16 giugno 2019 #news
Il cavallo: possiamo pensarlo, immaginarlo, e/o, per i più fortunati, viverlo come atleta, compagno di sport e di feste; come animale da compagnia, come amico. Esiste poi il cavallo da lavoro, da tempo immemore disponibile a coadiuvare l’uomo nelle sue attività (ivi comprese quelle belliche, in un passato non troppo lontano). Ci sono oggi sempre più equidi impegnati nell’horse therapy, a sostegno di tante persone che, a fianco di questo meraviglioso animale, trovano almeno parziale sostegno e sollievo dai loro grandi problemi; il cavallo in Italia è anche in carcere, a dare una mano ai detenuti. Il cavallo è per molti un maestro e, per alcuni, l’unico valido “psicoterapeuta”. Non da ultimo, il cavallo è spesso a fianco di tanti bambini, in qualità di partner oltremodo paziente nelle fasi più delicate della loro crescita/sviluppo, sia quello fisico, sia quello mentale ed emotivo.
Il cavallo, tuttavia, è anche una voce piuttosto importante della catena alimentare umana: in questi casi, non è altro che un numero, ma pur sempre un capitolo significativo nell’industria dell’alimentazione mondiale. Piaccia o non piaccia, lo si condivida o meno, il nostro Paese resta tra i maggiori importatori di carne di cavallo, tanto da ricoprire, da solo, il 23% dell’interscambio globale.
Non è una novità. In un modo o nell’altro, tutti sappiamo che i cavalli finiscono anche nei nostri piatti – se non proprio nei nostri, in quelli di molti altri esseri umani. Non è semplice realizzare fino in fondo questa cosa, ossia smettere di fare come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia, smettere di cullarsi con l’idea che “vabbé, ma dai, sono tutte esagerazioni”, consolandosi con la falsa credenza che, in fondo, non è vero, le cose non stanno (proprio) così – tanto ci pare impossibile, specie se portiamo il pensiero ai cavalli con cui viviamo. Detto tra parentesi – anche se il tema specifico, qui, è un altro – non va comunque dimenticato che molti tra i cavalli che conosciamo saranno comunque macellabili, anche se oggi fanno sport (magari proprio con o vicino a noi).
Da parte nostra, che dei cavalli – delle loro attività con gli uomini e dei loro successi – vi parliamo tutti i giorni, sarebbe oltremodo vigliacco non dare visibilità e voce ad un’inchiesta importante, che iniziò nel 2012 e che in questi giorni si è rinfocolata, visto che nulla, da allora, è cambiato. Con una premessa: qui non c’entra il fatto di essere o non essere tra quelli che dei cavalli si cibano. Non c’entra l’essere o non essere vegetariani, vegani, “obiettori di coscienza” o, in senso lato, appassionati di cavalli. Qui è centrale realizzare il fatto che questi equidi, inseriti nella filiera alimentare, che arrivano numerosi per il mercato europeo dai macelli dell’America, vivono da tempo la loro esistenza in condizioni con tutti i parametri atti a parlare concretamente di tortura, e che questo accade nonostante in passato molti abbiano fatto sentire forte l’indignazione, denunciando, richiedendo un miglioramento dei controlli e degli standard della loro vita: tuttavia, nulla è cambiato.
La carne di cavallo proveniente da queste zone americane è considerata un alimento pregiato, anche per via del “mito” delle praterie sconfinate in cui gli animali dovrebbero poter vivere e vagare liberi, e dunque esser oltremodo sani e forti. Va quindi anche considerato che il problema non si pone solamente dal punto di vista bioetico, ma anche per i rischi concreti per i consumatori finali di questa carne. Fate un bel respiro: non solo l’esistenza di questi equidi è esclusivamente finalizzata al consumo umano. La loro vita, fino al fatidico ed ultimo momento, continua ad esser principalmente costituita solo da tanta sofferenza, che sarebbe evitabile.
Cavalli feriti o malati a cui viene negata l’assistenza veterinaria – e alla fine comunque macellati – assenza di qualsiasi tipo di riparo dal caldo torrido o dal freddo intenso, equidi abbandonati a se stessi, ammassati e confinati in recinti putridi. Siamo in Argentina, Uruguay e Canada e questi sono gli equidi la cui carne è destinata ad essere importata in Europa. A documentare tante, troppe aberrazioni è un’indagine shock condotta da diverse Associazioni animaliste europee – tra le quali anche l’italiana Italian Horse Protection Onlus (IHP) – che hanno realizzato i video in collaborazione l’associazione americana Animals’ Angels USA.
Basta parole: di seguito condividiamo i video che documentano questa situazione allucinante. Equestrians, non voltiamoci dall’altra parte. Al momento è importante essere in tanti a indignarsi per ciò che voi state per vedere e che noi non avremmo voluto vedere. Altre iniziative seguiranno e ve le comunicheremo. Restate connessi con IHP Italian Horse Protection Onlus : clicca qui
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