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“Equitazione per educare”: ne parliamo con l’autrice, Rita Andruetto

"Equitazione per educare": ne parliamo con l'autrice, Rita Andruetto
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EquiSportMania

Molti tra gli appassionati e addetti ai lavori delle scuole di equitazione non esitano a riconoscere e rimarcare, ogni volta che possono, il valore unico di questo sport, soprattutto verso coloro i quali il cavallo non lo conoscono affatto, se non per i continui riferimenti “altri” (artistici, storici, pubblicitari, iconografici, di marketing e chi più ne ha, più ne metta) che sempre e comunque mantengono vivo nell’immaginario il cavallo come compagno dell’uomo, oggi come ieri. Quel che tuttavia forse mancava era fare il punto, in maniera specifica, su quale effettivamente sia il valore aggiunto che questo sport, diversamente da altri, può portare ad allievi e ragazzi. Perché non basta semplicemente affermare l’ovvio, ossia che è l’unica attività, ludica o agonistica che sia, che coinvolge un altro essere vivente. Serviva sviscerare “in che cosa” davvero consista quel plus che l’equitazione può dare ai giovani (ma anche ai meno giovani). Questo compito è stato assolto, ora non ci resta che scoprirlo insieme…

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Abbiamo raggiunto telefonicamente la dott.ssa Rita Andruetto, psicologa, psicologa dello sport, giudice nazionale di salto ostacoli della FISE e autrice del volume “Equitazione per educare. Viaggio dentro l’equitazione per esplorare il suo contributo allo sviluppo della persona” (Equitare Casa Editrice), opera analitica e imprescindibile, soprattutto per gli istruttori, volta proprio ad individuare quanto abbiamo premesso; per introdurre al nostro dialogo, e al volume stesso, qualche riga dalla sua Introduzione: “Nel titolo… le intenzioni”:

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Questo libro parla di sport, di intelligenza, anzi di intelligenze, al plurale, di educazione (“educere”) intesa come l’insieme di tutte le azioni da mettere in campo per favorire lo sviluppo delle potenzialità di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne, di ben-essere e inserimento sociale efficace.
E ha un’ambizione: contribuire a modificare l’immagine comune dell’equitazione, immagine che è sì positiva, ma di élite, bella, ma che “fa un po’ paura”, speciale, perché dà sensazioni uniche, ma in fondo superflua nella vita sociale di oggi. (p. 15).

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[B.S.]: Dott.ssa Andruetto, vi è un legame, un rapporto o almeno una potenzialità di rapporto proficuo e creativo tra i cavalli e la società umana: è questo il filo rosso che guida “Equitazione per educare”?

[R.A.]: Sì, assolutamente. Questo rapporto riguarda la valenza educativa, ricordando che la parola educare deriva dal latino, composto di e-ducere e significa tirare fuori, allevare, “trarre’, ‘condurre’, … in generale, promuovere con l’insegnamento e con l’esempio, lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche e morali di una persona. Ecco, in breve: questa educazione la possono fornire i cavalli ai loro giovani cavalieri; servono però istruttori talmente appassionati del proprio ruolo da sentire la responsabilità di accompagnare nella crescita persone che si stanno formando (e la cui formazione continua tutta la vita).

[B.S.]: Andiamo più nel dettaglio di questo sviluppo della persona che gli sport equestri promuovono/insegnano?

[R.A.]:E’ per me sempre più evidente, occupandomi anche di realtà diverse da quella equestre (come il mondo della scuola e del lavoro), che bambini e ragazzi via via si affacciano e devono rispondere al mondo “degli adulti” senza vere e proprie competenze (le soft skills, ma anche alcune hard skills) necessarie al futuro. Gli sport equestri hanno in sé un carattere forte, potente per sviluppare in maniera – se si vuole indiretta – competenze ed abilità utili, alcune veramente indispensabili all’adulto; ma non solo, va detto anche che per queste skills non esiste oggi nessun altro allenamento per i giovani. In soldoni, quel che nel volume ho cercato di sviscerare riguarda il fatto che l’equitazione (e il sistema sociale in cui questo sport è inserito) ha invece tutta la potenzialità per effettuare proprio questo allenamento…

[B.S.]: Che cosa s’intenda per diverse intelligenze, abilità e skills della persona è trattato nel capitolo II e III del suo libro, ma vogliamo portare qualche esempio per i nostri lettori?

[R.A.]: Ad esempio possiamo pensare alla presa di coscienza da parte del giovane allievo circa il fatto che i suoi stati emotivi si riflettono immediatamente sul cavallo – e, di conseguenza, il subentrare della necessità di imparare a gestire le proprie emozioni; o al fatto che se l’allievo non è riuscito a farsi capire dal suo cavallo ciò implica doversi sforzare di cambiare modo di comunicare, prendendo consapevolezza del fatto che il messaggio può, in un dialogo, esser ricevuto o meno, o anche semplicemente frainteso; per ciò che riguarda l’agonismo, poi, l’imparare ad elaborare la sconfitta, o il gioire del lavoro di squadra (col cavallo o con i compagni); o il farsi capaci di gestire e controllare ansie, paure e pensieri negativi, che tanto spesso minano nel profondo anche la migliore performance. Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tantissimi altri…

[B.S.]: Gli sport equestri capaci dunque di preparare alla vita bambini e ragazzi! Rendere consapevoli i genitori di questo grande potere, di questa valenza sommamente educativa, utile per il futuro dei propri figli, è quindi un compito molto importante…

[R.A.]: Esatto. Ed è per questo che all’inizio della nostra chiacchierata le ho detto che con “Equitazione per educare” mi rivolgo anche, in maniera specifica – che in alcune parti del libro è espressamente dedicata – agli istruttori (oltre che a genitori, insegnati e psicologi). Perché i trainer sono davvero i primi a veicolare e far conoscere questo potere dell’equitazione. Tuttavia, ne devono essere consapevoli per primi. Devono saper adottare la giusta comunicazione con allievi e genitori (perché si può provare a fare molto credendo di far bene, ma talvolta è troppo o non è adeguato…). 

Invitando quante più persone possibili alla lettura di “Equitazione per educare” siamo certi che quest’opera serva all’equitazione per farsi conoscere a tutto tondo, grazie al contributo (i tanti contributi) che solo questo sport può dare per far emergere le caratteristiche e le potenzialità che ognuno possiede. Come indicato dalla Prefazione al volume di Marco Di Paola (Pres. FISE), “praticare l’equitazione e le sue innumerevoli discipline non vuol dire soltanto fare sport o attività sportiva, ma significa impegnarsi nella crescita personale”. Di questo Rita Andruetto rende tutti più consapevoli.

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Sull’autrice: Rita Andruetto è psicologa, psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, psicologa dello sport (Master in Psicologia dello Sport della SUISM di Torino con una tesi sul tema Le emozioni in equitazione: allenarsi a riconoscerle e gestirle). Ha iniziato a praticare l’equitazione per passione personale, senza esperienze e contatti precedenti con il mondo equestre, e svolge oggi il ruolo di speaker nei concorsi, di Giudice Nazionale di Salto ostacoli, e di docente in Psicologia e Pedagogia nei percorsi per Istruttori della FISE.
Da amazzone dilettante ha avuto la fortuna di incontrare istruttori appassionati della loro professione, motivati a insegnare a “montare bene” anche agli “amatori”, e attenti alla preparazione mentale, oltre che tecnica e tattica, dei loro allievi agonisti.
Lavora nella scuola dell’infanzia come psicologa consulente per insegnanti e famiglie sulle tematiche dell’età evolutiva e sullo sviluppo delle potenzialità dei bambini. Svolge attività di formazione e consulenza, come psicologa del lavoro, nel mondo delle organizzazioni su tematiche di gestione efficace di sé e della relazione interpersonale, e di gestione delle prestazioni orientata al miglioramento individuale e di gruppo attraverso lo sviluppo delle competenze. Attiva in cavalieri ed amazzoni percorsi di potenziamento della componente mentale della loro prestazione sportiva.

(06 ottobre 2021) © B. Scapolo; riproduzione riservata.

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