#iorestoacasa anche per proteggere chi in scuderia lavora per noi



13 marzo 2020 #news



In questo tempo dominato pressoché esclusivamente dall’ormai dichiarata pandemia da Coronavirus (COVID-19), le notizie si susseguono veloci: per gli equestrians questo momento è molto difficile, dai professionisti che si vedono via via annullare importanti appuntamenti internazionali (pure con qualifiche “sudate” durante tutta la stagione) sino ad arrivare allo stravolgimento della vita personale di ogni amatore/appassionato, con limitazioni importanti – ed ovvi disagi e lamentele.


Tuttavia, urge fare una specifica: sebbene molti tesserati abbiano in questi giorni chiesto “come fare” a noi e alla Federazione stessa, presentando nel dettaglio la loro situazione specifica (si sa, ogni legge/regola è generale, e nel suo darsi investe tanti casi atipici/particolari), le indicazioni sono chiare: senza comprovata necessità, non è dato muoversi per andare in scuderia dai propri cavalli (+info: clicca qui).

Questa regolamentazione, che a molti è parsa troppo restrittiva, riguarda principalmente il fatto che non è possibile modellare ad hoc un codice di comportamento sulla base delle specifiche esigenze di ognuno, specie quando molti, all’inizio dell’emergenza, han fatto “come se non”, continuando le loro attività in scuderia, pur con lezioni, eccetera. La FISE oggi, pur garantendo in questa situazione la copertura assicurativa federale per tutte le attività svolte in scuderia “nel rispetto dei Regolamenti federali e delle normative vigenti”, ha ribadito un concetto chiaro, volto alla “sensibilizzazione verso i propri tesserati per limitare il più possibile e con senso di responsabilità gli spostamenti e le attività pericolose, per contribuire alle misure di contenimento del contagio”.

Evidenziamo un aspetto, che forse a molti sfugge: se cado da cavallo (mio o di altri), o mi prendo un calcio anche semplicemente mentre lo passeggio a mano, potrebbe capitarci di dover andare in pronto soccorso. Ecco, non è proprio il caso oggi, dato che la nostra Sanità è “a tappo” per l’emergenza Coronavirus.

A fronte dei divieti di accesso per i proprietari/soci, molte associazioni impegnate per la tutela degli equidi si sono mobilitate, sollevando il legittimo problema dell’assistenza ai cavalli che deve comunque esser sempre garantita, pur in assenza dei proprietari – o permettendo loro, in qualche modo, di corrispondervi – nel pieno rispetto delle regole vigenti in questo periodo di emergenza. E, su questo, non ci piove: ma i problemi sono però diversi. Primo tra tutti: se si ammalano i proprietari, per i loro cavalli è quasi sicuramente “finita la storia”. Idem se si ammalano i gestori ed operatori nelle scuderie, dove sono affidati 24h al giorno. 

Ma articoliamo per punti, dal meno grave al più importante:

    • Mi manca il cavallo, non sono assolutamente abituato a non vederlo/ a non stare con lui per un periodo così lungo: sono già ora, dopo soli pochi giorni di lontananza dalla scuderia, in “crisi di astinenza”. Reazione comprensibilissima che va però bilanciata, e trova risposta, nel fatto che, se la struttura in cui è collocato il cavallo se ne sta occupando diligentemente, e ti/vi tiene quotidianamente informati su come sta e cosa fa, il problema è “solo” – tra virgolette, perché comunque non è certo poco – emozionale: la sofferenza da separazione è presente e attiva per tutti i nostri affetti, in questo periodo di forzato isolamento sociale; ma ne usciremo, finirà, #andratuttobene.
    • Ma perché non posso andare in scuderia? Io sto bene! Tra i molti motivi che possiamo indicare, vi è quello, importantissimo, per il quale gli utenti potrebbero mettere a rischio gli stessi gestori, i groom e chiunque diversamente si occupi della loro gestione ordinaria in quanto asintomatici, con sintomi lievi del Coronavirus. E’ un virus intelligente che permette che si continui “[…] a viaggiare, lavorare e andare in vacanza, nonostante un po’ di brividi e naso chiuso. Che [si torni] a casa la sera in famiglia, non [si disdica] quella cena con gli amici prenotata tempo fa [e nemmeno che ci si lanci] nell’impresa sportiva per cui si erano tanto allenati” (cit. repubblica/science.it)
    • Non sono sereno; non so se posso fidarmi; sono abituato a monitorare più spesso che posso quel che in scuderia fanno/non fanno con il mio e gli altri cavalli. Nonostante noi da sempre sosteniamo il fatto che, nel rapporto tra proprietario/affidatario e struttura, la fiducia reciproca sia fondamentale (sempre se legittima e motivata nei confronti della scuderia; non riguarda i casi in cui è abilmente “coltivata” dai responsabili della stessa… magari questa è l’occasione per accorgersene davvero!). Dunque, laddove la fiducia non ci sia, non sia pressoché totale – dato che nessuno può monitorare h 24 cosa fanno o non fanno con e per i cavalli, manco per chi è da Ian Tops), non capiamo fino in fondo per quale motivo alcuni proprietari siano e permangano in quella struttura. Questa situazione di emergenza per la pandemia, alla sua conclusione, con fatti alla mano (il mio cavallo, quando lo ritroverò, starà bene o starà male? O per lui, pure più sereno e riposato, nulla è cambiato?), determinerà di certo alcuni cambiamenti: di atteggiamento, di scuderia…
    • Mi han detto che, per ciò che riguarda la movimentazione del cavallo, dato che ad oggi non riesco/sono impedito dall’occuparmene (cosa che normalmente faccio), ci saranno dei costi aggiuntivi. Dipende da quel che uno vuole/pretende. Non ci stupisce, ed è più che comprensibile, laddove le primarie attività (cibo, lettiera ecc.) sono sempre state gestite dalla scuderia con pensione standard, mentre tutto il resto, ivi compresa la movimentazione, è stato finora stabilito/deciso/eseguito dal proprietario del cavallo. Oggi, in emergenza ed in assenza forzata dei proprietari, ogni scuderia veramente responsabile, a fronte di un carico di lavoro non previsto/in più, può decidere anche di avvalersi di un collaboratore aggiuntivo per l’indispensabile movimentazione di tot cavalli aggiuntivi rispetto allo standard; cosa che ovviamente ha/avrà un costo, specie se queste nuove esigenze non erano prima comprese nella pensione “normale”. Ovvero: se vogliamo che il cavallo in nostra assenza comunque continui ad esprimersi in piaffe o saltare, tutto il lavoro da parte di terzi finalizzato in tal senso è dunque un extra. Però capiamoci: data la situazione di emergenza, specie se il cavallo non può fare quotidiana movimentazione, seppur quella minima – con giostra o accesso ai paddock – con qualcosa bisogna ad oggi provvedere, senza costi aggiuntivi. Resta infatti fermo il fatto che, per tutto ciò che riguarda la SALUTE del cavallo, sono i Centri Ippici a dovervi corrispondere, in concerto costante con i proprietari per decidere via via quel che riguarda questa gestione d’emergenza. Per dirla ancora più esplicitamente: un conto è se non potete andarci e volete mantenere il vostro “cavallo atleta”, altra questione è se, nonostante gli obiettivi agonistici – che saranno comunque da rimandare – state optando per una sua “vacanza”, da svolgersi però in piena salute.
    • Nel posto in cui sta la mia cavalla fanno solo passeggiate, come posso fare per muovere la mia cavalla? Per ciò che riguarda la sua movimentazione, senza lasciarla blindata in un box ma con accesso ai prati, ci auguriamo che responsabilmente i gestori della struttura vi provvedano; come peraltro caldamente suggerito ed indicato in più e più luoghi – data l’assenza forzata di altre attività da parte dei proprietari.
    • Il mio cavallo sta bene ma è in campagna, non è in una struttura; posso andare ed occuparmi di lui, anche senza certificazione del veterinario? Assolutamente sì, specie se non c’è nessun altro che se ne occupi per le primarie esigenze di salute: cibo, lettiera e movimento. Bisogna però sempre muoversi/spostarsi con l’autocertificazione, anche a piedi.

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