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«Questa è stata la mia vicenda. La storia di chi riuscì a tornare da quella guerra nella steppa bianca. Dopo di allora nessuno di noi, cavalli e uomini, avrebbe più combattuto insieme né caricato». A raccontarci questa storia è Albino: non la voce di una persona, ma quella di un cavallo, l’ultimo cavallo (maremanno) a dover compiere una carica militare.
“Steppa bianca. Memorie di Albino cavallo da guerra” di Michele Taddei, edito da Cantagalli (2021), racconta l’epopea del Reggimento Savoia Cavalleria (3°) nella steppa russa durante la Seconda guerra mondiale. M. Carnieletto ha giustamente osservato come esistano “le grandi storie, quelle che conoscono tutti. Quelle che entrano nei libri di storia e si studiano (controvoglia) a scuola. E poi sono le storie sconosciute – di genti meccaniche, e di picciol affare, come le ha definite Alessandro Manzoni – che sono le più affascinanti. Pochi le conoscono, eppure ci sono e non sono meno gloriose di quelle dei grandi. Come quella di Albino, magistralmente raccontata da Michele Taddei in Steppa bianca (Cantagalli).
Albino insieme ai suoi compagni, prese parte alla carica di Isbuscenskij, il 24 agosto 1942, tradizionalmente conosciuta come l’ultima carica di cavalleria. Ferito in battaglia, sopravvissuto nella ritirata, di lui si persero le tracce fino a quando, a guerra ormai conclusa, venne fortunosamente ritrovato e riconsegnato al suo Reggimento. Dove e con chi era stato? Un mistero che appassionò gli italiani nel dopoguerra, e che richiama alla mente la trama di “War Horses”, da cui Steven Spielberg ha tratto l’omonimo film. Con l’unica differenza che quello che qui viene narrato è tutto vero. Un bellissimo omaggio ai soldati caduti, all’antica tradizione cavalleresca e alle migliaia di cavalli sacrificati in nome della guerra.
© Redaz.; riproduzione riservata; in copertina uno scatto dal film War Horse di S. Spielberg © cineforum.it