West Nile Disease, l’Italia guida l’Europa per casi confermati
1° settembre 2026 #news
L’Italia si conferma il Paese europeo con il maggior numero di casi di West Nile Disease (WND) registrati nel 2026. Con l’arrivo di settembre, tradizionalmente il periodo di massima attività del virus, l’evoluzione epidemiologica dipenderà in larga misura dall’andamento climatico delle prossime settimane. Gli esperti continuano a monitorare la situazione, mentre il sistema di sorveglianza integrata conferma il proprio ruolo fondamentale nella tutela della salute pubblica e animale.
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, sono stati confermati 432 casi umani e 17 decessi. Un dato che colloca il nostro Paese davanti a Grecia, Spagna, Macedonia del Nord, Romania e Francia, ma che va letto anche alla luce di un sistema di sorveglianza tra i più capillari ed efficienti d’Europa, capace di intercettare un numero maggiore di infezioni rispetto ad altre realtà continentali.
Nonostante l’attenzione mediatica suscitata nelle ultime settimane, il numero complessivo dei casi confermati risulta sostanzialmente in linea con quello registrato nello stesso periodo del 2025. Migliora invece la letalità delle forme neuro-invasive, scesa al 7,2% rispetto al 13,9% dell’anno precedente. Ciò che cambia è soprattutto l’estensione geografica della circolazione virale, oggi presente in gran parte della Penisola.
Le regioni interessate sono sedici: Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna. In Veneto, uno dei territori storicamente più esposti, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie segnala una circolazione virale superiore rispetto al 2025.
A spiegare il fenomeno è Fabrizio Montarsi, biologo entomologo e responsabile del Laboratorio di Entomologia sanitaria dell’IZSVe: le temperature particolarmente elevate dell’estate 2026 e il prolungamento della stagione calda stanno favorendo sia la proliferazione delle zanzare vettori sia la diffusione del virus. A ciò si aggiungono le condizioni di siccità che interessano molte aree della Pianura Padana: la riduzione dei punti d’acqua concentra infatti uccelli selvatici e zanzare nelle stesse aree, creando le condizioni ideali per amplificare il ciclo di trasmissione del virus.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Italia registra attualmente 432 casi, dei quali 223 appartenenti alla forma neuro-invasiva. Seguono Grecia con 157 casi, Spagna con 63, Macedonia del Nord con 37, Romania con 28 e Francia con 17. Gli esperti sottolineano tuttavia come il dato italiano sia influenzato anche dalla qualità e dall’ampiezza delle attività di monitoraggio sanitario e veterinario presenti sul territorio nazionale.
Proprio per questo il Ministero della Salute ha rafforzato le misure di prevenzione pubblicando nuove linee guida operative rivolte alle Regioni per la programmazione delle attività veterinarie di sorveglianza e controllo nei confronti dei virus West Nile e Usutu. Il documento (disponibile subito qui sotto) recepisce i principi del Piano Nazionale Arbovirosi e punta a uniformare le procedure sul territorio nazionale, modulando gli interventi in base al livello di rischio delle diverse aree.
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Un ruolo centrale è affidato ai Servizi Veterinari pubblici, che operano in collaborazione con le Regioni, le ASL e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Il sistema è finalizzato all’individuazione precoce della circolazione virale attraverso una sorveglianza integrata che coinvolge uccelli selvatici, equidi e insetti vettori.
La West Nile Disease è infatti una zoonosi trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Culex. Gli uccelli rappresentano il serbatoio naturale del virus e svolgono un ruolo fondamentale nella sua diffusione. Cavalli e uomini, invece, sono considerati ospiti “a fondo cieco”: possono ammalarsi, ma non sviluppano una viremia sufficiente a perpetuare il ciclo di trasmissione verso nuove zanzare.
Per il comparto equestre la sorveglianza mantiene quindi un’importanza strategica. Il monitoraggio degli equidi consente infatti di individuare tempestivamente la presenza del virus sul territorio e contribuisce alla valutazione del rischio sanitario complessivo. Analoga attenzione viene riservata alla sorveglianza del virus Usutu, che condivide caratteristiche biologiche e vettori con il West Nile e può rappresentare un indicatore utile per comprendere le dinamiche di diffusione del flavivirus.
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Le attività di controllo resteranno operative per tutta la stagione vettoriale, che in Italia si estende da aprile a novembre. Nelle aree considerate ad alto rischio sono previste catture regolari di zanzare, controlli sugli uccelli stanziali e monitoraggi negli allevamenti avicoli rurali e all’aperto. Gli Istituti Zooprofilattici trasmettono periodicamente i dati raccolti attraverso il sistema nazionale VetInfo, consentendo un aggiornamento costante del quadro epidemiologico.
Accanto alla sorveglianza, le linee guida ministeriali ricordano l’importanza delle misure di prevenzione, in particolare nelle strutture che ospitano animali sensibili o fauna selvatica detenuta, come parchi faunistici, zoo e centri di recupero. In questi contesti i Servizi Veterinari forniscono supporto tecnico per l’adozione di corrette strategie di disinfestazione e contenimento del rischio.
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