06 gennaio 2020 #focus
Oggi lo spettro di conoscenze che costituiscono il sapere dell’arte equestre è un oceano pressoché sconfinato. Per esempio, oltre alle comuni tecniche di cura e gestione del cavallo, le singole discipline agonistiche hanno sviluppato patrimoni di conoscenze peculiari. Di conseguenza il fiume di informazione sbocca in una sterminata produzione letteraria, tra manualistica e articoli di settore; e mentre oggi questi finiscono spesso solo su qualche ripiano impolverato della scuderia o delle librerie degli appassionati, i media digitali al contrario spopolano per praticità e forte impatto visivo, come gli imperversanti tutorial. Malgrado possa essere un terreno fertile per critiche, tale tendenza rispecchia tuttavia parte della dottrina equestre, che sostanzialmente necessita di esperienza diretta, sia essa esercizio od osservazione. Questo lo sapeva bene Senofonte, autore ateniese di IV sec. a.C., che nell’introdurre il suo manuale di equitazione (perì hippikès) sottolinea la sua esperienza di cavaliere e la volontà di trasmettere le sue conoscenze alle giovani generazioni. Con questo impulso nacque quello che per lungo tempo è stato considerato il più antico trattato di equitazione conservato.
Dai rotoli di papiro agli odierni “vlog”, la storia dell’istruzione equestre è antica come i media stessi, tra i primi appunto la scrittura. Uno sguardo alle origini della letteratura equestre ci permette di scoprire cosa trattassero i “tutorial” di più di duemila anni fa e quale fosse l’uso del cavallo. Se si pensa infatti che l’arte equestre non avesse già ricevuto ampia trattazione nell’Atene periclea, ci si deve infatti ricredere. Lo stesso Senofonte è costretto ad ammettere che “già un Simon (Simone di Atene, ca. V sec. a.C.) scrisse di cavalleria”. Le biblioteche degli eruditi greci erano già provviste di rotoli di letteratura specialistica e pertanto il nostro Senofonte dovette insistere nel definire la sua opera aggiornata e più completa di quella del predecessore. In particolare sottolinea la praticità del suo sapere, quello di un vero istruttore con molta esperienza. Questa primordiale “operazione di marketing” funzionò: dell’opera di Simone non rimangono che frammenti, mentre il trattato senofonteo si è conservato nei secoli grazie alla tradizione manoscritta medievale.
Se già Senofonte doveva faticare per “vendere” il suo manuale nell’Atene del 4 sec., allora dove sono le origini? Per ora possiamo risalire “solo” alla seconda metà del II millennio a.C. con il sorprendente ritrovamento tra il 1906 e il 1907 nell’odierna Turchia del testo Kikkuli, conservato su alcune tavolette cuneiformi ittite. Si tratta del più antico testo di addestramento per cavalli da carro da guerra che prende il nome dall’autore, il quale si presenta “così (parla) Kikkuli, l’addestratore di cavalli”. Il contenuto è un vero e proprio programma di addestramento che pone attenzione a tutti gli aspetti, dalla cura del cavallo nel “box”, con riferimenti alle razioni di cibo e acqua, ai massaggi e agli indumenti, fino alla descrizione degli esercizi.
Non deve sorprendere che la prima testimonianza sull’addestramento dei cavalli sia in preparazione alla guerra. Si è infatti lontani dal moderno utilizzo ludico-sportivo degli equidi. Questo valeva ancora nell’Attica del IV sec. a.C., dove il cavallo di Senofonte non era diffuso e rimaneva legato all’attività bellica, in una forma ancora lontana dall’immaginario più familiare della cavalleria medievale. Il cavallo greco era piccolo, non vi erano castroni, e veniva montato senza sella e staffe. Tuttavia non mancavano occasioni ludiche, tra le quali era praticata la corsa con i cavalli. Sparta per esempio, come riferisce Erodoto, storico del V sec. a.C., era famosa per le corse con i carri. In virtù di ciò è possibile rintracciare anche l’aspetto ludico in Senofonte, il quale dedica solo parte del trattato all’addestramento militare; vi si può infatti leggere con quali criteri acquistare un cavallo e come istruire il groom, il quale deve conoscere quanto il cavaliere non solo la cura, ma anche la psiche dell’animale. Viene poi descritto l’addestramento del cavallo alle andature e al salto, quest’ultimo effettuato su rudimentali riviere. Non mancano infine consigli per il cavallo da parata, per il quale vengono esposti esercizi simili a quelli dell’odierno dressage, effettuati per esaltare la leggiadria dell’animale e suscitare l’ammirazione del pubblico.
Così Senofonte accompagna ancora oggi il lettore appassionato in una serie di consigli pratici, senza tecnicismi eccessivi, pensati da un istruttore esperto per il privato. Questa è forse l’originalità del manuale “Sull’equitazione”. Ad altre opere lascerà Senofonte l’incombenza della tecnica, come nell’Ipparchico, trattato sul comandante di cavalleria. Ma questa è un’altra storia…
© Antonio Sforacchi; riproduzione riservata;