16 febbraio 2020 #focus
Possiamo tranquillamente affermare che non esiste scuderia dove questo problema non sia presente: ci riferiamo alla presenza di cani condotti nei centri equestri e ai concorsi da proprietari che in questi luoghi li “abbandonano a se stessi”, talvolta addirittura senza alcuna cautela/osservazione. Portare il proprio cane senza guinzaglio è una prassi troppo diffusa – ovunque – che può causare diversi problemi – non solo per gli altri, ma anche per il cane e per il suo proprietario – specie quando tale condotta avviene all’interno di un centro ippico.
Troppi sono infatti quelli che “scommettono” sulla bravura del proprio compagno lasciandolo libero, lanciandosi così in una spirale di rischi che davvero non ha alcun senso correre (anche per la salvaguardia e il benessere del cane stesso). Non è pertanto un caso che sempre più centri ippici – quelli più informati e accorti – stiano ricorrendo, all’interno del proprio Regolamento, al “divieto assoluto” di “portare al seguito cani se non sotto strettissima custodia e sorveglianza del proprietario, come previsto dalle vigenti disposizioni di legge“, con la specifica che, in caso di infrazione, potrà esserci “l’allontanamento dall’impianto ad insindacabile giudizio del responsabile del C.I.; tale sanzione non esclude ulteriori provvedimenti disciplinari che potranno essere adottati dalla FISE”.
Quali sono le attuali disposizioni di legge in merito alla condotta che deve tenere il proprietario di un cane? a) utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni; b) portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità competenti; c) affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente; d) acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonché sulle norme in vigore; e) assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive”.
Nei Centri Ippici molti cani si presentano ben educati: abituati ai cavalli, si mantengono il più delle volte lontani dai campi di lavoro e dunque non dovrebbero arrecare alcun fastidio. Va da sé che tuttavia, se in scuderia comunque infastidiscono uno o più soci anche con il loro semplice gironzolare qua e là, la buona educazione per un sereno vivere comune vorrebbe che la loro presenza non fosse necessariamente imposta dal proprietario alle altre persone presenti! C’è infatti anche chi teme i cani, chi li trova del tutto fuori posto in mezzo ai cavalli, soprattutto se liberi – indipendentemente dalla loro mole: dai jack russell ai pastori tedeschi, tutti i cani comunque possono fare danni (distruggere coperte, attaccar briga con altri ecc.), senza contare che tutti sporcano “dove gli pare più opportuno”, com’è ovvio; dunque, come minimo, se il proprietario non è presente, qualcuno dovrà poi pulire per il benessere della comunità, o no? Se nemmeno si sa dove hanno sporcato, la cosa si fa difficile, e ovviamente ricadrà su qualcun’altro… I discorsi circa il fatto che il vostro cane “è bravissimo” non basteranno certo a far cambiare idea agli altri. Last but not least, ogni scuderia è abitata dagli equidi e frequentata dai loro cavalieri, non è e non può essere un’area per lo svago e lo “sfogo” dei cani… per loro, i proprietari dovrebbero pensare ad altre attività, specificamente dedicate.
Un discorso a parte meritano inoltre i cavalli. Com’è noto, c’è l’equide che tollera i cani e quello che li teme. Non è così infrequente che a causa di cani vaganti si facciano male anche i cavalli, oltre ai loro cavalieri – magari disarcionati da uno scarto o da una sgroppata. Può infatti sempre accadere più di un imprevisto: anche il cane più sereno al mondo può improvvisamente decidere di darsi alla fuga, vuoi per un forte rumore che lo ha spaventato, o per l’attivazione inattesa del suo istinto predatorio, e/o anche per giochi e zuffe con altri cani liberi (e chi più ne ha più ne metta…).
In tal caso che succede?
“Il proprietario del cane deve rispondere della sua condotta con il suo patrimonio, ma non è detto che sia assicurato e tanto meno che il suo patrimonio sia sufficientemente consistente, e quindi è frequente che il danneggiato agisca anche nei confronti della struttura, invocando una specifica responsabilità del Centro Ippico per non aver garantito ambienti sicuri allo svolgimento dell’attività equestre. Non si tratta di una sciocca ripicca, né tanto meno, come qualcuno erroneamente crede, di un “cavillo”, ma della pacifica violazione del dovere di chiunque gestisca un impianto sportivo, conduca un’attività sportiva, organizzi un evento sportivo, di approntare tutte le cautele volte a prevenire evitabili situazioni di pericolo” (cit. Avv. Todeschini, vedi a piè di pagina).
Ecco perché il gestore del maneggio, del circolo, per andare esente da responsabilità, arriva ad optare per il divieto, impedendo così che i cani circolino o stanzino liberi ovunque senza controllo, prevedendo ciò nel proprio regolamento e vigilando; renderà inoltre esplicita questa regola tramite l’affissione di cartelli affinché sia rispettata anche da parte di eventuali ospiti, anche solo di passaggio nel Centro Equestre. “Insomma, se non si dà da fare, e/o non lo fa bene, [il gestore] deve sapere di poter andare incontro a responsabilità anche di valore economico importanti: pensate se a farsi male fosse un cavallo di valore, o se, sempre a causa di un cane senza tutore, un cavaliere subisse un danno biologico rilevante (capita, purtroppo, di cadere da cavallo e subire danni importanti alla colonna vertebrale, con tutto ciò che questo comporta). Ma è da aggiungere che accanto, anzi, prima, delle responsabilità civili ci sono quelle morali, che suggeriscono sempre di fare del proprio meglio per evitare che dalla nostra disattenzione altri subiscano un danno, sia che debbano affrontare le olimpiadi, sia che semplicemente si dedichino alla loro attività amatoriale preferita”.
Quali danni potrebbero essere richiesti?
Il danno biologico per le lesioni subite dal cavaliere, “ma pure quello morale ed esistenziale per la sofferenza interiore e per la forzata inattività. E se si fa male il cavallo il danno si estenderà anche alla sua diminuzione di valore (se il danno fosse serio), alle spese di cura, di custodia versate nonostante l’inattività; ma sarà inoltre invocabile pure il danno non patrimoniale del cavaliere che debba rinunciare a montare il cavallo, sia che si tratti di competizioni che di semplice attività amatoriale, o che debba addirittura rinunciare per sempre al rapporto con l’animale.
C’è l’assicurazione, si dirà: certo, dovrebbe esserci, anzitutto, ma siamo sicuri che coprirà con la propria garanzia anche la colpa grave del gestore? Un bel dilemma: “anche secondo la Federazione Italiana Sport Equestri è pericoloso lasciar circolare i cani senza controllo in scuderia, e quindi non fare nulla per ovviare all’inconveniente significa essere particolarmente disattenti e violare al contempo la regola della Federazione di appartenenza, con la conseguenza, alla quale non si fa frequentemente attenzione, che l’assicurazione potrebbe negare la copertura. E non dimentichiamo infine che poi esistono le sanzioni disciplinari che la Federazione commina in tali casi”.
Dunque, meditate: vale davvero la pena di rischiare?
© B.S.; riproduzione riservata; fonte principale: studiolegaletodeschini.it/; in copertina foto: © A. Benna / EqIn