24 giugno 2021 #news
A fine aprile Claudio Villa, presidente dell’Associazione Salto Oltre il Muro (Asom) ha ricevuto un’ineludibile comunicazione da parte della direzione del carcere di Bollate e dal relativo Provveditorato, nella quale si notificava lo sfratto dei cavalli e si richiedeva lo sgombero immediato della scuderia, interrompendo di fatto il progetto «Cavalli in Carcere» che il prossimo novembre avrebbe compiuto 15 anni ed in merito al quale abbiamo già avuto in passato occasione di informarvi [+info clicca qui]. Oggi vi sono degli sviluppi in positivo sulla vicenda, sebbene contornata da ombre…
L'”avventura” di Cavalli in Carcere, progetto pilota unico in Europa, era iniziata nel lontano 2007 su richiesta dell’allora Direttore del carcere di Bollate Lucia Castellano, con il chiaro intento di fornire ai detenuti e ai cavalli, giunti da situazioni di sequestro o maltrattamento, una seconda chance. Nel tempo la scuderia, costruita con materiale di recupero dai detenuti che la frequentavano, è arrivata ad ospitare fino ad una quarantina di equidi ed era l’unica realtà in Europa nel suo genere ove si perseguisse la riabilitazione sociale dei detenuti attraverso la creazione di una relazione empatica e di cura tra detenuto e cavallo.
Questa primavera giunge lo sfratto: non solo il tempo concesso per ottemperare alla richiesta, ossia liberare le strutture dai cavalli, è stato quanto meno assurdo (quindici giorni), ma anche la motivazione è stata ineludibile, poiché la struttura era definita “pericolante, inagibile e pericolosa per l’incolumità delle persone”. Ma ecco, lo abbiamo anticipato all’inizio, vi è oggi una buona notizia in merito allo sfratto: nel giro di pochi giorni infatti l’associazione e i cavalli hanno trovato una nuova collocazione. E, dato che ad ogni successo è ascrivibile un merito, questo va riconosciuto a Giuseppe Sanna, persona pragmatica, uso quindi ad anteporre i fatti alle parole e soprattutto con una lunga esperienza nel settore penitenziario; grazie alla sua disponibilità l’associazione ha potuto “traslocare” insieme ai cavalli presso il Centro Ippico La Rosa Bianca a Zanica, vicino a Bergamo.
Abbiamo intervistato Claudio Villa, fondatore e presidente del progetto “Cavalli in Carcere“, per conoscere anche i retroscena di quella che sembrerebbe una storia giunta a lieto fine ma che, nella realtà, segna invece un triste passo indietro. Le cose sarebbero infatti potute andare peggio ma certamente anche meglio: sarebbe bastato ad esempio non porre fine all’esperienza di Bollate poiché, diciamolo chiaramente, il progetto è pronto a ripartire ma non sarà la stessa cosa – Claudio purtroppo lo ha confermato. Intanto perché l’esperienza non è più all’interno del carcere e questo vuol dire già molto, poiché i cavalli erano “visti” non solo dai detenuti direttamente coinvolti nel progetto ma anche dalla restante popolazione carceraria.
Oggi, solo i detenuti che beneficiano dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario (che consente di uscire dalle mura carcerarie), potrà pensare di proseguire l’esperienza nella nuova sede e questo naturalmente ridurrà drasticamente il numero dei possibili partecipanti, oltre ad ingenerare frustrazione e dolore in chi quell’esperienza la stava già vivendo ma non potrà proseguirla.
La decisione di sfratto da Bollate peraltro appare “pretestuosa”, legata ad una perizia, definita “scarna” dai riceventi ed adducente ad una pericolosità strutturale e non da motivi legati a problematiche eventualmente incorse con o fra i detenuti. Sconcerta inoltre apprendere lo stato di totale abbandono in cui è stato lasciato lo stesso Claudio Villa che, da solo, sta smantellando e trasferendo fuori dal carcere tutto quanto costituiva la scuderia, “struttura” incriminata. Sono pezzi di un sogno quelli da portare via, nel caldo sole di fine giugno. Nessun ausilio quindi da parte della direzione del carcere di Bollate che certo non ha pensato di assegnare neppure uno dei detenuti destinato di routine ai lavori di manutenzione entro le mura carcerarie.
Claudio riferisce inoltre che sia i detenuti che il personale di servizio (gli Assistenti Agenti di Polizia Penitenziaria) non hanno ricevuto informazioni in merito a quanto ormai è avvenuto; non sono mancati gli attestati personali di solidarietà e di profondo rincrescimento: il modus operandi della direzione lascia l’amaro in bocca a tutti i soggetti coinvolti.
A questo vogliamo aggiungere una considerazione per quello che a noi appare come un immotivato aggravio di pena poiché ben sappiamo quanto possa essere forte il legame che nasce dall’incontro uomo-cavallo e non fatichiamo a pensare che, dei 40/50 detenuti che gravitavano attorno a quell’esperienza, un qualche tipo di legame debba per forza essere nato… ora è stato improvvisamente spezzato, senza un parola spesa per dare una spiegazione accettabile o meno, ma certamente attesa, quando non anche, diciamolo, dovuta.
Annullare Cavalli in Carcere a Bollate ha amputato oltre ad una possibile competenza lavorativa acquisibile in vista di un fine pena, la speranza, quel dare un senso alle interminabili giornate di chi ha sbagliato ed ora dovrebbe essere messo in condizioni di comprendere per poi reintegrarsi… certamente non piace usare un condizionale che invece qui diventa d’obbligo, visti i fatti.
L’ Associazione farà di tutto per riprendere al più presto le attività e ne seguiremo gli sviluppi per darvene informazione, tenendoci in contatto con Claudio Villa che, scherzando, si definisce come “l’unica persona che non voleva uscire dal carcere” ma che, dolorosamente, è stato costretto a farlo.
Nel ricordarvi che ogni attività non comportava alcun costo per l’Amministrazione carceraria e che i volontari erano appunto tali e quindi non retribuiti, l’Associazione ha sostenuto e sta sostenendo delle spese cagionate dal forzato trasferimento ed ha lanciato una raccolta fondi:
per chi volesse aiutare [clicca qui per maggiori info].
© A. Benna – riproduzione riservata; foto di copertina da profilo Facebook Asom © Giada Cantini