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Vendite e cambi di monta: come e quanto influiscono sul cavallo sportivo?

Vendite e cambi di sella: come e quanto influiscono sul cavallo sportivo?
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28 novembre 2020 #focus

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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Il susseguirsi nella monta di cavalieri diversi per uno stesso cavallo ne influenza le prestazioni agonistiche?

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La risposta a questa domanda può darcela uno studio basato sulle statistiche dei risultati sportivi da parte della Czech Warmblood Breeders Association (Associazione degli allevatori della Repubblica Ceca) che ha monitorato le prestazioni di cavalli (di tutte le razze) durante le gare di salto organizzate dalla Czech Equestrian Federation. Il database è stato diviso in tre gruppi in base al successo competitivo dei cavalli (difficoltà delle gare) nel periodo compreso dal 1997 al 2009. All’interno di questi gruppi, i cavalli sono stati confrontati a seconda che siano stati montati da uno a due, tre o quattro cavalieri, cinque e più cavalieri nel corso della loro carriera.

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Sappiamo che il cavallo come l’uomo è un animale sociale: molti studi etologici hanno messo in luce quanto sia importante per il benessere degli equini la libera comunicazione tra soggetti della stessa specie, cosi da tessere legami sociali e conseguentemente permettere la formazione della personalità individuale; inoltre, una corretta comunicazione con l’uomo – essendo essenzialmente tattile (peso, pressione delle gambe e dell’imboccatura) – è diventata nel corso dei secoli universale.

Dai tempi dei Greci e dei Romani i cavalli venivano scambiati come merce tra regioni molto distanti: già secoli fa quindi è nata la necessita di sviluppare una comunicazione efficace tra uomo e cavallo che si è poi affinata nel corso del tempo fino a diventare uno “standard”; lo stile di monta classico in Europa è stato sviluppato sulla base di questi standard risalenti al XVI secolo.

Tuttavia: per quanto universale sia, possiamo dire che “i cavalieri comunicano nella stessa lingua, ma ognuno ha una diversa calligrafia”: è interessante notare come sia correlato il comportamento dei cavalli al cambiamento del proprio addestratore/cavaliere, ovvero quanto quest’ultimo influenzi la sua capacità di apprendimento. Ci basti pensare al classico esempio in scuderia quando l’allievo non riesce in un esercizio tanto da costringere l’istruttore a salire a cavallo, che “magicamente” corrisponde alle sue indicazioni, svolgendole alla perfezione. O ancora a quanto cambi il modo di esprimersi nel gesto del cavallo magari su un salto a seconda se viene montato da un principiante o da un professionista.

Ulteriori studi hanno indagato la percezione che il cavallo ha di una persona specifica e la varietà di reazioni nel rapportarsi con persone conosciute e sconosciute (ne abbiamo parlato qui – clicca per più info), così come il dominio e la sottomissione all’interno della comunicazione reciproca.

È stata confermata l’ipotesi che le reazioni di un cavallo, sia positive sia negative, siano legate alla sua esperienza a lungo termine con una persona specifica e che questa reazione sia poi trasposta al suo rapporto generale con l’uomo. Tali relazioni reciproche si formano sulla base di reazioni positive o negative che sono successivamente accompagnate dalle rispettive emozioni.

Lo studio si basa sulla premessa che la capacità di instillare standard di comunicazione è più facile da rafforzare a seconda sia della stabilità della pratica comunicativa, sia della stabilità sociale (ambiente, cavalli e persone). Entrambe queste forme di stabilità sono caratterizzate dal numero di cavalieri che hanno gareggiato con il cavallo nel corso della sua carriera. Il cavaliere rappresenta quindi sia la costante dell’approccio comunicativo, sia, allo stesso tempo, la stabilità dell’ambiente sociale, perché si ipotizza che nella maggior parte dei casi il cambio di monta sia accompagnato da un cambio di proprietà e dal trasferimento in un’altra scuderia. L’obiettivo di questo studio è stato valutare l’effetto che il numero di cavalieri ha sulle prestazioni della carriera di un cavallo saltatore. Ulteriori risultati dello studio hanno cercato di identificare l’età in cui i cavalli raggiungono il massimo della performance.

Ad oggi la vita di un cavallo saltatore è anche influenzata dallo sforzo di renderlo il più commerciabile possibile. Tutto ciò si riflette nella rottura della forma di apprendimento, che dovrebbe essere costante e graduale. I tempi di addestramento dei cavalli sono stati ridotti e quindi la standardizzazione di modelli non è possibile. La conseguenza può essere l’incapacità del cavallo di rafforzare la risposta desiderata al segnale di comunicazione del cavaliere. Questa conseguenza è spesso percepita come una causa ed è compensata dalla ricerca di un nuovo cavallo più “adatto”, che porta a un cambio di cavallo più frequente…è un cane che si morde la coda.

L’equitazione classica è stata via via sostituita dall’equitazione sportiva, di conseguenza il cavallo è diventato così uno strumento di auto-presentazione e commercializzazione. Il successo commerciale di un cavaliere dipende dalle prestazioni del cavallo. L’incapacità di soddisfare rapidamente il successo competitivo atteso porta a ripetute ricerche del cavallo “giusto” e a frequenti cambiamenti nella stabilità sociale dei cavalli (cambi di scuderia, cavalli e ambienti). Inoltre, tali cambiamenti non riescono a fornire ai cavalli il tempo sufficiente per rafforzare questi schemi di movimento, portando infine all’effetto opposto, come mostrato dai risultati dello studio: nella maggior parte dei casi la prestazione massima dei cavalli (rappresentata dal più alto livello di difficoltà della competizione) è stata raggiunta al decimo anno di età. In tutti i gruppi di cavalli, suddivisi in base alle percentuali di successo agonistico, la migliore prestazione è stata ottenuta da soggetti montati da un massimo di due cavalieri nel corso della loro carriera.

I risultati riflettono chiaramente sia la stabilità sociale dei cavalli che il successo prestazionale di quei cavalli interessati da un cambio meno frequente di sella. Si potrebbe affermare in base ai risultati sportivi raggiunti che un minor numero di cavalieri nel corso della carriera di un cavallo è la variante migliore per un buon cavallo da salto.

Oltre all’età ottimale del cavallo, lo studio suggerisce inoltre che l’allevamento è importante anche per le carriere future, ma il fattore più importante è la persona che con lui si relazione: la sua abilità tecnica prima di tutto, ma anche la capacità di dare corretta educazione in base alle esigenze del cavallo e la capacità di assertività.

La valutazione della prestazione media mostra che l’uniformità di comunicazione (effetto a lungo termine di uno o due cavalieri) e la stabilità dell’ambiente sociale accordata dal numero di cavalieri è un vantaggio nelle prestazioni per tutta la vita di un cavallo. Il limite dello studio è solo l’ipotesi che il cambio di monta sia accompagnato sempre da un cambiamento dell’ambiente. È molto probabile, ma i dati non permettono di valutare in maniera certa questa informazione.

Oggigiorno, nella società commerciale, i cavalli sportivi cambiano molto spesso “casa”, il processo di addestramento e cavalieri più volte nel corso della loro vita. Lo sviluppo stabile delle prestazioni in tutti i gruppi di cavalli monitorati suggerisce che un codice di comunicazione standardizzato è ben accettato dai cavalli nonostante le divergenze causate dall’individualità umana. Tuttavia, i risultati di questo studio suggeriscono anche che la stabilità sociale è un vantaggio indiscutibile per un cavallo atleta.

Fonte: Cyril Neumann, Jaroslav Čítek, Martina Janošíková, JanaDoležalová, LucieStarostová, RomanStupka, Effects of horse age and the number of riders on equine competitive performance“Journal of Veterinary Behavior”, Volume 41, January–February 2021, Pages 1-6; clicca qui

© Serena Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; foto © EqIn

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Redazione EQIN
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