Ops! problema: taluni trasformano in expertise (a pagamento) vuoti, disagi psicologici propri

 



#focus



Da parte di alcuni, “umanizzare” e, al contempo, strumentalizzare la sfera animale da “anime belle” (ma a buon tornaconto, economico) senza competenze reali, è quanto con cui non solo oggi, ma da tempo, molti professionisti (trainer, cavalieri, istruttori), misurano, si confrontano. Proviamo, in lettera aperta, a fare verità, o comunque a sollevare una questione, a nostro avviso importante.


Il problema è NOSTRO. Non dei cavalli, non dei cani, o gatti, o pets in generale. Ecco lo spunto da cui parte, questo scritto. Che anzitutto bisogna distinguere, quanto e come gli animali faccian parte della nostra vita, e perché: quanto “sono ereditati”, quanto ci “servono”, quanto hanno “diritti”. Questo scritto esclude/rà, per scontato “fa come se non”, a priori, la questione riguardante ogni tutela, garanzia-no maltrattamento (in termini di salute) degli stessi, che comunque governiamo, nel bene e nel male. Cosa che dovrebbe darsi come abc, ovvia, scontata, se gli animali sono al nostro fianco, fanno parte della nostra vita, per qualsivoglia motivo (lavoro, sportivo, ludico, o semplice compagnia), anche se sappiamo che spesso comunque non è così, in realtà: affatto, scontata e ovvia. Pur scelti, talvolta i “nostri” animali stanno in mano a carnefici veri, proprietari. Non è questo, adesso, il tema.

Andiamo oltre, dalla brutta realtà di condotte di certi individui malvagi in pectore: non siamo, non ci vogliamo così, e mai smetteremo di denunciare e lottare (c’è la Legge..), affinché cessino, abomini siffatti, almeno basici, riguardanti la sussistenza per gli animali in possesso (detenuti.. da noi). Qui la questione è … “l’altra”. Quando si eccede, all’estremo opposto. Cosa che capita altrettanto spesso, e ha comunque conseguenze. Per sé, sugli altri e, ovviamente, sugli animali.

Parto da un esempio concreto, vissuto realmente, ergo credo eloquente per ciò cui vorrei l’attenzione vostra: convissuto anni fa, molti anni fa in scuderia, da amatore quale sono, con X, talmente amante/ossessionante i suoi animali che non andava mai bene nulla, di quel che in scuderia per i suoi cavalli si faceva; X faceva “le vasche” più volte al giorno per controllare: che mangiassero, che uscissero a paddock, come e quanto l’istruttore effettivamente glieli montasse, ‘sti cavalli. Ossessionava il suo veterinario. Presente, veramente, talmente tanto per i suoi cavalli che quando arrivava a controllare che in scuderia avessero dato il cibo 3/4 volte al dì (e certo, metti mai che non dimagrisce, nel caso) – che i suoi cavalli, (i suoi!), appena la vedevano, smettevano di mangiare. Ma ovviamente, era colpa della scuderia: “non gli piace, cibo scadente”. Tutti gli altri stavan benissimo, che strano! Coi cani suoi? uguale: in amicizia, ammise che non sapeva più come gestire nemmeno il tizio che frequentava all’epoca, perché costui era in imbarazzo vero, dato che lei non separava, in casa sua, i suoi cani da loro due, manco quando avevano rapporti intimi… e mica era, è, l’unica/o, oggi, a comportarsi cosi… (specifiche a seguire).

Il vero problema, quello che tutti ci riguarda, è infatti il “sottobosco” ed è il focus per il quale sto scrivendo/condividendo con voi. Perché se X (o Y) ha un problema SUO personale emotivo mica lo risolvo io, o voi. E non dovrebbe nemmeno farlo il suo cane, o il suo cavallo… In più, oggi questo disagio alcuni lo hanno pure trasformato IN UN LAVORO, rivolto ad altri (disagiati?) come X, senza, in realtà, alcuna reale competenza. Né con gli animali, né per se stessi. “ESPERTI” comportamentisti, educatori, sussurratori, sensitivi, COMUNICATORI (complice, la purezza dell’animale…. 🫥) è un format che purtroppo VENDE perché consola, nel disagio: ma ingannevole. Tra i cavalli, e, ancora di più (dati ovviamente i numeri di presenza, in casa, più ingenti), tra i cani. Con ovvio e più che comprensibile “incavolamento” per chi monta cavalli davvero, è caduto (e cadrà) mille volte, “te li sistema”, “te li doma”, “ti istruisce”… “ti sopporta”. Con titoli, esperienza, però. Mai a caso… nessuno sarebbe in scuderia, no? Farebbe “da solo”….

Il problema è NOSTRO. Non del cavallo, non del cane, non “come se la vive lui, poretto… “… Uguale in cinofilia, quella vera. Ha ragione Ilmusazzi: tu l’esperta/o, tu l’ “espertone”? Ma per favore… Le cose devono cambiare, ANCHE per il bene degli animali, troppo spesso ossessionati, subissati, strumentalizzati; palliativi, COMPENSANTI disagi emotivi PROPRI, solo nostri. Realmente, riconosciamo a partire da noi tutti, e soprattutto in onestà verso se stessi, verso loro, e verso i professionisti veri che, davvero, senza quest’ultimi, nessun amatore (per quanto “ami”) può, potrebbe gestire nessun cavallo. Attenzione dunque a quelli che vendono di avere i mezzi per corrispondere, “gestire diversamente”. Ad maiora semper!

(17/06/2025) © B.Scapolo