Sequestrato centro ippico: cavalli senza microchip, edilizia abusiva e rifiuti speciali nei terreni

 



08 febbraio 2022 #news



I Militari dell’Arma di Canicattì, unitamente a quelli del nucleo Antisofisticazione e Sanità di Palermo ed ai Militari del centro Anticrimine Natura di Agrigento, hanno sequestrato i cavalli ed il centro ippico situato in contrada Calandra a Canicattì (Agrigento) in Sicilia.
In totale, ben 50 militari sono stati impegnati nelle perquisizioni della struttura in questione. Gli specialisti del NAS hanno censito pony, asini e cavalli: alla fine, 6 soggetti su 17 sono risultati privi di microchip.


La scuderia, molto conosciuta non solo nella zona, grazie al marketing tramite i social network e alle molte attività a cui prendevano parte, è stata quindi posta sotto sequestro.
Gli animali, vista la loro dubbia provenienza e la non accertata sottoposizione alla profilassi sanitaria richiesta, non potranno essere mossi o utilizzati per attività fino a che non verranno fatti i dovuti accertamenti.
Parte della struttura è risultata inoltre abusiva. Sono poi stati rilevati numerosi rifiuti speciali nei terreni adiacenti all’azienda, cosa che è costata la denuncia alla Procura per il titolare dato che l’uomo è stato ritenuto responsabile della gestione non autorizzata di rifiuti speciali.
In aggiunta, date le condizioni sanitarie degli animali, il titolare è stato ritenuto responsabile di altre violazioni penali.

E’ giunto in serata sul fatto di cui sopra, il comunicato stampa di Italian Horse Protection, che qui vi riportiamo:

Sequestro maneggio Canicattì, IHP: “Fatti gravissimi. Dov’è la Asl?”

Il presidente Sonny Richichi: “Il nostro plauso alle forze dell’ordine. Insufficiente la riforma dell’anagrafe recentemente varata dal ministero della Salute”

“Rivolgiamo un plauso ai Carabinieri di Canicattì, del Nas di Palermo e del centro anticrimine di Agrigento che hanno sequestrato un centro ippico a Canicattì. Allo stesso tempo ci chiediamo dove sia la Asl: quelli emersi sono fatti gravissimi”.

Così Sonny Richichi, presidente di IHP (Italian Horse Protection), la principale associazione italiana di tutela dei cavalli, commenta l’operazione che ha portato a scoprire la presenza di sei equidi privi di microchip, di cavalli dalla provenienza “dubbia” e a denunciare la titolare perché praticava abusivamente la professione di medico veterinario, somministrando agli animali farmaci acquistati senza prescrizione.

“Sono fatti molto gravi che verosimilmente si perpetuano da anni, gravi anche perché accaduti in un  maneggio piuttosto noto a livello locale e, a quanto sembra, affiliato ad un’associazione nazionale di promozione della cultura e dello sport – prosegue Richichi -. Molto spesso la nostra associazione si trova a documentare situazioni di irregolarità evidente che sarebbe facilissimo individuare da parte di chi è deputato al controllo e che invece vengono alla luce solo quando intervengono le forze dell’ordine. Per questo motivo riteniamo che sia del tutto insufficiente la riforma dell’anagrafe equina fatta nello scorso settembre dal ministero della Salute: è insufficiente perché spesso l’attuazione della norma sul territorio è demandata ad organi che non fanno il loro dovere. Ancora una volta ci chiediamo: dov’è la Asl?”.

© M.Vettori; riproduzione riservata; fonti: agrigentonotizie.it; licatanet.it; comuncato stampa IHP; foto archivio NAS;