Le scuole di equitazione sotto pressione: i problemi emersi in Austria valgono anche per l’Italia?

 



12 marzo 2026 #news



L’interessante meeting, ossia la 14ª Österreichische Pferdefachtagung, svoltosi all’inizio di questo mese, marzo 2026, a Irdning‑Donnersbachtal, in Austria, non solo è stato più volte accolto da applausi spontanei, ma ha presentato anche un punto per l’analisi delle attuali sfide per le scuole di equitazione: i problemi sollevati riguardano anche l’Italia e il suo vivaio, ossia i più piccoli? In parte, del tutto o per niente?


La 14ª Österreichische Pferdefachtagung, svoltasi recentemente a Irdning‑Donnersbachtal, ha riunito circa 250 partecipanti provenienti da diverse aree della filiera equestre per affrontare temi centrali del settore che hanno spaziato dal trasporto degli animali alle strategie di marketing, fino agli sviluppi della veterinaria. Come riportato da Pferderevue, l’atmosfera dell’incontro è stata quella di una comunità professionale pienamente consapevole delle sfide strutturali che il mondo equestre sta affrontando negli ultimi anni e, allo stesso tempo, determinata a individuare soluzioni concrete per il futuro.

Tra gli interventi più apprezzati – accompagnati più volte da applausi spontanei – si è distinto quello di Mag. Doris Täubel‑Weinreich, referente NOEPS (Niederösterreichischer Pferdesportverband) per i centri scuola. È stata lei a presentare una serie di tesi che fotografano con lucidità lo stato attuale delle reitschulen austriache, evidenziando problemi strutturali che ci interessano perché sembrano riflettersi anche oltre i loro confini nazionali.


Täubel‑Weinreich ha aperto il suo intervento sottolineando un dato tanto evidente quanto preoccupante: nonostante la grande quantità di proposte dedicate ai più piccoli – dai programmi educativi ai pony per bambini – pochissimi allievi riescono oggi davvero a progredire oltre i livelli iniziali. Solo una minima parte arriva al Reiterpass, e ancor meno alla licenza/patente/brevetto. Secondo la relatrice, questo fenomeno è legato a una combinazione di fattori: l’equitazione richiede tempo e costanza, qualità sempre più difficili da mantenere in una società che premia risultati immediati. Molti bambini arrivano oggi in maneggio con difficoltà motorie di base: la maggioranza nemmeno in grado di stare autonomamente in equilibrio su un asse parallelo (leggasi, capacità motoria di base di ogni bimbo, “di solito” scontata, presente e sviluppata in tutti già durante le attività di educazione fisica delle scuole primarie). Infine, la riduzione del budget familiare limita ovviamente il numero di lezioni mensili, compromettendo la continuità necessaria per progredire.

La conferenza ha messo in luce anche una seconda questione cruciale: la scarsità di cavalli scuola adeguati per accompagnare gli allievi che superano il livello principiante. Spesso, quando un ragazzo o una ragazza raggiunge un grado sufficiente di autonomia, la scuola non dispone di un cavallo ben addestrato per permettergli di crescere ulteriormente. Questo, per forza, porta molti giovani motivati a doversi orientare verso un cavallo privato (“mezzafida”, “fida”, proprio) o ad abbandonare; interrompendo così il percorso didattico strutturato che li aveva sostenuti fino a quel momento. Una dinamica che illude e crea una forbice (chi può infine avere o mantenere un cavallo, e chi no) e impoverisce le scuole, che si trovano costrette a operare con risorse limitate, risultati oltremodo mediocri/standard anche in presenza di un vivaio di buoni allievi ma senza cavalli atti a supportarli in altri step formativi comunque di base, in un circolo vizioso difficile da spezzare.

Secondo Täubel‑Weinreich, la radice del problema risiede anche nella percezione dello sport: l’equitazione è un percorso lento, in cui i progressi si misurano in mesi e anni, non in giorni. La relatrice ha espresso questa realtà con un paragone efficace: dopo una settimana di sci, un bambino può già affrontare un pendio; dopo una settimana di vela, è in grado di governare una piccola barca; dopo una settimana di equitazione, invece, si è ancora all’inizio, spesso concentrati solo sul mantenimento dell’equilibrio. Questa mancanza di “successi immediati” disincentiva molti giovani, abituati a sport che offrono gratificazioni più rapide.

Per arginare l’emorragia di allievi, Täubel‑Weinreich ha insistito sull’importanza di rafforzare la didattica, soprattutto con istruttori qualificati per il lavoro con i bambini, capaci di comprendere i loro tempi e di guidarli gradualmente verso un rapporto consapevole con il cavallo. Ha inoltre sottolineato il valore delle tappe intermedie, come, in Austria, il Kleines e Großes Hufeisen, strumenti fondamentali per mantenere alta la motivazione e dare significato al percorso. Infine, ha proposto possibili collaborazioni con proprietari privati che potrebbero mettere a disposizione cavalli ben addestrati per le lezioni avanzate, creando così un beneficio reciproco e una maggiore stabilità nel sistema.

Osservando quanto emerso durante la conferenza, appare qui evidente che molte delle criticità illustrate rispecchiano in modo sorprendente anche la situazione italiana. Anche da noi le scuole equestri registrano un certo afflusso iniziale, cui però segue un drastico calo man mano che il percorso diventa più impegnativo; anche qui i costi di gestione crescono e la disponibilità di cavalli scuola adeguati non è sufficiente; e, come in Austria, l’equitazione fatica a competere con sport più immediati e meno impegnativi dal punto di vista tecnico ed economico.

La domanda che emerge è dunque inevitabile: le difficoltà descritte alla Pferdefachtagung rappresentano un campanello d’allarme anche per l’Italia? Se siamo nella stessa traiettoria, cosa possiamo fare? Possiamo ancora invertire la rotta? La questione merita di essere sollevata anche tra noi, con la stessa onestà e lucidità con cui è stata presentata in Austria. Cosa ne pensate?

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