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L’attore Guillaume Canet – “Jappeloup” – sta gareggiando nel 2* del LGCT di Roma

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08 settembre 2018

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Molti tra gli appassionati del mondo equestre conoscono bene l’attore francese Guillaume Canet soprattutto per il film del 2012 “Jappeloup“, che racconta la favolosa storia del “piccolo grande” cavallo morello e del suo cavaliere Pierre Durand, campioni di salto ostacoli ai Giochi di Séoul nel 1988 (film diretto da Christian Duguay, ma elaborato sulla base della sceneggiatura ideata da Canet stesso, protagonista, nei panni di Durand, sul set).

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Classe 1973, compagno della magnifica Marion Cotillard, Canet oltre che attore, regista, produttore e sceneggiatore, è anche un cavaliere, anzi, diciamo pure che egli si è dedicato prima ai cavalli che alla recitazione: l’equitazione è stata la sua principale passione sin dall’adolescenza, come ha dichiarato nella video intervista realizzata allo Stadio dei Marmi da askanews.it, che qui riprendiamo: in questi giorni Canet sta infatti partecipando alle categorie a due stelle della tappa romana del Longines Global Champions Tour. Dopo aver sfilato pochi giorni fa sul Red Carpet della Mostra del Cinema di Venezia per il film “Doubles vies” di Olivier Assayas, di cui è protagonista, Canet è corso a Roma per cimentarsi nelle gare in sella ai suoi cavalli, il castrone grigio di 8 anni Wouest de Cantraie Z (da Winningmood v. Arenberg x Calvin) e il sauro francese dodicenne Sweet Boy d’Alpa (da Kannan x Ouragan de Baussy).

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Nel salto degli ostacoli l’attore francese diede inizio ad una promettente carriera sportiva. Ma appena diciannovenne, una brutta caduta lo costrinse ad abbandonare questa prima passione e ad abbracciare un altro sogno, la recitazione. S’iscrisse allora al Course Florent, dove studiò arte drammatica, avvicinandosi dapprima al teatro. Tuttavia, come trapela dalle sue parole, i cavalli non hanno mai abbandonato completamente la sua vita ed oggi rivestono un ruolo fondamentale: furono proprio le riprese di Jappeloup a rimetterlo in sella (in seguito, acquistò un cavallo e riprese le gare). “A cavallo, sono nella mia bolla”, ebbe occasione di dichiarare anche a “La Parisienne” (clicca qui)

“Sono cresciuto con un padre che è allevatore di cavalli, anche se ora è in pensione. E’ lì che ho scoperto l’amore per l’animale e la complessità del rapporto con lui. Mi è preso il virus e ho montato per tantissimo tempo. Poi a 19 anni ho avuto un incidente piuttosto grave. Mi sono rotto tutta la parte destra del corpo. Non ho cavalcato per molto tempo, fino al film ‘Jappeloup’: ho nuovamente iniziato ad allenarmi e ho ritrovato subito quelle sensazioni che non mi hanno più lasciato. Il cavallo è come una spugna, quando sei stressato lo sente, quando sei arrabbiato lo sente, e questo mi obbliga a dire: sono qui, sono ad un concorso… E’ una medicina. Mi dà equilibrio, perché quando lavori nel cinema sei molto stressato, e l’equitazione per me è una passione che mi dà adrenalina. E poi è anche una maniera per imparare a concentrarsi, perché si è come dentro una bolla. E quando si entra in pista hai la stessa sensazione di quando sali sul palcoscenico a teatro o sei su un set. E’ vero che ho il telefono che squilla continuamente per lavoro. Mi obbligo a spegnere il cellulare, perché di solito i primi due giorni ad un concorso lavoro un po’, poi stacco tutto e per due giorni sto solo con il cavallo. E mi libero la testa. E’ una sorta di meditazione per me”.

Clicca qui per vedere la video intervista

©Redaz.; – riproduzione riservata; fonte principale e foto di copertina © askanews.it

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Redazione EQIN
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