Sei un cavaliere se… (“Hey, you’ve got swag!”)



31 agosto 2017 #humour



Cavalieri si diventa e, soprattutto, li si riconosce: a furia di frequentare scuderie, concorsi, fiere, eventi, meeting ippici e pressoché esclusivamente persone che condividono una sviscerata passione per gli equidi, l’ “equestrian” sviluppa delle caratteristiche comportamentali uniche, che ne determinano uno stile inconfondibile, fuori dal comune: abbiamo cercato di raggruppare alcuni tra questi suoi peculiari segni distintivi, certi che vi riconoscerete in almeno uno!


alzarsi all’alba per andare a montare o in concorso risulta moooolto più semplice rispetto a quando lo si deve fare per andare al lavoro o studiare;

*puntualmente, il cavaliere è colui che ti dice “faccio prima un salto 2 minuti in scuderia e finisce inevitabilmente per trascorrervi mezza giornata; allo stesso modo, ogni scusa è buona per passare a fare un saluto al suo cavallo. La sua vita sociale inevitabilmente viene confinata e condivisa solo con altri cavalieri, essendo pressoché impossibile far quadrare altri impegni; ne consegue che

* il cavaliere che non condivide la sua attività equestre con un altro /altri appassionato/i avrà una vita difficile, fatta di scuse e priorità che l’altro non capirà e non potrà mai capire o giustificare, salvo rari casi. Se per motivi e/o urgenze familiari imprescindibili il cavaliere viene tenuto lontano per diverso, troppo tempo dalla scuderia, egli diventa irascibile, veramente irascibile – in certi casi persino pericoloso. Nella sua vita sociale troverà un po’ di pace solo se riuscirà a coinvolgere e contagiare con la sua passione equestre il partner e/o parte della famiglia. Di solito, tuttavia, il suo partner è dell’ambiente.

* il cavaliere è abituato a sostenere gli sguardi perplessi dei non-equestri quando parla del suo cavallo come di un figlio o di un partner. Anzi, meglio e di più del figlio e del partner, qualora questi esistano.

* l’auto del cavaliere è sempre sporca: al di là dell’aspetto esteriore (fango e polvere tipici delle strade sterrate che conducono alla maggior parte dei Centri Ippici inevitabilmente si accumulano in ogni momento), non mancano nell’abitacolo trucioli o paglia che il cavaliere involontariamente porta con sé dopo ogni permanenza in scuderia. Inoltre, la sua automobile altro non è che una selleria mobile, un luogo aggiuntivo dove tenere sempre a portata di mano tutte quelle cose che “casomai, potrebbero servirmi”, sia in concorso, sia durante le normali sessioni di lavoro a casa, con estremi che vanno dai secchi ai boots (magari piove…), dalle coperte del cavallo ai rotoloni di cotone garzato che non stanno mai da nessuna parte. Egli realizza che qualcosa non va nella sua auto solo quando vi sale qualcuno che nulla c’entra con il mondo equestre… la sua faccia è più che eloquente.

Il cavaliere indossa la tenuta da equitazione in ogni circostanza: dal salto in posta o al supermercato, passando per la pausa pranzo – anche al ristorante, il cavaliere s’abitua presto allo sguardo interrogativo di chi non realizza subito perché egli vesta quel bizzarro abbigliamento: in particolare, le calze da equitazione sopra ai pantaloni – anche se griffate del più gettonato brand, che tuttavia conosce solo chi è del settore – attirano la maggior parte degli sguardi altrui.

l’armadio del cavaliere conta più abiti per l’equitazione che per qualunque altra situazione: un ampio repertorio di vestiti riguarda ogni articolo possibile per l’inverno e l’attività outdoor, anti pioggia e anti vento; le calze tecniche non sono mai abbastanza, le polo per l’estate pure… tralasciamo (volontariamente, per brevità) l’elenco di tutto quel che riguarda l’abbigliamento da gara, che di certo occupa un cospicuo spazio.

*qualunque oggetto riguardante o rappresentante i cavalli è irresistibile ed è sempre “bellissimo!”; dai gioielli/bigiotteria ai soprammobili, dalle opere d’arte ai libri, il cavaliere sembra non poterne proprio fare a meno.

* alcuni cavalieri collezionano imboccature di ogni tipo, che in realtà non useranno mai; lo stesso dicasi per qualsivoglia colore o tipo di sottosella, cuffiette, coperte, fasce ecc. Se anche ha un solo cavallo, ad ogni (faticoso) spostamento o trasloco il cavaliere scoprirà di possedere una vera e propria selleria, tale da poter quasi aprire un negozietto: qualche settimana per riprendersi dallo shock sarà sufficiente per ricominciare lo shopping compulsivo ogni volta che se ne presenterà l’occasione. Ne consegue che

* il cavaliere spende più per il suo cavallo che per se stesso e raramente si lamenta per questo; sia per la sua salute, sia per il grooming o qualsivoglia altra attività connessa al cavallo (inclusa la lavanderia, capitolo di spesa molto importante insieme a carote e mele), ogni scusa è buona per acquistare qualcosa per il suo amico quadrupede – anche i biscottini alla papaya, sebbene il cavallo non dimostri di amarli particolarmente. Dovendo portare il cap, le amazzoni possono almeno notare un certo risparmio delle proprie finanze per il calo della loro presenza dal parrucchiere: qualsiasi intervento sui capelli tiene sempre in debito conto dell’attività equestre. D’altro canto, essendo ogni donna anche un po’ la groom del suo cavallo, l’impegno per mantenere intatta la propria femminilità a livello estetico è doppio rispetto a quello di una persona “normale”, dovendo ella svolgere spesso attività non propriamente leggere.

* le vacanze estive sono per il cavaliere un problema non da poco; se ha pianificato comunque un calendario agonistico, e dunque non interromperà l’attività equestre sfidando anche il solleone, allora non c’è nessun problema. Diversamente, “abbandonare” il cavallo per più di una settimana crea non poche difficoltà… ovviamente non al cavallo (che in certi casi tira pure un sospiro di sollievo), ma a lui, che dopo pochi giorni di lontananza entra in crisi d’astinenza da scuderia e affini. Non è raro infatti che molti cerchino mete turistiche che siano almeno vicine ad un centro ippico (per sopperire alla crisi talvolta gli basta avvicinarsi ad un equide), o che non decidano addirittura di portare nel luogo di villeggiatura anche il cavallo.

* il cavaliere dice di amare l’estate, la desidera con tutto se stesso specie dopo lunghi periodi di pioggia e freddo. Ma, puntualmente, dopo 15 giorni di caldo infernale, rimpiange e desidera temperature più miti; in quanto attività che si svolge principalmente all’aperto, ci sono ovviamente molti pro alla pratica equestre durante la stagione estiva – quasi tutti abbiamo iniziato a cavalcare d’estate, che certamente è il periodo ideale per passeggiate e trekking. Ma durante l’estate vi sono anche alcune difficoltà che il cavaliere teme moltissimo: dal rischio di un malore per il proprio amico – animale che non ama affatto le alte temperature, essendo per lui più elevato il rischio di disidratazione (pur avendo badato a montarlo o a metterlo a paddock o a fargli fare il viaggio in van solo di mattina presto, o la sera tardi/notte e pur controllando cento volte gli abbeveratoi), all’odio viscerale verso qualunque insetto volante, dalle zanzare ai tafani. Alla fine l’estate, specie se lunga, gli diventa così insostenibile da condurlo nel baratro di un’isteria desiderante freddo e gelo (“i cavalli lavorano meglio d’inverno”: non è raro sentirglielo dire non appena non ne può più). Ogni anno il ciclo si ripete, è l’eterno ritorno dell’uguale discorso ad ogni estremo meteorologico di caldo o freddo.

* se il cavallo in sua presenza si limita a piluccare il fieno – ma ha già voracemente ingurgitato la pietanza – ndr il mangime -, il cavaliere versa immediatamente in un reale stato di panico, specie se il quadrupede non ha ripulito del tutto la mangiatoia: quindi ha già chiamato 24 veterinari e si sta organizzando per la veglia notturna. Eppure lo sa benissimo che talvolta il quadrupede (viziato) aspetta e vuole le carote ORA, per godersi il fieno in pace solo dopo, quando lui andrà via; tuttavia il cavaliere non quieta, vuole sentirsi porre l’ovvia domanda: “ma il soggetto ha dimostrato appetito”?

*il Cavaliere-proprietario è spesso seviziato dal suo cavallo: subisce le sue molteplici angherie con stoica sopportazione, pronto a trasformare ogni banale risultato in una conquista. Certi dispettosi equidi mordicchiano (anzi no, mordono davvero) solo i loro proprietari, non stan mai fermi solo con loro, gli danno filo da torcere per entrare nei lavaggi, salire sul van e manco si fanno recuperare quando sono a paddock: insomma, A LUI, al proprietario quel cavallo, il suo cavallo, può per gioco decidere di rendere piuttosto complicata ogni attività ogni volta che può. Eppure, per il suo cavaliere, quel cavallo è adorabile, è senso e ratio della sua vita e nulla lo fara’ decidere anche semplicemente per manifestare un po’ di più polso e autorità al solo fine di farsi rispettare.. Anche se per fare qualunque cosa – cose banali e ordinarie che altri, proprio con quello stesso cavallo, realizzano in 2 minuti – lui ne impiega almeno 30. Poi però alla fine ce la fa, e quindi è FELICE.. d’altronde, non potrebbe essere diverso: “ieri in gara è stato cosi bravo!”

Potremmo procedere ancora molto a lungo elencando caratteristiche dello stile di vita comune agli equestrians ma per ora ci fermiamo qui: “Hey, you’ve got swag!”  (“Hey, hai stile!”), sì: lo sappiamo, this is #cool #gorgeous 😉 e, soprattutto, non potremmo fare diversamente neanche volendo!

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