopo 3-5 giorni maturano gli ascessi con successiva fuoriuscita di materiale purulento.

foto credits https://www.horsevet.co.uk/strangles.htm

Tuttavia, la sintomatologia può variare a seconda delle varie forme della malattia.

L’adenite si sviluppa prevalentemente nei puledri, ma attenzione! I soggetti adulti tendono a sviluppare forme subacute o addirittura croniche. Nei gruppi numerosi di cavalli l’insorgenza della malattia avviene in seguito all’introduzione di un portatore clinicamente sano, e normalmente l’agente eziologico dell’adenite equina vive come saprofita (ossia come organismo che utilizza come nutrimento le sostanze organiche in decomposizione) sulla mucosa faringea, delle cavità nasali e nell’ambiente delle scuderie. La trasmissione avviene per contatto diretto o indiretto e il periodo di incubazione può  durare anche più settimane, durante le quali la diffusione purtroppo può dilagare.

Buone pratiche:

In presenza di un caso sospetto, è necessario chiedere immediatamente l’aiuto del veterinario. Egli vi potrà aiutare confermando la diagnosi in base alla visita clinica ed alla raccolta di campioni per i test di laboratorio (PCR e/o sierologico) e vi consiglierà l’appropriata gestione e trattamento: da rilevare che i soggetti che hanno contratto l’infezione devono essere immediatamente quarantenati/isolati, onde evitare il dilagare del contagio; difatti, quando compare il primo caso facilmente altri cavalli sono già in fase di incubazione.

È utile misurare quotidianamente la temperatura di tutti i cavalli della scuderia al fine di limitare il contagio e cogliere per tempo i primi sintomi.

Anche il personale di scuderia (ivi compresi maniscalchi, osteopati ecc.) dovrà osservare opportune misure di biosicurezza se entra contemporaneamente in contatto con soggetti malati e con altri sani. Buone pratiche sarebbero maneggiare il/i soggetto/i infetto/i come ultimo/i della giornata, utilizzare forche/spazzole/capezze ecc. esclusive e anteporre una bacinella con candeggina fuori dall’area di isolamento per poter immergere le scarpe in entrata e in uscita, oltre che l’utilizzo di camici/guanti e gel disinfettanti.

Complicazioni:

Gli ascessi causati dall’adenite possono diventare di notevoli dimensioni portando ad edema del capo e difficoltà respiratorie (da qui il nome in inglese Strangles, che letteralmente significa “strangolamento”). È inoltre possibile che il pus non riesca a trovare sfogo tra i linfonodi e si diriga all’interno delle tasche gutturali, formando un empiema ( = raccolta di pus) che necessiterà di un ricovero in clinica per eseguire accurati lavaggi in endoscopia. Qualora invece il pus permanesse all’interno dei linfonodi e ivi cronicizzasse, assisteremmo alla formazione di condromi ( = tumore benigno dello scheletro) che potrebbero ledere e compromettere la delicata anatomia di questa regione, rischiando di danneggiare nervi importanti con gravissime conseguenze.

Le complicazioni di un’adenite non adeguatamente curata possono portare alla formazione di ascessi anche in altre parti del corpo (in tal caso viene indicata come “adenite bastarda”). Occasionalmente, un cavallo, seppur guarito dall’adenite, può infatti sviluppare una patologia detta purpura haemorrhagica. Questa forma è dovuta ad una reazione immunitaria contro il patogeno in circolo che risulta in un danno diffuso dei vasi sanguigni, con gonfiore degli arti e della testa, oltre alle tipiche petecchie sulla mucosa orale. Va da sé che in presenza di questa sintomatologia, il veterinario deve essere immediatamente avvisato, in quanto potenzialmente mortale.

Trattamento:

Il trattamento è sintomatico. La piressia (febbre) generalmente è controllabile con gli antiinfiammatori; l’utilizzo degli antibiotici è spesso controverso poiché non permetterebbe il normale decorso della patologia e potrebbe provocare effetti avversi e allungarne i tempi di guarigione, che normalmente avviene in 10/20 giorni. Va infatti sempre ribadita l’importanza di un utilizzo giudizioso degli antibiotici nei cavalli con adenite equina e sempre e solo sotto disposizione veterinaria.

Dopo l’infezione, la maggior parte dei cavalli sono immuni alla re-infezione per diversi anni. Tuttavia, cavalli anziani o debilitati rischiano di più di contrarre l’infezione o ricadute. Si raccomanda la reintroduzione nel gruppo dopo tampone negativo o dopo 3 settimane dalla scomparsa dell’ultimo sintomo della patologia. Idealmente nessun cavallo convalescente o sospetto infetto può essere considerato libero da infezione fino a quando tre tamponi, prelevati in successione, non diano esito negativo e il soggetto sia anche negativo ad un controllo endoscopico e al lavaggio delle tasche gutturali. Tali risultati indicano, di norma, l’avvenuta guarigione dall’infezione e dallo stato di portatore, tuttavia ciò non è sempre vero in tutti casi. Per questo, nelle scuderie con esperienza di infezioni da S. equi deve essere sempre mantenuto un buon livello di sorveglianza.

Buona regola (non solo per scongiurare l’adenite) sarebbe che tutti i cavalli in entrata in una nuova scuderia venissero posti in quarantena per 3-4 settimane e controllati con attenzione, in particolare all’arrivo. In questi casi, ogni cavallo con scolo nasale o che presenti altri sintomi riconducibili ad adenite, dovrebbe essere sottoposto a controllo microbiologico per la ricerca di S. equi.

In commercio è disponibile anche la vaccinazione per adenite equina ma non ne è comprovata l’efficacia; fortunatamente pare che a breve sarà disponibile un nuovo vaccino, che presenta maggiori garanzie.

Ricordiamo che l’adenite equina ricade tra le malattie soggette a denuncia all’OIE-WAHIS (OIE World Animal Health Information System, database unico e completo attraverso il quale vengono riportate e diffuse in tutto il mondo le informazioni sulla situazione della salute animale globale. I dati dell’OIE-WAHIS riflettono le informazioni raccolte dai servizi veterinari dei Paesi membri e non membri dell’OIE sulle malattie elencate dall’OIE negli animali domestici e selvatici, così come sulle malattie emergenti e le zoonosi. (Ricordiamo peraltro che oggi, 6 luglio, ricorre proprio la giornata mondiale sulle zoonosi, data riservata a ricordare le malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo: qualsiasi animale sano e ben curato non rappresenta mai un rischio, anche potenziale, per l’uomo, ma sta a tutti noi aver di loro cura, in primis comunicando, controllando e gestendo adeguatamente i focolai infettivi).

Bibliografia e fonti:

Dossier malattie degli equidi soggette a denuncia: clicca qui

Lesioni da Streptococcus Equi (Studio della Facoltà di Medicina di Torino – Dipartimento di Patologia Animale, Sezione di Anatomia Patologica): clicca qui

“Streptococcus equi infections in horses: guidelines for treatment, control, and prevention of strangles-revised Consensus Statement” Boyle AG, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar;32(2):633-647.

Antimicrobial Spectrum of Disinfectants: clicca qui

Getting Ahead of Strangles: clicca qui

Understanding strangles in Horses: clicca qui

(06 luglio 2022) © L.R.; B.S.; G.F.; riproduzione riservata; foto/grafica: © EqIn no reproduction without permission