1° settembre 2026 #news
Venticinque binomi hanno raggiunto la finale del recente Mondiale di Aachen: 6 amazzoni e 19 cavalieri, in sella a 7 fattrici, 14 castroni e 4 stalloni. In termini percentuali, la distribuzione non si discosta in modo significativo da quella della lista iniziale dei 150 cavalli partecipanti. Scopriamo i dettagli, grazie a Ben Verheij via Hippomundo.
Analizzando gli Studbook, KWPN e Selle Français sono stati i più rappresentati, con quattro finalisti ciascuno. Un dato tutt’altro che sorprendente, considerando la loro forte presenza già nella lista di partenza, composta da 32 soggetti KWPN e 22 Selle Français. Da sottolineare anche come entrambi i rappresentanti dello studbook SBS siano riusciti a conquistare un posto in finale.
Osservando invece le aree di origine genetica dei 25 finalisti, le linee di sangue Holsteiner risultano nettamente dominanti con 9 rappresentanti. Seguono le linee olandesi con 5, quelle hannoverane con 4, le francesi con 3, le Oldenburg con 2, mentre Irlanda e Belgio sono rappresentati da un soggetto ciascuno. Il castrone Iron Dames Sinclair, infine, è riconducibile a una famiglia materna Purosangue Inglese.
Per quanto riguarda l’età dei cavalli, non erano presenti in finale soggetti di 9 o 10 anni. Il lotto finale comprendeva infatti 7 undicenni, 4 dodicenni, 6 tredicenni, 3 quattordicenni, 3 quindicenni, un sedicenne e un diciottenne. Nulla di particolarmente inatteso sotto questo profilo.
Interessante anche l’età delle madri al momento della nascita dei finalisti. L’80% delle fattrici aveva 10 anni o meno e nessuna aveva 14 anni o più. Un quadro che riflette sostanzialmente ciò che era già emerso dall’analisi della popolazione iniziale. È inoltre significativo notare che le madri dei tre cavalli saliti sul podio avevano rispettivamente soltanto 7, 6 e 6 anni quando hanno dato alla luce i loro futuri campioni.
Passando ai pedigree, ben 24 diversi stalloni compaiono come capostipiti della linea paterna dei 25 finalisti. L’unico nome presente due volte è quello di Cornet Obolensky (+ info clicca qui). Colpisce la combinazione tra stalloni di fama internazionale e riproduttori molto meno alla moda. Curiosamente, i cosiddetti “stalloni da asta di tendenza” risultano quasi completamente assenti. Un dato che potrebbe rappresentare un incoraggiamento per gli allevatori più piccoli e appassionati a proseguire nel proprio percorso, continuando a credere nelle proprie scelte selettive. Un andamento che era già emerso, in misura simile, nella lista generale dei partecipanti.
Guardando ai padri delle madri (dam sires), quattro stalloni compaiono due volte ciascuno: Quidam de Revel (clicca qui), Darco (clicca qui), Cassini II (clicca qui) e Numero Uno (clicca qui).
Dieci delle 25 madri dei finalisti hanno inoltre avuto una carriera sportiva. Tre hanno gareggiato fino a 1,30 m, due fino a 1,35 m, due fino a 1,40 m, una fino a 1,55 m e due fino a 1,60 m. Anche in questo caso non emergono differenze sostanziali rispetto alla popolazione iniziale, nella quale 54 delle 150 madri avevano gareggiato in competizioni sportive, comprese 17 che avevano raggiunto livelli compresi tra 1,50 e 1,60 m.
Naturalmente, questi dati non hanno l’obiettivo di prevedere il successo o di stabilire una formula definitiva per produrre un cavallo da sport di altissimo livello. L’allevamento è una disciplina estremamente complessa e ogni cavallo rappresenta una storia a sé. Tuttavia, l’analisi dei pedigree, delle famiglie materne e dei trascorsi sportivi dei finalisti offre spunti di riflessione estremamente interessanti e forse qualche indicazione utile per gli allevatori. In fondo, il Campionato del Mondo premia la prestazione sportiva, ma dietro ogni cavallo che entra in campo si nasconde una storia allevatoriale che merita di essere conosciuta ed esplorata.
© Redaz. – Riproduzione Riservata; fonte principale: hippomundo; foto: il campione del Mondo Steve Guerdat (SUI) con Dynamix de Belheme during the FEI Jumping World Championship Aachen 2026 ©FEI/Benjamin Clark