Newpharm®: eleva la biosicurezza in allevamento, ma con consapevolezza

 

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Tutti ne parlano. Tanti si cimentano. Pochi hanno veramente colto l’importanza di un adeguato livello di biosicurezza negli ambienti frequentati dai nostri amati cavalli. Scopriamolo con Newpharm®.

Sotto il termine di biosicurezza sono racchiuse tutte le misure operative e gestionali da mettere in pratica all’interno di un complesso zootecnico al fine di prevenire malattie a carico della specie animale “allevata”. Sono molteplici i fattori che concorrono alla determinazione del livello di biosicurezza, molti dei quali di origine abiotica. Tuttavia, per mantenere il focus, verrà trattato un elemento davvero ostile per la biosicurezza: la presenza di mosche.

Sono diversi i motivi per cui l’allevatore dovrebbe associare le mosche alla biosicurezza. Mosche in scuderie significano stress, e lo stress significa meno prestazioni, meno prestazioni si traducono inevitabilmente in minori introiti economici. Non solo. Mosche è sinonimo anche di “malattie”. Infatti, gli adulti sono soliti frequentare le deiezioni degli animali che sappiamo tutti essere un serbatoio di microrganismi.

Nell’ambiente della scuderia poi, subentrano altre specie microbiche che molto spesso non hanno nulla a che fare col microbioma intestinale della specie allevata pertanto possono essere catalogate come specie “potenzialmente dannose”. Ecco che la loro diffusione in allevamento, promossa a pieno titolo dalle mosche che svolazzano in ogni dove, potrebbe tradursi in ulteriori problematiche che potremmo riassume sotto il termine “terapia”.

Ad oggi oltre 100 malattie sono state associate alle mosche e molte di queste sono trasmissibili all’uomo per costituire malattie professionali (Kettle, 1990; Kobayashi et al., 1999; Zurek et al.,2001; Issa, 2019). Ogni forma di prevenzione finalizzata a ostacolare lo sviluppo dello mosche è da considerarsi obbligatoria dunque, anche in virtù delle restrizioni sull’uso degli antibiotici in vigore a inizio anno.

Le scuderie sono ambienti antropici con un ecosistema talmente artificiale che le mosche hanno dovuto rielaborare le proprie abitudini per continuare a sfruttare i numerosi vantaggi evolutivi noti fin dai tempi della pastorizia. Tralasciando le modernissime aziende con sistemi di ventilazione all’avanguardia, parecchi sistemi aziendali soffrono condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo dei muscidi, dove i ristagni di umidità rappresentano uno dei fattori maggiormente favorevoli per l’instaurarsi dell’infestazione.

Le specie in scuderia

La Musca domestica (Linnaeus, 1758) è la specie più diffusa. Le caratteristiche biologiche e comportamentali sono note. Lo sviluppo è di tipo olometabolico con quattro stadi differenti: uovo, larva, pupa e stadio finale di adulto. Ad influenzare il ciclo di sviluppo, concorrono parametri ambientali altrettanto noti: concentrazione di anidride carbonica, umidità e temperatura. Si rammenta la temperatura ideale di sviluppo, che si colloca tra i 35 e i 36 gradi mentre l’umidità nei contesti elencati non manca mai.

Solo allo scopo di confermare il primato assoluto tra gli ecosistemi più prolifici, le femmine depongono fino a 2500 uova durante la loro breve, ma assolutamente intensa, vita riproduttiva. Le larve sono saprofaghe o coprofaghe, mentre gli adulti sono polifagi sebbene privilegino i liquidi organici facilmente reclutabili nell’ambiente stalla e/o edifici attigui (abitazioni, caseifici, macelli, ecc).

Stomoxys calcitrans (Linnaeus, 1758), meglio conosciuta come mosca cavallina, rimane anch’essa ben volentieri in scuderia dove arreca fastidiose punture agli arti dei cavalli con l’intento di sottrarre sangue. Rappresenta infatti la mosca ematofaga per eccellenza.

Le specie nei paddock esterni

Mentre la Musca domestica all’interno dei locali di stabulazione vi rimane pressoché tutto il tempo, la simile Musca autumnalis (De Geer, 1776) è una specie maggiormente legata ai pascoli. Specie nelle malghe di montagna, in prossimità ai boschi, capita sovente di scorgere gli animali completamente “rivestiti” sul muso di questa specie. Ciò è dovuto al particolare regime alimentare delle femmine, elettivamente rivolto verso secrezioni oculari e scoli nasali.

Infine, Hematonia irritans (Linnaeus, 1758) è molto simile alla Stomoxys, anch’essa ematofaga ma come l’autumnalis segue le specie al pascolo.

Una gestione consapevole

Conoscere le potenziali ripercussioni negative legate alle mosche è necessario ma non sufficiente. A cominciare dal Direttore d’azienda sino alla più recente risorsa ingaggiata, dev’essere assolutamente chiaro che la biosicurezza non si compra, bensì si costruisce, e una volta costruita si dovrà mantenere.

Come ampiamente e uniformemente sostenuto, la lotta diretta alle larve è sicuramente il primo fondamentale passo verso un efficace controllo della popolazione muscina. Rimangono ovviamente invariati tutti i suggerimenti e accorgimenti per un’efficiente gestione ambientale che consiste nel mantenere puliti ed asciutti gli ambienti, nel cercare di gestire nel miglior modo possibile le deiezioni animali, evitare perdite idriche dagli abbeveratoi e percolati dalla concimaia. Le larve essendo saprofaghe e coprofaghe, fanno dello sterco animale la loro principale fonte nutrizionale.

Con tutti i buoni propositi, le larve trovano comunque vita facile. Per tale motivo, nelle zone marginali dei locali di stabulazione, dove la sostanza organica non viene rimossa, anzi, si accumula ed è esclusa dal calpestio animale, è indispensabile ricorrere alla lotta larvicida. Accanto alle larve, vengono spesso a trovarsi le pupe ovvero il penultimo stadio di sviluppo delle mosche. Esse prediligono ambienti più asciutti rispetto alle larve, tuttavia molto spesso coesistono nei perimetri dei locali di stabulazione esclusi dal calpestio animale.

Le pupe. Il grande obiettivo della lotta biologica

Sulle pupe ben poco si poteva fare prima dell’arrivo degli “insetti utili”. Il termine “utile” risulta piuttosto ambiguo e talvolta riduttivo, alla luce delle incredibili abilità di questa categoria di insetti predatori. Di fatto, numerosi insetti sono utili, basti pensare agli impollinatori ma in ambito zootecnico, i nuovi “alleati” degli allevatori sono i nemici naturali delle mosche. Esatto!

In natura anche le mosche hanno i loro predatori. Si tratta perlopiù di Imenotteri che hanno saputo organizzarsi per eleggere le pupe delle mosche a loro bersaglio principale. All’interno di esse, infatti, vi depongono generalmente un uovo che allo sviluppo provocherà l’inesorabile annientamento della futura mosca.

Si distinguono due sottordini di imenotteri: Apocriti e Sinfiti. I primi possiedono il corpo assottigliato nella zona di passaggio tra il torace e l’addome, e comprendono gli Imenotteri più noti ed evoluti, come i Vespidi (vespe e calabroni), gli Apidi (api e bombi) e i Formicidi (le formiche). Al secondo sottordine, quello dei Sinfiti, invece, appartengono le famiglie più primitive generalmente parassite di piante.

Questi insetti predatori, denominati parassitoidi, benché presenti in natura non sono autonomi nel fronteggiare le orde di mosche nell’ecosistema stalla. Il microclima e le svariate condizioni favorevoli presenti costituiscono un fortino inespugnabile per le mosche, fatta salva la possibilità di contrapporre flotte consistenti di parassitoidi, i quali dovranno essere rilasciati negli stessi ambienti delle pupe con tempi definiti.

Il progetto Newpharm®

Newpharm® rappresenta il punto di riferimento per la lotta biologica alle mosche in qualunque allevamento. Dalle conoscenze genetiche degli esperti Newpharm® sono state selezionate le migliori specie di insetti predatori dei ditteri brachiceri dando vita ad un protocollo operativo al servizio delle aziende. Gli insetti predatori della mosca domestica e della mosca cavallina vengono spediti con corriere espresso direttamente nell’Azienda che desidera aderire al progetto. All’interno di una busta, gli insetti utili si troveranno al penultimo stadio di sviluppo in modo da sfarfallare in concomitanza con il lancio.

Appena rilasciati nell’ambiente scuderia, a livello della lettiera, il loro unico obiettivo sarà quello di ricercare al più presto le pupe delle mosche. le specie selezionate da Newpharm® sono in possesso della capacità di penetrare le deiezioni animali alla ricerca della preda, anche 5 cm in profondità, consentendo una più rapida geolocalizzazione. Individuato il bersaglio, percuotono il pupario (involucro della pupa) ospite con le antenne con l’intento di individuare l’area più debole nella quale operare il foro impiegando il proprio ovopositore. Provocato il foro, la pupa di mosca comincia a perdere fluidi vitali nonostante il vero e proprio processo di parassitizzazione inizierà con la schiusa dell’uovo. Da questo momento la larva parassitoide, a dir poco famelica, si nutrirà a spese della pupa.

I lanci delle specie hanno frequenze piuttosto stabilizzate. Ogni 15-20 giorni infatti, giungerà direttamente in azienda il pacco speciale e l’allevatore non dovrà far altro che rilasciare nell’ambiente questi infallibili insetti predatori. Per le prime applicazioni il servizio clienti Newpharm® risponderà ad ogni quesito e sarà a completa disposizione per fornire ogni prezioso suggerimento: + info: clicca qui

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