ELLE Italia precisa: il cavallo in copertina sta mangiando



22 gennaio 2020 #news



Circa la copertina che ritrae una modella a cavallo utilizzata del settimanale di moda femminile, bellezza, salute e intrattenimento ELLE Italia (Hearst Magazines Italia SpA) del 13 gennaio scorso sono state tantissime le reazioni, con commenti arrabbiati, condivisioni ed esternazioni più o meno colorite, nel complesso tutte sommamente indignate per il (presunto) abuso dell’equide ritratto, sulla base della sola foto. La redazione e il direttore responsabile (Maria Elena Viola) di Elle Italia han pertanto deciso di specificare, nella pagina dedicata all’importante servizio di moda in questione quanto segue:
“Il cavallo che compare in questo shooting vive in Francia, a Saintes Maries De La Mer, in un’area sul mare dove i cavalli sono sereni perché lasciati in totale libertà. In particolare teniamo a precisare che in questo scatto che vedete nella nostra cover il cavallo sta mangiando: rivolge il suo collo verso l’alto per raggiungere le foglie e non perché è tirato dalle redini. Vogliamo precisare che in questa foto non c’è alcuna violenza e che, tra l’altro, la modella è un’eco girl”.


GILLES BENSIMON / Elle.it

Beh, diciamolo, modella “eco girl” a parte – specifica di cui avremmo anche fatto volentieri a meno: la scelta della foto di copertina non è certo stata tra le più felici, soprattutto agli occhi degli equestrians : il grigio ritratto trasmette infatti solo una serie di segnali negativi, di disagio e contrasto, troppo “invasivi”, che certamente portano principalmente tormento, specie agli occhi di chi conosce il cavallo ed il suo rapporto con un cavaliere, anche non esperto. Se tuttavia andate a vedere l’articolo di moda in questione, dedicato allo style gipsy, ossia all’attuale tendenza per lo stile gitano (“per spiriti liberi e selvaggi”), ci sono anche altre foto con i cavalli che sarebbero certamente risultate più azzeccate, o almeno, per noi appassionati di cavalli, più “presentabili” in una copertina. Certo è anche che, molto probabilmente, la nota rivista di moda non aveva idea del polverone che stava per sollevare con questa foto in prima pagina; o forse sì?… Dobbiamo chiederci anche questo, visto che, oggi, alla fine, a contare è solo l’engagement: bene o male, l’importante è che se ne parli, come già evidenziava nientemeno che Oscar Wilde.

Parimenti, portiamo anche all’attenzione sul fatto che, agli occhi di buoni e competenti osservatori – nulla a che vedere con gli “urlatori” del maltrattamento, sempre attivi soprattutto circa quel che è facilmente/frettolosamente rilevabile per i cavalli laddove al contempo vi sia però, di lì a poco, un’importante visibilità di ritorno -, era piuttosto chiara sin dall’inizio la reale situazione vissuta dall’equide di questa copertina – che velocemente è tuttavia sfociata in una vivace e molto tesa protesta. Sì, quel cavallo è ritratto e messo pure in evidenza mentre si dimenava, con occhi sbarrati e collo rovesciato, nel tentativo di continuare ad assaggiare/mangiare il cospicuo fogliame che lo circondava (va detto: tenere qualsiasi cavallo “in ordine” e tranquillo, in una location simile, eh beh, non è certo facile!); con la modella in sella che certamente cercava di fare del suo meglio in quel preciso momento, mantenendo comunque l’attenzione sulla macchina fotografica, come la sua professionalità le impone: anche sforzandoci, non riusciamo proprio ad immaginarcela come un’aguzzina, anche se in questo scatto tira troppo le redini. Tutt’al più, la vediamo come una persona inesperta, che dovrebbe far ben altro rispetto al montare a cavallo (e difatti, stava semplicemente realizzando uno shooting, essendo una modella: in questo, non c’è nulla di male).

Forse è inutile sottolinearlo, ma al tempo stesso, data la polemica in atto, va evidenziato: gli abusanti/molestatori/sfruttatori/affamatori/irresponsabili, ossia i delinquenti veri, quelli da perseguire e portare alla luce, alla gogna pubblica, sono ben altri, per i cavalli. In loro, solo in loro, sta il nostro concreto problema quando vogliamo davvero far sentire la nostra voce contro abusi, maltrattamenti e violenze, che di certo nulla c’entrano rispetto a questa immagine, per quanto inopportuna e certamente “sbagliata”. La spiegazione in seguito fornita dal giornale non ci sembra “una pezza” della redazione, come altri han commentato e sbrigativamente liquidato senza appello. E’ andata davvero così: il cavallo tentava di mangiare, ed in quel momento è stato immortalato in uno scatto infelice – foto che oggi, tuttavia, è diventata davvero celebre (piaccia o no) -; tutto questo era già piuttosto evidente, ben prima di ogni bagarre.

Va da sé: noi non avremmo scelto questa immagine per nessun servizio/news/promo (l’errore va a riprova/conferma dell’importanza delle competenze specifiche/di settore: non basta saper scattare, non basta fare le modelle, non basta saper scrivere. Dipende sempre e solo dalle conoscenze circa ciò che si tratta e si va ad affrontare). Soprattutto, nemmeno avremmo proposto una sorta di “giungla” come contesto per la modella (non amazzone) che doveva comunque cercare di stare in sella ad un cavallo per fare lo shooting… tuttavia, evidentemente, era “compreso anche questo” nello spirito wild del servizio, gipsy style. Da esso ovviamente gli operatori (fotografi, cameraman, modelle ecc.), come sempre avranno dovuto cercare di trarre il miglior risultato possibile in merito alle direttive ricevute, ovviamente secondo le loro specifiche competenze e giudizio; portando poi tutto il materiale realizzato in redazione.

Quando si lavora nella comunicazione molto dipende dal proprio target di riferimento: la suddetta foto era diretta a veicolare principalmente il pubblico della rivista (quello attento ed interessato principalmente alla moda) non tanto sul cavallo – che doveva fungere solo da contesto -, ma sul vestiario della modella, tutto firmato B.C., stivali compresi (brand qui indicato con le sole iniziali per non fare pubblicità implicita in un’informativa): sappiatelo, fate il punto, fatelo soprattutto voi equestrians. Lo scopo primario delle foto in un settimanale di moda/tendenze è infatti ovviamente sempre e solo connesso agli abiti ed annesse firme indossati/e dalle modelle, indipendentemente da dove, come e con chi vengono immortalate.

Non lamentiamoci più, se il cavallo non compare mai o quasi mai fuori dalla nicchia del nostro settore. State certi che, a fronte di simili episodi, i non addetti si guarderanno bene dall’utilizzare, in futuro, equidi “a caso” negli shooting o nei video, salvo che i cavalli, come al solito, non siano semplicemente rappresentati free e selvaggi mentre galoppano indomiti – ossia pancia a terra – lungo (finte) pianure / distese sconfinate… Così almeno nessuno avrà niente da dire, e parimenti l’immaginario connesso al cavallo verrà ancora, un’altra volta ed una volta di più, idealizzato/falsato, senza riferimento alcuno alla realtà di ciò che realmente riguarda questo fantastico animale, amico e compagno di sport.

Infatti, il cavallo e il mondo a lui connesso, noi tutti lo sappiamo, è ben altro. Può anche essere, tuttavia, che a fronte di questa importante esperienza di engagement circa una veramente significativa fetta di pubblico extra settore, alcuni addetti al marketing e comunicazione del mondo della moda ne facciano tesoro… per Elle Italia, si è pur sempre trattato di un enorme bacino di utenza extra, non prevista, spontanea, che, sulla base di sensazioni e percezioni circa una foto di copertina (non importa affatto se le reazioni in questo momento sono state per lo più negative), ha interagito e condiviso – e dunque, nel bene o nel male, pubblicizzato involontariamente/gratuitamente – proprio quel giornale, veicolando comunque quel suo specifico contenuto, quella foto/articolo, relativo a quel (comunque fortunato) brand. Pure/persino noi che ci occupiamo d’altro, stiamo infatti qui commentando/parlando circa l’operato di un settimanale di moda… se c’era un obiettivo implicito, anche solo variamente orientato/rivolto all’ampliamento della propria utenza, va da sé che certamente è stato raggiunto.

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