23 novembre 2020
Su sollecitazione diretta di un nostro lettore, che ci chiede un’opinione in merito ad una vexatissima quaestio, solleviamo stasera un nerbo scoperto: lo facciamo con la speranza di invitare tutti a riflettere, perché il problema della “multicompetenza”, con relativi gravi disagi nel mondo dei cavalli di “casa nostra” è presente, da anni.
Sulla base di questo spunto pervenutoci via mail, molto articolato – che per quanto personale sia, si fa pur sempre portavoce di un disagio effettivo ed assai diffuso – cerchiamo dunque di analizzare il problema.
Partiamo da una situazione generale, che nulla c’entra con i cavalli: molte sono oggi le persone che si dividono (o si moltiplicano) in più mansioni, anche per necessità, per far quadrare i bilanci a fine mese: abbiamo esempi di chef di ristoranti che hanno anche la passione e l’estro dei motori, e dunque qualche lavoretto di manutenzione alle auto degli amici lo fanno; abbiamo il cugino che fa il commesso ma ti “tira su” la grafica di un logo o un sito web intero (che magari poi non funziona, ma poco male: tu desideravi un sito web a basso costo, ora ce l’hai: “poco importa” se poi dovrai spendere ancora per rifarlo da capo e farlo girare); abbiamo il pensionato che apre il blog di notizie perché non ha altro da fare e si sente investito dell’incarico di dire la sua e fare “vera” informazione sui social; abbiamo l’avvocato, il veterinario, il medico che si fingono o si improvvisano tali – e passano pure impuniti per lungo tempo. Abbiamo poi oggi la nausea da statisti/virologi/epidemiologi e amanti della “scienza” improvvisati, saccenti quanto onnipresenti. Insomma, abbiam già dei grossi problemi, in generale. Non si capisce più nulla, non si sa “chi sa davvero fare cosa”, chi dice il “vero” e parla cum grano salis , e dunque per la maggioranza è assolutamente confuso a chi dare credito e come orientarsi. Tutto oggi si è complicato, a 360°: l’unica difesa è mantenersi dubbiosi, verificare più e più volte da fonti diverse, prima di decidersi: sia per ciò che riguarda cosa sia meglio fare, sia per ciò che attiene cosa pensare.
Per ciò che concerne lo specifico del mondo dei cavalli, e della multifunzione di alcune figure che dovrebbero essere/restare a solido riferimento per gli utenti, la situazione – e il problema – non nasce certo oggi: il conflitto d’interessi nel mondo equestre non è una novità di questo funesto 2020.
Se un soggetto ha interessi personali o professionali (come la vendita di cavalli) in contrasto con l’imparzialità richiesta da un’altra sua responsabilità (risolvere i problemi di un equide, ossia di un binomio allievo, e quindi farli crescere insieme, essendo costui anche istruttore e addestratore), quest’ultima responsabilità capita spesso che venga meno, a causa degli interessi primari in causa. Lapalissiano. Sic est.
Idem se l’istruttore è in cuor suo un agonista “duro e puro” (che vende anche cavalli): potrà mai interessargli davvero, e dunque prendere in seria considerazione il binomio costituito da Saretta e il 14enne Arizona, che forse mai andranno oltre le b110 e tuttavia pendono dalle sue labbra e sono animati da una passione che nemmeno lui conosce più?
E’ un problema? Certo che lo è. Ed è un conflitto enorme. Perché se io vendo cavalli che reputo buoni, e vedo che i miei allievi x o y sono insoddisfatti e scontenti, faticano ad ottenere risultati con i loro cavalli Fulmine e Velasco e mi rompono le scatole, allora spesso la via più semplice e comoda altro non è che proporgli di liberarsene ed acquistare Star 267 e Acodettino 121. Poi, ovviamente: siamo ad un livello tale di bidonate in Italia che alcuni casi clinici di cavalli propinati ad allievi che capitano nelle scuderie sono tali per cui, a volte, davvero non c’è altra scelta per i responsabili che se li ritrovano in carico se non trovar loro una soluzione altra, per l’incolumità di chi li monta. Su tutto bisogna fare dei distinguo, caso per caso.
Certo è che, rispetto “al nuovo”, non è difficile comprendere che se un’importante fetta del mio bilancio è dovuta alla vendita di cavalli, come commerciante o come allevatore, farò certamente più fatica a suggerire ai miei allievi in difficoltà con i loro attuali compagni strade che, da percorrere, risultano comunque sempre lunghe e complicate: vuoi perché queste vie articolate possono comportare anche il coinvolgimento di terzi (altri istruttori con più esperienza o più capaci di me; o di quegli addestratori che si occupano ESCLUSIVAMENTE di risoluzione e recupero di cavalli problematici), vuoi perché non mi conviene / manco mi son posto il problema, nemmeno sapevo ci fosse un’opzione per risolvere ‘sta questione. Tertium non datur.
E per ciò che riguarda allievi/proprietari? Perché comunque la bacchetta magica non ce l’ha nessuno, sappiatelo. E sappiate anche che, se il vostro attuale cavallo ha problemi comportamentali seri (o se voi ne avete con lui, ma il risultato non cambia), non è gratis risolverli, nemmeno da parte di chi vi segue. Istruttori/addestratori capaci, che pur vendono cavalli, ce ne sono, per fortuna, ancora. Dipende anche e soprattutto da quel che volete voi: accusare e passare sempre e solo per le vittime bidonate (dall’acquisto iniziale alla mancata gestione) va indagato, nel profondo di se stessi, per ciò che si vuole ottenere, ascoltando più pareri e tarando le proprie aspettative sulle reali possibilità, vostre e del cavallo. Nessuno renderà mai Tabor 751 un crack, visto che ha 15 anni, 150mila km sulle gambe e pur essendo paziente ancora non riuscite a gestirlo, nemmeno a terra; e probabilmente nemmeno il puledro Iron, oggi di 4 anni, comprato da vostro “cugggino” e domato in 2 giorni, lo sarà mai. L’obiettivo da perseguire dovrebbe essere star bene insieme, trovare la strada, anche agonisticamente, in base alle capacità… senza cercare a tutti i costi di tirar fuori mele da un pero.
La soluzione? Imparare da ciò che accade fuori Italia, in Europa. Divisione NETTA delle competenze; se commista, è solo di alto livello, costituita su solide basi e con la partnership di cavalieri/istruttori con altissimi curricula. Niente “inciuci” per sbarcare il lunario; solo imprenditoria vera, costruita sulla vendita di soggetti di qualità in gran numero, da parte di team non hanno nessun interesse a rifilare a tutti i costi all’acquirente X quel che gli è rimasto in casa. E soprattutto, con grandi staff, costituiti su serie divisioni delle competenze, con organigramma di persone che operativamente si dedicano esclusivamente a… quel che sanno fare davvero: il gran nome del cavaliere/istruttore è spesso solo d’appeal per il commerciante o la casa d’asta, e va benissimo che sia cosi: perché lui, il top rider, ci mette la faccia, su quel che altri dello staff (suo o in partnership) vendono, ed è però sicurissimo che non la perderà, anzi! Nel team vi sono allevatori che son concentrati esclusivamente sul selezionare genealogie e crescere bene buoni puledri; addestratori che san tutto di doma; riders competenti che “svezzano” nel modo giusto i soggetti alle prese con le gare giovanili riservate; un ufficio marketing che sa il fatto suo. Tutte queste mansioni son riservate a professionisti che in continuazione, senza improvvisazioni ed errori grossolani (che poi si pagano cari…), mettono in circolazione cavalli “che non faranno danni”… badate bene: per tutte le tasche e per tutte le esigenze. Insomma, la lezione è, per tutti: investire su terzi, avere un team, non “far tutto da sé”. Non è oggi neanche lontanamente credibile l’onniscienza.
© B.Scapolo – riproduzione riservata; foto in copertina: © A. Benna / EqIn