Il tuo cavallo ha voglia di essere collaborativo? Osservalo prima nel box!



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Prima di montare, prenditi un minuto per osservare il tuo cavallo nel suo box: il suo comportamento ti fornirà indizi molto utili sul suo umore. Ecco il risultato di una recente ricerca che arriva stavolta dalla Francia.


Lo studio, condotto presso l’Universite de Tours di Nouzilly, ha incluso 43 cavalli della scuola. Di questi alcuni venivano tenuti in box e portati fuori per solo un’ora alla settimana in singoli paddock di sabbia; altri venivano montati per circa sei ore a settimana – in dressage, salto o completo – da cavalieri che studiavano per superare gli esami per diventare istruttori. La ricerca ha messo in luce che un cavallo evidentemente infelice e/o aggressivo nel suo box molto probabilmente manterrà un atteggiamento negativo e andature più agitate anche durante il lavoro in sella.

Per le prime sei settimane dello studio, i cavalli sono stati osservati nei loro box più volte al giorno documentando il loro comportamento. I ricercatori hanno prestato attenzione specificamente ad indicatori di uno stato mentale negativo o di un “benessere compromesso” associato all’essere tenuti in un box, inclusa l’aggressività nei confronti delle persone, una postura dimessa che riflette uno stato depressivo, un’ipervigilanza generale (verso l’ambiente), e altre stereotipie. Il numero medio di osservazioni per ogni cavallo è stato di 90,8 durante questo periodo.

Successivamente, i ricercatori hanno esaminato l’istruttore della scuola di equitazione, che aveva familiarità con tutti i cavalli osservati: gli hanno posto tre domande sulle tendenze di ciascun cavallo da montato, ad esempio se mostrava paura o comportamenti legati all’ansia, se era riluttante al lavoro o se in qualche altro modo trasmetteva evidente disagio. Infine, i ricercatori hanno fatto montare i cavalli da un unico cavaliere esperto, utilizzando lo stesso tipo di finimenti per ogni cavallo, in particolare la stessa imboccatura. Il cavaliere non aveva familiarità con i cavalli presi in esame – non li conosceva, né li aveva montati in precedenza – e non era a conoscenza dei comportamenti che erano già stati osservati per ogni soggetto nel box.

La sessione di equitazione è stata filmata, ed il video è stato rivisto da un valutatore esterno che ha notato alcuni comportamenti comuni che indicano un atteggiamento negativo, come scuotere la testa o muovere la coda. Inoltre, il cavaliere è stato dotato di due sensori inerziali per monitorare i movimenti del torace e della parte bassa della schiena; un sensore aggiuntivo è stato posizionato sul lato inferiore del sottopancia per misurare il movimento del busto del cavallo in tutte le direzioni.

Quando i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti hanno trovato correlazioni tra un’espressione comportamentale di emozioni negative già evidente nel box e le successive prestazioni del cavallo da montato.

“I nostri risultati hanno mostrato che i cavalli che erano aggressivi nei confronti degli esseri umani già durante la permanenza nel box avevano accelerazioni dorsoventrali più elevate rispetto ai cavalli non aggressivi”, afferma Alice Ruet, PhD. Il cavaliere ha anche sperimentato più movimenti mentre era sui cavalli aggressivi. “Questo risultato indica che i cavalli aggressivi hanno un impatto più forte con tutto il corpo sul terreno. Visivamente, questa caratteristica della locomozione dà l’impressione di un’andatura “a scatti”. ”

La dr. Ruet rileva inoltre che altri studi hanno trovato identiche correlazioni nelle persone: è dimostrato anche per gli uomini che le emozioni negative vissute in un preciso momento possono influenzare il modo di camminare. “Questo risultato è molto interessante perché nell’uomo le emozioni provate possono riflettersi nel modo di muoversi. Sembra che questa sia la prima volta nei cavalli che viene stabilito un collegamento tra lo stato di benessere e il modo di muoversi“.

Con una specificazione importante: questa differenza non significava necessariamente che i cavalli fossero più difficili da montare, dice la dr. Ruet. “In questo studio non abbiamo dimostrato direttamente che i cavalli fossero più o meno facili da montare, perché è stato principalmente analizzato il comportamento dei cavalli e non la percezione del cavaliere”. Il punto cruciale di questo studio è che i cavalli che si trovano in uno stato di scarso benessere generale lo comunicano già prima di essere montati – ed indipendentemente da chi e come li si monterà (su di un piano tecnico). 

I risultati di questo studio sono massimamente importanti, perché finalmente possono contribuire ad aprire la porta ad un lavoro che colleghi il benessere generale dell’equide alle sue prestazioni – e dunque si possa scientificamente finalmente stabilire un collegamento tra sport e buona vita del cavallo. “Questi risultati contribuiscono a molte prospettive, come una migliore comprensione dei legami tra il benessere del cavallo, la sua salute e le sue prestazioni sotto sella”.

E mentre questo studio non ha esaminato se i cambiamenti nella gestione potrebbero influenzare il movimento e l’atteggiamento sotto sella di un cavallo, dato che lo studio è già stato affrontato (+ info: clicca qui), Ruet afferma con decisione che gli sforzi per migliorare il benessere generale ovviamente riducono quasi ogni riottosità dei cavalli e, quindi, potrebbero portare a prestazioni migliori. “La letteratura scientifica ora fornisce una migliore comprensione dei bisogni e delle motivazioni dei cavalli”, continua il ricercatore. “[sarebbe] interessante promuovere una dieta ricca di fibre, massimizzare le relazioni sociali tra i cavalli e offrire la possibilità di muoversi liberamente, ad esempio in un paddock, per diverse ore al giorno. Inoltre, sarebbe interessante cercare di ottimizzare il più possibile pratiche come la toelettatura/grooming, al fine di stabilire una relazione uomo-animale di buona qualità che possa generare emozioni positive negli animali”.

(07 febbraio 2021) © S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata; fonte principale: “Horses could perceive riding differently depending on the way they express poor welfare in the stable,” Journal of Equine Veterinary Science, August 2020; foto © A.Benna/EqIn