Distacco del cavallo dal proprio simile: ne abbiamo parlato con Marco Pagliai – Addestramento Etologico



25 febbraio 2018 #focus



Quante volte abbiamo sentito dire che il cavallo è un animale sociale e quanto sia per lui importante la compagnia dei propri simili? Moltissime. Da questo assunto ormai assodato discendono una serie di considerazioni legate al rapporto quotidiano che questi animali hanno instaurato con l’uomo, dove il secondo rappresenta un partner sociale sempre più significativo per il primo. Perché questo rapporto possa esistere e per la gestione del cavallo all’interno degli spazi di scuderia condivisi quotidianamente è importante abituare il nostro compagno anche ad una sorta di solitudine.


Solitudine che è da intendersi non quale sentimento di isolamento o estraneità alle relazioni sociali con gli altri cavalli, alla base di una personalità sicura, ma come serenità e capacità di allontanarsi tranquillamente dalla compagnia dei propri simili per determinati intervalli di tempo e permetterci così una passeggiata, una competizione o qualsiasi altro impegno.

Marco Pagliai

A raccontarci brevemente come costruire questa condizione di armonia è Marco Pagliai, istruttore FISE della provincia di Pistoia, che dopo una brillante carriera da fantino e nella monta a pelo, emblema della sua toscana, con importanti collaborazioni professionali all’attivo, ha intrapreso con grande successo il meraviglioso percorso dell’addestramento etologico, dove la comunicazione è il mezzo principale per il raggiungimento degli obiettivi dell’addestramento e della preparazione del cavallo.

«Le tecniche applicabili sono diverse, ciò che è importante è la gradualità dell’intervento – spiega Marco – che si realizza in modo molto semplice: al risultato ci si arriva piano piano, abituando dapprima il cavallo a rimanere in un recinto accanto a quello occupato da un suo simile per un breve periodo di tempo e successivamente riconducendolo dai compagni.»

«La condizione necessaria è che, nonostante un allontanamento, ci sia sempre un riavvicinamento con gli altri simili, in questo modo, infatti, il cavallo sarà in grado di accettare meglio il distacco. Questa è una condizione fondamentale dell’addestramento.»

E con questa modalità di intervento si comincia, sin dalla prima volta in cui insorge il problema del distacco, e cioè il momento dello svezzamento, quando il puledro deve essere allontanato da sua madre, dalla fattrice. Un momento indubbiamente delicato e traumatico per l’animale, che certamente non ha bisogno di ulteriori aggravanti in questa delicata e primaria fase della sua vita: «un puledro che è stato allontanato velocemente dalla madre nitrirà per qualche giorno e sicuramente poi si calmerà» continua Marco, «ma questo sistema genera un livello molto alto di stress nell’animale.»

Il segreto è dunque di nuovo procedere per gradi: «anche in questo caso l’allontanamento deve avvenire progressivamente. Si mette allora dapprima il puledro nel paddock accanto agli altri cavalli, così che possa esserci ancora un eventuale contatto oltre la staccionata che li separa se lo desiderano, ma non gli si propone più la vita interamente condivisa insieme a loro come prima. La sessione seguente, che può essere il giorno successivo, si metterà poi il cavallo in un paddock non accanto, ma vicino e poi ancora in uno più lontano, ma da dove sarà possibile in ogni caso il contatto visivo.»

Un puledro che pratica grooming ad un altro puledro

In tutto questo c’è una regola fondamentale da seguire: «i passaggi devono essere sempre fatti con il reinserimento in branco solo quando il cavallo sarà tranquillo. L’animale, infatti, non deve associare le proprie reazioni di ansia e nervosismo (nitriti e quant’altro) alla riunione immediata con i compagni». Solo quando l’animale avrà raggiunto uno stato di tranquillità, infatti, potrà fare allora ritorno dagli amici.

Una condizione particolare di allontanamento poi, è data dalla perdita di un compagno per morte. I riferimenti e la ricerca scientifica in merito a questa particolare circostanza e alla reazione che si genera nell’animale che resta solo, sono attualmente ben pochi, non si può affermare infatti con certezza (anche se sembrerebbe plausibile) che venga vissuto uno stato di ansia o di abbandono, ma «certamente i cavalli si rendono conto che qualcosa è cambiato, sono esseri estremamente intelligenti» conclude Marco.

Utile, così come si crede, è permettere ai compagni di osservare il corpo dell’amico venuto a mancare: «per esperienza personale di avvenimenti accaduti qui nella nostra scuderia, posso dire che c’è un momento a seguito della morte di un compagno dove tutto il branco si riunisce, va ad osservare e annusare l’amico, un attimo dove sembrano comprendere il momento. E poi, inevitabilmente, la vita va avanti.»

Per chi desiderasse approfondire i segreti dell’addestramento etologico, Marco Pagliai e i professionisti che compongono il suo team di lavoro operano presso il Centro Ippico Pelliccia di San Marcello Pistoiese, nel suggestivo appennino toscano.

Ricordiamo inoltre il libro realizzato da Marco e Paolo Baragli, veterinario e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, con il desiderio di trasmettere le più recenti scoperte della ricerca scientifica sulla mente del cavallo e l’immediata ricaduta positiva di un addestramento condotto secondo l’approccio etologico: “Cavalli allo Specchio. Viaggio nella mente dei cavalli per conoscerli, addestrarli e gestirli in scuderia.

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