Ondate di calore: fermarsi è una scelta di responsabilità e professionalità autentica

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25 giugno 2026 #focus


Come questa fine giugno 2026 sta ampiamente mostrando, le ondate di calore non sono più eccezioni, ma una costante delle estati europee. E quando il termometro supera i 30°-35° gradi, non si parla più di disagio: si parla di rischio reale per tutti, uomini e cavalli. Per questo, negli ultimi giorni, il messaggio che arriva da molte istituzioni equestri europee è sempre più netto: la responsabilità viene prima della prestazione.



Dalla KNHS nei Paesi Bassi all’IFCE in Francia, fino alla Federazione Equestre Spagnola, si sta consolidando un orientamento comune: limitare, adattare o sospendere l’attività durante i picchi di calore.

In Spagna, la Real Federación Hípica Española (RFHE) ha diffuso proprio in queste ore un richiamo ufficiale alle linee guida FEI sul rischio da alte temperature. Non si tratta di un semplice invito generico. La federazione raccomanda l’uso dell’indice WBGT per valutare il rischio reale (temperature, umidità e radiazione solare), indica soglie di attenzione già intorno ai 30°C e invita a evitare attività nelle ore più critiche, specialmente oltre i 32°C. Chiede inoltre di predisporre misure concrete: acqua, ghiaccio, ombra, ventilazione e spazi adeguati per il recupero.  È un passaggio importante: la prevenzione diventa responsabilità strutturale, non solo buon senso individuale.

Lo stesso approccio si ritrova nelle indicazioni della Koninklijke Nederlandse Hippische Sportfederatie (KNHS), che prevedono adattamenti o cancellazioni delle competizioni sopra determinate soglie, riduzione dell’intensità del lavoro e limitazioni al trasporto dei cavalli nelle ore più calde. In Belgio, i concorsi sono stati annullati al salire della temperatura a 35°, idem in alcune zone della Francia.

A livello internazionale, la FEI ha rafforzato ulteriormente questa linea con la campagna “Beat the Heat” (+ info: clicca qui), sottolineando come il caldo estremo abbia un impatto diretto su salute, benessere e performance e richieda un approccio preventivo e pianificato.  In tutta Europa, quindi, si sta affermando una nuova normalità: non tutto si può fare, sempre e comunque. Il cambio culturale è evidente: la gestione del caldo non è più solo una questione di ridurre leggermente l’attività, ma implica decisioni più nette. Significa riprogrammare allenamenti, modificare calendari, rinviare trasferte e, in molti casi, semplicemente non uscire.

Il rischio infatti non riguarda solo l’esercizio fisico, ma anche il trasporto, l’attesa nei campi gara, l’esposizione prolungata a temperature elevate e ambienti poco ventilati. Già sopra i 30°C si entra in una zona critica in cui ogni variabile – umidità, durata dello sforzo, ventilazione – può aggravare le condizioni del cavallo. In questo contesto, “restare a casa” non è una rinuncia ma una decisione tecnica e consapevole. La tutela del cavallo viene prima del calendario e della performance.

Tutte le indicazioni europee convergono sugli stessi principi: prevenire invece che intervenire in emergenza, ridurre l’esposizione complessiva al caldo, garantire condizioni ambientali adeguate come acqua, ombra e ventilazione, e riconoscere che i limiti non sono fissi ma dipendono dalle condizioni reali. Il punto più importante, però, è culturale, ed è su questo che vorremmo insistere: si tratta di accettare che fermarsi è parte della competenza. Che rinviare un allenamento o evitare una gara non significa perdere un’occasione, ma proteggere il futuro del cavallo.

Quando fa troppo caldo, si cambia. Si rallenta. O ci si ferma. E sempre più spesso, la scelta giusta è la più semplice: restare a casa.

© B.S. – Riproduzione riservata; foto © EqIn

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