12 marzo 2021 #news
Misurare il polso della situazione a livello europeo ed informare è tra gli obiettivi che, dallo scoppio dell’epidemia da herpes virus al CES Valencia Tour, ci stiamo quotidianamente prefiggendo, nella convinzione che anche eventuali problemi di “casa nostra” possano essere opportunamente affrontati solo con uno sguardo omnicomprensivo rivolto alla situazione d’emergenza che stiamo tutti vivendo. Per tale ragione oggi abbiamo raggiunto telefonicamente il dott. Ugo Carrozzo, Medico Veterinario, ISELP certified, dipl. CPRE, FEI Official Veterinarian e responsabile della rinomata Clinica Equina San Biagio di San Biagio di Argenta (FE): una voce autorevole impegnata non solo in Italia, ma in moltissime importanti scuderie europee, da diversi anni.
Niente isterismi, ma al contempo nessuna sottovalutazione del problema: dott. Carrozzo, la buona prassi, come spesso accade in tanti ambiti, si trova quindi solo nel mezzo?
Sì, direi di sì, perché attualmente in Europa stiamo di certo vivendo un’emergenza, anche piuttosto grave, oltre che in Spagna soprattutto in Germania e in Belgio; nello specifico di quel che riguarda l’Italia (per lo meno ad oggi), è tutto abbastanza sotto controllo. Tuttavia non voglio sbilanciarmi in nessuna facile previsione: la scorsa settimana ero in Spagna, sono stato anche al Sunshine Tour di Vejer de la Frontera, dove andava tutto bene; mi sono avviato all’aeroporto, ho preso l’aereo; quando ho riattaccato il telefono avevo mille messaggi… e sappiamo tutti com’è andata a finire. Ho avuto modo di parlare direttamente con il Presidente FISE, Marco Di Paola, che mi ha garantito che si farà tutto il possibile per continuare a monitorare e salvaguardare i nostri cavalli: la Federazione è infatti opportunamente intervenuta bloccando tutti i concorsi e le manifestazioni anche nazionali fino al 21 marzo, la Fédération Equestre Internationale dà notizia stasera dell’estensione del blocco in corso dal 28 marzo, fino all’11 aprile per gli internazionali, ed era prevedibile… : la situazione connessa all’epidemia è al momento in evoluzione, e nessuno può prevedere con certezza che piega assumerà. A fronte dell’imprevisto da arginare prima che sia troppo tardi, meglio un lockdown.
Sono i tempi di incubazione di questa malattia ad essere il problema principale?
Diciamo che già sapevamo che sono piuttosto lunghi; il test PCR effettuato sui soggetti esposti al virus – specie per quelli che oggi sono in isolamento/quarantena – va fatto ogni 7 giorni, su uno screening temporale di 21/28 gg al massimo (linee guida risalenti all’ EHV-1 Consensus Statement J Vet Intern Med 2009; 23:450–461). Per soggetti potenzialmente infettati, servono due risultati negativi consecutivi (il primo può produrre un falso negativo), per essere (cautamente) ottimisti nei confronti del cavallo preso in esame: anche se sta bene, deve però restare in isolamento per 21-28 giorni.
Paul Schockemöhle, che lei conosce molto bene essendo tra i veterinari dell’equipe del più grande allevatore di cavalli in Europa, la scorsa settimana in un’intervista è parso molto amareggiato in merito alla situazione che stiamo vivendo (+info: clicca qui); se vogliamo, le indicazioni che ha fornito non lasciano spazio a dubbi…
Sì, è vero, la sua è stata una testimonianza molto importante: il vaccino dovrà essere reso obbligatorio, e su questo non ci piove. Ma serve anche che venga eseguito secondo una profilassi corretta: dopo una prima, iniziale vaccinazione di base ( due vaccini a distanza di un mese) si procede con richiami semestrali, proprio per evitare l’insorgenza di focolai ed epidemie come quella che stiamo vivendo (sottolineo che il vaccino serve prima di tutto per evitare il diffondersi della malattia). Per cavalli molto esposti, ossia per quelli impegnati spesso nei concorsi e in tour internazionali, vale la buona prassi della vaccinazione ogni 3/4 mesi, come si fa con le fattrici.
Segnalare alla FEI i casi sospetti/focolai? Dove, come e quando?
Anche su questo bisognerà porre prima o poi un rimedio: a fronte di un focolaio, anche blando, è il veterinario responsabile della scuderia a doverlo segnalare all’Asl/IZS di Lazio e Toscana, dove ha sede il CERME (Centro di Referenza per le Malattie Equine), che porrà i sigilli (e questo di solito in Italia viene fatto). Tuttavia, la comunicazione alla Federazione Nazionale (FISE) e alla Fédération Equestre Internationale (FEI) è ad oggi solo su base volontaria: e questo non va affatto bene. Solo con l’accordo di un responsabile di scuderia, del/dei proprietari (anche per allevamenti ecc.) i focolai vengono resi noti in tempo reale, ossia resi manifesti al pubblico (l’Asl doverosamente dà avvio all’isolamento, ma non è tenuta a informare/divulgare la notizia alla comunità). Tuttavia, serve proprio alla comunità equestre, tutta intera, sapere se ci sono dei problemi e, soprattutto, dove sono; e questo sempre, e da sempre, la malattia non è nuova. Purtroppo ancora non c’è ad oggi nessun obbligo in questo senso, e dunque le Federazioni, nazionali ed internazionali, otterranno e divulgheranno sempre e solo informazioni parziali in merito alla situazione effettiva. Oggi, a fronte dell’emergenza in corso, chiaramente tutti quelli che ci son passati si autodenunciano, specie per il passato – onde evitare problemi più grossi… ma la realtà è una sola: non abbiamo avuto in questi anni, e nemmeno abbiamo oggi uno screening effettivo circa lo status quo, perché non è obbligatorio, e dunque un “bug” nel sistema è ovviamente presente, tra vaccinazioni non fatte e omertà nel momento in cui è accaduto. E’ evidente che qualcosa deve cambiare.
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