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Su Equestrian Insights avevamo approfondito il tema del linguaggio del corpo del cavallo, soffermandoci su orecchie, occhi, narici, coda e postura come strumenti fondamentali di comunicazione (clicca qui). Oggi una nuova ricerca dell’Università di Guelph aggiunge un tassello importante a questo quadro: anche le più piccole espressioni facciali possono aiutarci a comprendere meglio come il cavallo vive il lavoro, le interazioni con il cavaliere e l’ambiente che lo circonda.
Lo studio, condotto dalla dottoranda Aveil Oberhammer, ha utilizzato l’EquiFACS (Equine Facial Action Coding System), un sistema che registra in modo standardizzato i movimenti dei muscoli facciali del cavallo, che sono veramente tanti, come mostra lo schema qui sotto:
I ricercatori hanno osservato cavalli impiegati in lezioni di equitazione prima, durante e dopo il lavoro. Tra i segnali registrati figurano tensioni sopra gli occhi, movimenti delle orecchie, dilatazione delle narici, sollevamento delle palpebre e comportamenti orali come masticazione o movimenti delle labbra.
Elementi che, considerati singolarmente, possono essere facilmente fraintesi. Ad esempio, la masticazione viene spesso interpretata come un segnale di rilassamento, mentre le evidenze scientifiche suggeriscono che possa rappresentare un comportamento di auto-regolazione emotiva. Anche le narici dilatate non indicano necessariamente stress o disagio, ma possono riflettere attenzione, anticipazione o sforzo fisico.
La ricerca ha inoltre messo in discussione una convinzione piuttosto diffusa: quella secondo cui le lezioni con cavalieri principianti sarebbero meno impegnative per i cavalli rispetto a quelle con allievi più esperti. Le espressioni facciali osservate non hanno infatti mostrato differenze significative tra i diversi livelli di abilità dei cavalieri. Secondo gli autori, interpretare segnali poco chiari o incoerenti richiede comunque uno sforzo cognitivo importante per il cavallo, che cerca costantemente di comprendere le richieste del proprio partner umano.
“Sappiamo che i cavalli imparano per tentativi ed errori”, afferma Oberhammer. “Se non associano un determinato segnale a un risultato positivo, potrebbero semplicemente non fare nulla”. Un aspetto fondamentale da sottolineare è che una buona equitazione non si limita a dare segnali. Si tratta di dare segnali chiari e tempestivi che abbiano un senso per il cavallo. Nella teoria dell’apprendimento, è noto quanto sia importante allentare la pressione di un segnale in modo preciso e tempestivo (clicca qui), ossia essere anzitutto preparati e coerenti.
Interessante anche il confronto tra cavalli più e meno esperti. I soggetti con minore esperienza tendevano a mostrare segnali associati a una maggiore attenzione e vigilanza nei confronti dei cavalieri principianti, quasi nel tentativo di trovare la risposta corretta a indicazioni non sempre precise. I cavalli più navigati, invece, sembravano attendere segnali più chiari prima di reagire, avendo probabilmente imparato che indicazioni poco coerenti raramente conducono a un risultato comprensibile.
Un altro aspetto emerso riguarda i cambiamenti delle espressioni facciali nelle diverse fasi della preparazione e del lavoro. Prima della sellatura i cavalli mostravano una ricca varietà di movimenti a livello di occhi, bocca e narici. Durante la preparazione e l’attività montata queste espressioni tendevano a ridursi, con animali apparentemente più “stoici”. Dopo il lavoro, invece, alcuni comportamenti orali tornavano a manifestarsi con maggiore frequenza, suggerendo che il cavallo possa comunicare informazioni rilevanti una volta terminata la pressione legata all’attrezzatura e all’esercizio.
Il messaggio che emerge da questa nuova ricerca si collega perfettamente a quanto avevamo già evidenziato parlando del linguaggio del corpo equino: non esiste un singolo ed unico segnale che permetta di comprendere lo stato emotivo di un cavallo. Orecchie, occhi, narici, postura, coda e ora anche le più sottili micro-espressioni facciali devono essere osservati nel loro insieme e interpretati nel contesto corretto. Solo così possiamo avvicinarci a una comprensione più autentica del punto di vista del cavallo e costruire una relazione basata su una comunicazione più chiara, efficace e rispettosa del suo benessere.
(03/09/2026) © B.S.; riproduzione riservata; fonte principale: Aveil Oberhammer , Caleigh Copelin, Lais Rabel, Katrina Merkies – University of Guelph, Canada: “Behind the bridle: Understanding facial expressions in lesson horses before and after riding”, clicca qui full study; foto / immagine in italiano dallo studio © EqIn