CavalDonato Communication #Approfondimenti
05-06 gennaio 2016, @Gianluca Lupinetti #stage presso Stalla Bodmer (Piazza Aviatica 1 | 7503 Samedan – CH – http://www.hhe-stallabodmer.ch/it ) e Stalla Costa (Via Pros da God Sur 27, Postfach 64, 7504 Pontresina – CH – http://www.stalla-costa.ch/it/).
Al completo, si tratta di un gruppo di 18 persone, motivate e partecipi, con diversi livelli di preparazione (principianti e non), che sta dunque dando vita ad un’esperienza di training attiva e stimolante: creando degli appuntamenti ciclici, lo stage si trasforma in un vero e proprio lavoro mirato, che può produrre significativi risultati, cosa che gratifica molto Lupinetti. Gli abbiamo dunque chiesto qualche impressione e commento come istruttore, perché crediamo fermamente nella necessità di diffusione, anche scritta, di indicazioni, suggerimenti, impressioni e consigli, quali necessarie fondamenta dell’edificio di una vera equitazione sportiva. Non si smette mai di conoscere e d’imparare…
Al di là delle tue qualifiche come istruttore, siamo certi siano soprattutto le qualità umane e pedagogiche a determinare il vero successo di buone lezioni… la grande richiesta di questi tuoi stages in Svizzera ne è certo la prova tangibile. Anzitutto, a fronte della tua esperienza, quali ritieni debbano essere le principali qualità di un buon istruttore?
Hai rilevato differenze tra l’equitazione così com’è praticata in Svizzera rispetto a quella italiana?
Sì, alcuni elementi creano per me un ambiente di lavoro assolutamente differente rispetto a quello italiano. Anzitutto, va detto che in Engadina esistono moltissime piccole scuderie (nominate “Stalle”), strutture efficientissime, che tuttavia non sono propriamente dei centri ippici, così come siamo soliti intenderli: spesso manca del tutto un istruttore, ci sono sì gli atleti, le persone si aiutano vicendevolmente e si arrangiano come possono. Questo fa sì che gli allievi reagiscano (a dir poco) con entusiasmo di fronte ad una programmazione sistematica di un lavoro di training e siano molto più disponibili all’ascolto e recettivi nell’apprendimento.
Quali sono i principali problemi che normalmente incontri nel tuo lavoro come istruttore?
Beh, tutto ruota intorno alla propria capacità interpretativa: bisogna adeguarsi, ossia adeguare il lavoro in base al binomio che si ha davanti (considerando parimenti le possibilità e i limiti sia del cavaliere, sia del cavallo), dunque bisogna essere un po’ “psicologi” per capire con chi si sta lavorando. L’allievo non è un burattino che esegue meccanicamente degli ordini e tale non deve diventare: è quindi altrettanto necessario considerare la sua disposizione/volontà di ascolto, i tempi di rielaborazione soggettiva del messaggio inviato, ed eventualmente accettare il limite da parte dell’allievo (sia in quella specifica situazione/esercizio, sia il raggiungimento di un limite in senso più ampio… non tutti sono o diverranno atleti, come è ovvio). Fondamentale è poi capire quando e se è il caso di incentivare al fine di arrivare a realizzare il necessario “passo in più”, quando invece bisogna “inquadrare” con maggiore disciplina… Io stesso, quando ne ho avuto l’occasione, come cavaliere continuo a praticare stages (assolutamente importanti per la mia formazione sono stati quelli con Giorgio Nuti, Filippo Moyersoen, Emilio Puricelli mentre, a livello internazionale, con Albert Voorn, Franke Sloothaak, Nelson Pessoa e Patrick Le Rolland – école de cavalerie de Saumur). È fondamentale non perdere mai la voglia di migliorarsi e confrontarsi. Avere come base un’autonomia, proprie idee ed un proprio metodo di lavoro, ma essere flessibili e contemporaneamente imparare ad essere aperti per poter mettere tutto in discussione e a volte anche cambiare. Non bisogna mai smettere di ricercare la qualità.
In conclusione: consiglieresti il tuo mestiere ad altri?
Lo consiglierei a chi nutre un grande amore per i cavalli e per tutto l’ambiente. A chi crede fermamente nella formazione come base di partenza per l’agonismo ma anche per la semplice passione. A chi vuole confrontarsi ogni giorno da terra con situazioni e persone sempre diverse. A chi trova soddisfazione nel vedere piccoli progressi. A chi non riesce a staccarsi dai campi, dalle scuderie, dai cavalli perché sa che lì, e solo lì, è il posto giusto in cui stare.
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