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EQUESTRIAN INSIGHTS Salute e benessere del cavallo

In direzione “ostinata e contraria”: vi sono cavalli che non tollerano stare a paddock…

In direzione "ostinata e contraria": vi sono cavalli che non amano la vita "libera"
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17 luglio 2020 #focus

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Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere.

(F. De André, Smisurata Preghiera)

Verso i cavalli molti proprietari sono animati dalle più buone intenzioni al fine di tutelare e mantenere il loro benessere: in particolare, informati circa i più recenti studi etologici in merito ad una loro ottimale gestione, alcuni oggi fanno davvero molti sacrifici per garantir loro una vita ideale, sana, felice, il più possibile corrispondente ai loro bisogni… tuttavia, pur facendo per loro tutto quel che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la cosa migliore, spesso capitano delle eccezioni, da rispettare e comprendere, nonostante queste sembrino proprio andare “in direzione ostinata e contraria” rispetto alle vigenti indicazioni da perseguire per il benessere del cavallo.

Infatti, ormai la maggioranza degli equestrians ha ben chiare almeno un paio tra le primarie necessità etologiche dei cavalli, ossia il loro bisogno di disporre anche della possibilità di muoversi liberamente, senza relegare esclusivamente la propria attività al rapporto col cavaliere e, parimenti, quella di sviluppare e mantenere relazioni con i propri conspecifici, ossia la possibilità di stare a contatto e variamente interagire con altri equidi, seppur per periodi limitati di tempo negli spazi aperti, opzioni sempre più spesso frequenti e disponibili per ogni cavallo, come vero plus, nelle migliori scuderie,

Se anche durante l’attività svolta con noi gli spazi aperti di ristoro mentale e fisico mancano totalmente, o sono comunque insufficienti – non tanto per volontà di proprietari/gestori, ma per assenza di strutture – sono molti quelli che giurano, sopra ogni cosa, che, comunque sia la situazione vissuta oggi dal proprio paziente e amato cavallo, quando arriverà l’ora del suo pensionamento questi finalmente potrà godere e assaporare una vita esattamente corrispondente ai propri desideri equini: cibo e acqua garantiti, in totale libertà di movimento, collocato in branco (specie visti i rapporti sociali vissuti, per lui finora assenti), in alcuni casi pure in transumanza al cambio delle stagioni, di modo da non patire troppo caldo o troppo freddo… e chi più che ne ha, più ne metta.

Tutto molto bello: tuttavia, troppo spesso questo idillio finisce per restare solo “sulla carta”; non perché i proprietari non mantengano la loro promessa (la maggioranza la rispetta e si fa pure in quattro per realizzarla, per trovare il luogo “veramente adatto”), ma perché possono insorgere alcuni problemi (anzi, si presentano sin troppo spesso) nonostante le buonissime intenzioni di partenza per quei cavalli ai quali, a fine carriera o per motivi diversi (salute in primis), si decide infine di regalare loro un mantenimento secondo una vita il più possibile naturale. Problemi che dunque bisogna evidenziare e sottoporre all’attenzione di chiunque sia animato dalle più buone intenzioni per il benessere del proprio cavallo… infatti, la teoria relativa al “migliore dei mondi possibili” spesso non serve quasi a nulla; piuttosto, a volte servono solo radicali valutazioni, ossia conoscere DAVVERO il proprio cavallo per capire a fondo cosa davvero sia la cosa migliore da fare/realizzare per lui. In generale, serve criticità circa il vero benessere di ogni cavallo; non sono tutti uguali. Specie per alcuni soggetti urgono talvolta anche revisioni circa i propri buoni intenti (generali) di partenza: nulla vale in assoluto per nessuno, umano o cavallo che sia… Dunque vi riassumiamo, brevemente, per punti, alcune tra queste criticità:

  1. Non è infrequente: vi sono pensionati (uomini) che, dopo un’intera vita trascorsa/dedicata al lavoro, pur avendo patito/sofferto pesantemente la mancanza di sufficiente tempo libero da dedicare a se stessi e ai propri interessi, questi, finalmente ritirati/non più schiavi delle proprie mansioni, cadono in depressione: non se ne fanno una ragione, non sanno proprio come impegnare/gestire il tempo libero finalmente a disposizione: per alcuni cavalli è lo stesso. Sembrerà strano, sembrerà antropocentrico, ma fatevi raccontare da molti veterinari per quanti e quali soggetti, a fronte di certe situazioni – con cavalli messi a paddock diventati inappetenti e apatici senza evidenti motivi clinici, con conseguente improvviso e inarrestabile declino delle loro condizioni generali di salute, dopo poche settimane dal ritiro – si sono infine ritrovati a dover consigliare a proprietari e/o gestori di provare a rimetterli in attività, seppur blanda, seppur limitatissima, dati gli acciacchi… sortendo quasi sempre buoni risultati, con un ripristino generale delle condizioni del soggetto, prima in profonda crisi. Questo fenomeno si chiama alienazione: vale per gli uomini come per qualunque altro soggetto abbia trascorso la maggior parte della propria vita esclusivamente lavorando…
  2. Vi sono anche cavalli in attività che non amano affatto i paddock, pur avendoli a disposizione quotidianamente per il proprio svago pre o post lavoro, anche per diverse ore al giorno. Sono pochi, ma esistono. Di questo va tenuto conto: se anche il nostro imperativo morale per il loro benessere – ergo abbiamo fatto in modo che già nella sua vita in scuderia, condivisa (lavorando) con noi, vi sia anche svago, libertà, rapporto con gli altri cavalli, ecc. -, vi sono equidi a paddock che, dopo essersi rotolati, aver litigato col vicino x che era alla propria destra, aver fatto due galoppate con y che era a sinistra, dopo un quarto d’ora fanno poi di tutto per attirare l’attenzione al fine esclusivo di tornare al proprio box… è chiaro: lì non ci vogliono più stare, e nessuno potrà convincerli del contrario, anche se cambiate i suoi “vicini di casa/paddock”. Se non li andate a prendere quando chiamano, saltano fuori e tornano da soli in scuderia, al proprio box, oppure si dimenano di continuo, arrivando a sfibrarsi finché qualcuno non li fa rientrare… Questi atteggiamenti sono da tenere in debita considerazione, specie se la cosa si ripete, più e più volte, fino a diventare una costante, che equivale al: “tu credi che io qui stia bene, ma non è affatto così, non ci voglio stare”, anche se ho spazio, compagnia, cibo, acqua e ombra.
  3. In merito al punto 2, molti cavalli subiscono/patiscono in maniera più importante, rispetto ad altri, l’aggressione degli insetti (mosche, zanzare, tafani): è nostro compito cercare di limitare/controllare questo inevitabile disagio estivo, in merito al quale alcuni si abituano… altri proprio no, pure con maschere, repellenti e coperte di rete. Va da sé che se per alcuni cavalli star fuori, pur liberi e in compagnia di altri, per qualunque motivo si trasforma in un’agonia da scontare, è molto meglio evitare e lasciarli tranquilli nel proprio box. Vi starete chiedendo: ma un domani, quando sarà in pensione e gli garantirò il proseguo di vita esclusivamente a paddock con capannine, come farà???
  4. In merito all’ultima domanda del punto 3, la risposta è “semplice”: può anche capitare che alcuni cavalli non si abituino affatto, non accettino, non vogliano affatto una vita che ad un certo punto sia da condurre solo ed esclusivamente a paddock, con altri. E se anche moltissimi vi si abituano e alla fine sono felici, permane uno “zoccolo duro” che resiste al voler tornare, almeno per un tot di ore, in scuderia, e che sembra proprio non cambierà mai idea. Alienazione, abitudine, protezione, cibo individuale garantito – rispetto al guadagnarselo in branco, con confronti/liti ecc…ossia i troppi comfort da scuderizzati rispetto ad una vita molto più simile/vicina a quella naturale, mai o troppo poco sperimentata dai cavalli domestici, sono la causa primaria di questa “stranezza”: nel qual caso, inutile insistere; è un elemento da considerare/valutare, visto che non si può assolutamente pretendere di “sbattere” un cavallo dalla scuderia al paddock/in branco, specie improvvisamente, solo perché noi ad un certo punto abbiam deciso che a) è l’ora, dato che non è più montabile b) è quel che ogni cavallo desidera c) non esiste soluzione migliore per un cavallo (e nemmeno per noi, visto che ci costerà di meno); queste stranezze e difficoltà di gestione hanno un’unica causa, talvolta senza soluzioni: siamo solo noi uomini i soli responsabili di questa profonda alienazione di alcuni equidi dalla propria vita naturale.
  5. Il delicato passaggio dalla vita di scuderia a quella 24h no stop a paddock va comunque gestito sempre gradualmente, su diversi fronti; vediamo quali:

a): se il destino finale del cavallo a cui regaliamo/garantiremo la pensione a paddock sarà quello di essere inserito in un branco, questi andrà sferrato almeno un paio di mesi prima (di modo da non ferire gravemente gli altri, abituarsi, “fare piede” e dunque non arrivare dolorante e sommamente impedito nel movimento proprio nel momento in cui dovrà confrontarsi col gruppo. Aggiungiamo una nota a latere, che vale per gli assolutisti sostenitori del “piede scalzo”: vi sono cavalli che senza ferri si abituano e stanno poi benissimo, pur lavorando; altri che, per questa nostra scelta etologica/naturale patiscono le pene dell’inferno e che, a causa della conformazione stessa del proprio piede, non troveranno mai pace (non c’è abitudine che tenga!), pur essendo liberi a paddock (e pur senza dover lavorare). In tal caso, bisognerà aiutarlo, ossia continuare a ferrarlo, magari con opzioni in gomma/plastica per non essere troppo lesivo nei confronti degli altri cavalli presenti… Ogni soggetto è a sé, vale per noi, come per loro… piedi a parte, se ci teniamo davvero, per condurre una vita “libera” il cavallo dovrebbe stare sempre, in generale e compatibilmente ad età e problemi pregressi, in buona salute.

b): gestire adeguatamente e per tempo il cambio di dieta è fondamentale per non incorrere in problemi scaturenti da modifiche troppo repentine dei principali elementi nutrizionali (ad esempio, l’erba primaverile dei prati, assai appetibile, per cavalli non abituati può essere assai deleteria – ossia, generare coliche – se assunta in dosi troppo abbondanti, cosa che capita spesso con equidi neofiti della wild life con ettari di paddock a disposizione, ingordi nei confronti di questa bella “novità” nutrizionale…).

c): fargli fare esperienze step by step per abituarlo alla sua nuova vita è sempre la cosa migliore (dalla scuderia, più ore da trascorrere a paddock nei mesi precedenti; nel luogo in cui lo porteremo per la sua nuova vita, specie se con altri cavalli, procedere gradualmente con l’inserimento con altri soggetti e studiare/stare a vedere il suo atteggiamento verso gli altri; il tutto da compiere pian piano, prima di inserire il cavallo in un branco consolidato, dove di certo vi sarà da guadagnarsi un posto con un linguaggio “equino” ben definito e molto spesso non così scontato per cavalli lungamente scuderizzati, più abituati ad interagire con gli uomini che con i propri simili…).

Va infine considerato anche che alcuni cavalli soffrono di allergie, specie per punture di insetti – e sono a rischio shock anafilattico pure durante la vita che trascorrono in scuderia; altri sono molto anziani; altri ancora sono bolsi, altri hanno gravi acciacchi o lesioni che gli impediscono di muoversi liberamente… in breve, le condizioni generali circa i problemi di salute del proprio cavallo, quelle con le quali ci si è misurati durante la vita in scuderia, non spariscono magicamente se il cavallo viene spedito a paddock all day long. Anzi, possono pure peggiorare. Ragion per cui, vale la regola: libero sì, ma complessivamente sempre monitorato.

Diversamente, specie con gli anziani, sappiate che regalandogli una total life a prato non gli state facendo un favore… molto spesso, se le loro condizioni non sono complessivamente idonee, lo state consegnando a morte certa. La naturalizzazione non è sempre la soluzione ottimale, specie per soggetti anziani/deboli/debilitati: parlatene con il vostro veterinario e studiate insieme la risposta migliore per le sue condizioni… Per ogni cavallo serve individuare lo stile di vita più adatto/consono, al fine di renderlo davvero sereno e felice.

© B.S.; riproduzione riservata; credits foto: © EqIn

 

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