CavalDonato Communication approfondimenti #5
B.S.: A volte, scavando nel passato delle persone, si diventa un po’ simili ad archeologi ritrovando reperti preziosi… È quel che è successo parlando con Marco Capaldini, che si è formato giovanissimo nella disciplina del Completo sotto la guida del Col. Lodovico Nava e del Ten. Col. Ranieri di Campello, grazie ai quali, tra il 1994 e il 2000, da Junior e Young Rider ha collezionato brillanti successi nella specialità olimpica di più spiccata origine militare. Chiediamo a Marco, anzitutto, quali sono le doti necessarie per montare come completista…
M.C.: Beh, formarsi giovani nel Completo è indubbiamente un’ottima scuola… considero ancora oggi questa “educazione” un allenamento fondamentale in quanto integrale, dato che, per avere risultati, è necessaria una perfetta preparazione atletica e psichica del binomio, non meno che una buona dose di coraggio e passione: le tre gare – dressage (ormai il termine italiano “addestramento” che indicava la prima prova è stato soppiantato da quello francese), cross-country e salto ostacoli – mettono a dura prova sia il cavallo, sia il cavaliere, ma incidono un’esperienza difficilmente barattabile con altro…
B.S.: Relativamente ad una disciplina oggi molto discussa sebbene assai popolare (soprattutto in Inghilterra), che ha subìto numerosi cambiamenti nel corso dei decenni, gettiamo uno sguardo sul passato, il presente e il futuro:
M.C.: Certo, rispetto agli anni in cui montavo io, la disciplina si è trasformata molto: vuoi per necessità legate soprattutto alla sicurezza, è anzitutto cambiato il tipo di cavallo utilizzabile nel Completo, che oggi si cerca meno sanguigno, più preciso… le prime due prove, quella di dressage e di salto ostacoli sono venute assumendo un’importanza sempre maggiore rispetto alla prova di cross; difficile fare oggi una “gara in rimonta” nelle tre prove (cosa che invece accadeva spesso ai miei tempi). Nella prova di dressage sono aumentate le richieste di poggiate, di cambi al volo, quella di S.O. è in tutto e per tutto simile alla disciplina singola (anche nella II prova del Completo gli ostacoli sono “leggeri e trasparenti”, le barriere cadono più facilmente). La prova di cross, infine, vede molti più fronti stretti e richiede molta più tecnica rispetto alla potenza; certo, si salta meno “grosso” ma sono aumentate le difficoltà (si cerca lo scarto, l’errore a tutti i costi anche in campagna): la III prova è meno faticosa, ma estremamente più complessa, come si è visto anche nelle performances negli ultimi Campionati Mondiali (Normandia, FR, 2014). Riguardo al futuro, che dire, si sentono le proposte di innovazione del Completo più strampalate (strampalate perché a mio avviso non fanno altro che snaturalizzare sempre più la disciplina): sono tutte in discussione (da un secondo giro di prova in S.O. alle gare separate, ecc.), ma volgono tutte allo stesso obiettivo: l’apparentamento del Completo al Jumping.
Ritiro Invernale Completo Naz. Young Riders 1997-1998, Marco Capaldini & Balkan, Cef Pratoni del Vivaro (ROMA)
B.S.: Inizialmente chiamato “Military”, il Completo divenne disciplina olimpica nel 1912 (Olimpiadi di Stoccolma), ed era vietato alle donne. Qualche parola sull’accusa di estrema pericolosità che spesso si rivolge a questa disciplina… tu montavi come completista da ragazzino…
È innegabile l’accusa, il Completo è una disciplina con un alto grado di pericolosità. Ma va anche detto che la conoscenza della possibilità di pericolo concreto non fa altro che aumentare in un cavaliere la consapevolezza della necessità del proprio addestramento (fisico e psicologico), e dunque sortisce effetti quanto mai positivi sulla sua capacità di concentrazione e sul lavoro di preparazione quotidiano del binomio (in particolare sui giovani): dato che la posta in gioco è alta, non esistono sconti sul lavoro da fare su di sé e sul cavallo. Sul tema abbraccio interamente i più che autorevoli e opportuni pareri espressi da Giuseppe della Chiesa e Mauro Checcoli ad inizio dello scorso aprile, in seguito al terribile incidente occorso a Sabrina Manganaro (http://www.cavallomagazine.it/il-completo-e-i-suoi-rischi-parlano-giuseppe-della-chiesa-e-mauro-checcoli-1.854797).
B.S.: Inevitabile allora chiederti: cosa ricordi come fondamentale nella tua formazione nel Completo, di cosa ancor’oggi ti servi da atleta e istruttore, come insegnamento/esperienza? Cosa puoi raccontarci della tua istruzione sotto la guida del Col. Lodovico Nava e del Ten. Col. Ranieri di Campello?
M.C.: Come atleta credo di aver fatto mia proprio la consapevolezza del rischio e dunque la necessità costante di un’alta dose di concentrazione; come istruttore, la necessità di una programmazione quotidiana del lavoro (a breve e a lungo termine) sia del cavallo, sia del cavaliere (amatore o atleta) al fine di ottenere una proficua preparazione, fisica e psichica. Nava era, ed è, la tradizione del Completo, con tutto quello che questo termine può includere: dal savoir faire alle modalità di lavoro sui cavalli e sui cavalieri. Ranieri di Campello è stato un innovatore del Completo, anche su piccole cose: vuoi il sottosella colorato, vuoi le staffe rivestite di Vetrap (all’epoca non ci si poteva ovviamente affidare ai numerosi modelli oggi presenti sul mercato), solo per portare alcuni banalissimi esempi.
È stato anche il primo capace di prevedere che il futuro del cross sarebbe stato quello di apparentarsi sempre di più al S.O. Riguardo alla formazione di allora, al modo in cui in quei tempi si insegnava ad andare a cavallo, beh, le cose sono come ovvio molto cambiate. In parte perché è cambiata la società: porto un esempio, come istruttore è oggi impensabile impartire “punizioni” con “ordini che non si discutono” (e con essi intendo, ad es., obbligare l’allievo a scendere da cavallo e a farsi dei giri di campo di corsa, obbligarlo a lavorare senza staffe per ore e via di seguito), interventi che tuttavia sortivano grandi risultati sull’aumento dello sforzo di volontà richiesto, sulla capacità di sacrificio, sulla misurazione della passione che animava l’allievo, sul suo impegno e dunque sulle sue successive performances. Erano altri tempi: questi insegnamenti non devono però farci dimenticare che montare a cavallo non può e non deve essere solo un passatempo, saltuario ed esclusivamente divertente, specie per chi vuol fare dell’agonismo vero.
B.S.: È stato molto interessante rintracciare queste tue foto come giovane completista: s’impongono nella loro bellezza quasi come un documento di un’epoca che appare lontanissima… se pensiamo anche solo alla fotografia di allora (15, al massimo 20 anni fa!), che di certo non poteva affidarsi alle centinaia di scatti e alle correzioni oggi sempre possibili col digitale…
M.C.: Sì, è vero… le foto le attendevamo con ansia, si sceglievano dai provini e arrivavano dopo settimane… guardandole oggi mi coglie davvero una piacevole mescolanza di familiarità ed estraneità… non è rimpianto, ma la bellezza del ricordo di grandi emozioni, che non mi abbandoneranno mai… non posso non ringraziare qui l’amica Argenta Campello, che ancora oggi, come ieri, è al mio fianco.
Chi è Marco Capaldini (1979): spoletino d’origini, affermato cavaliere di II grado, dal 2009 istruttore federale di III livello attualmente presso Il Circolo di Novi (www.ilcircolodinovi.com), dove, dal 2012, è l’atleta di punta e il riferimento della Scuola di Salto Ostacoli. Si forma giovanissimo come completista sotto la guida del Col. Lodovico Nava e del Ten. Col. Ranieri di Campello, grazie ai quali si distingue tra il 1994 e il 2000, da Junior e Young Rider: tra le numerose performances, ricordiamo qui la partecipazione a due Campionati Europei in sella a Balkan e a Smart Talk. Al contempo (1997-1999), per conto di Mauro Roman, monta e prepara i cavalli dell’affermato dressagista per le competizioni. Nel triennio 2001-2003 fa esperienza come addestratore di base e avanzato di giovani cavalli presso l’Allevamento del Terriccio, dove ha modo di completare la sua formazione (dei molti successi di questo periodo, ricordiamo qui il 1° posto dei campionati dei 3 anni – prova di obbedienza – in sella a Bivio del Terriccio). Dal 2004 al 2009 è a Roma dove svolge pressoché esclusivamente attività di istruttore, e completa la sua formazione in tal senso. Su invito diretto, dal 2009 si trasferisce presso la Scuderia di Arnaldo Bologni per lavorare i giovani cavalli e seguire gli allievi in sua assenza. Oltre all’attività di istruttore e atleta, continua oggi ad addestrare giovani cavalli presso Il Circolo di Novi, seguendo principalmente la formazione dei puledri dell’Allevamento Petrognano (www.allevamentopetrognano.com).