Steve Guerdat ha vinto tutto. Ora resta da scrivere il dopo
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Per anni c’è stata sempre una medaglia da inseguire, un titolo da conquistare, un sogno da rincorrere. Olimpiadi, Finali di Coppa del Mondo, Campionati Europei. Poi, ad Aachen, qualche settimana fa, è arrivato anche quel che ancora mancava: il titolo mondiale. E improvvisamente, per Steve Guerdat, uno dei cavalieri più performanti della sua generazione, la domanda è diventata un’altra: cosa succede quando non resta più nulla da vincere?
A 44 anni, il fuoriclasse elvetico ha completato un palmares che appartiene a una ristrettissima élite del salto ostacoli internazionale. Oro olimpico individuale a Londra 2012, tre Finali di Coppa del Mondo FEI conquistate a Göteborg 2016, Omaha 2017 e Omaha 2023, medaglie nelle principali manifestazioni internazionali e ora anche quell’oro mondiale che per anni aveva continuato a sfuggirgli. Ad Aachen 2026, qualche settimana fa, il luogo che considera da sempre il tempio del nostro sport, il cerchio per lui, si è finalmente chiuso.
E lo ha fatto nel modo che probabilmente desiderava di più: in sella a una straordinaria Dynamix de Bélhème, protagonista di un campionato che lo stesso Guerdat considera un autentico punto di arrivo. Dalle parole riportate nell’intervista dei colleghi di sohorse.eu emerge tutta la soddisfazione di un campione che non celebra soltanto il risultato, ma anche la qualità della prestazione. Perfezionista, metodico e determinato come pochi, Guerdat lascia intendere che proprio il modo – e la fatica – in cui quel titolo è stato conquistato lo rende speciale, forse persino più di tutti gli altri successi della sua carriera.
Nei giorni successivi alla vittoria iridata, però, non c’è stato molto spazio per le grandi riflessioni. Il momento è ora. Dopo la festa di Aachen è tornato a casa, ha accompagnato la figlia a scuola e si è ritrovato immerso nella normalità. Un contrasto che racconta molto dell’uomo oltre che del campione. Il nuovo re del mondo ammette di non aver ancora realizzato completamente ciò che è successo. Troppo veloce il susseguirsi degli eventi, troppo intensa l’emozione di una vittoria inseguita per tutta una vita coi cavalli. Ma è proprio qui che il racconto diventa affascinante. Perché per la prima volta Steve Guerdat si trova davanti a un territorio sconosciuto. Per anni ogni stagione aveva una direzione precisa. Ogni scelta, ogni cavallo, ogni programma sportivo conducevano verso un grande obiettivo. Oggi quel meccanismo non esiste più. Il campione del mondo ammette con sorprendente sincerità di non sapere ancora come reagirà a questa nuova situazione. Non c’è paura nelle sue parole, piuttosto curiosità. La consapevolezza di stare iniziando un capitolo completamente diverso della propria carriera ma anche, della propria vita con i cavalli.
Ascoltandolo, si capisce rapidamente che il vero motore della sua vita sportiva non sono mai state soltanto le medaglie. Dalle sue riflessioni emerge l’amore profondo per i cavalli, per il lavoro quotidiano, per quelle piccole vittorie che non finiscono nelle classifiche e non producono titoli sui giornali. La crescita di un giovane soggetto, il miglioramento di un cavallo difficile, il momento in cui mesi di lavoro iniziano finalmente a dare frutti. Sono queste, lascia intendere Guerdat, le soddisfazioni che continuano ad alimentare la sua passione ogni mattina, quando entra in scuderia.
Forse è proprio qui che si trova la risposta alla domanda “e adesso?”. Non nei prossimi Giochi Olimpici, non nella prossima finale di Coppa del Mondo e nemmeno in una nuova medaglia. Perché quando hai conquistato tutto, deve restare qualcosa: in questo caso, restano i cavalli. Restano le relazioni costruite giorno dopo giorno, la responsabilità di accompagnare nuovi talenti verso il grande sport e quella ricerca della perfezione che ha sempre contraddistinto il campione elvetico, beniamino di tutti.
C’è anche un altro passaggio dell’intervista che colpisce. Guerdat racconta di non combattere/aver problemi, da tempo, circa lo stress o la paura. Le gestisce (e lo sappiamo, vediamo in campo, in presenza sua, quando scende in arena…). Se c’è tensione prima di una gara importante, non cerca di convincersi che non esista. Se c’è il timore di sbagliare, lo riconosce. È una prassi competente, semplice e autentica per se stessi – tipica dei veri campioni – che aiuta forse a comprendere perché, per oltre vent’anni, sia riuscito a esprimersi ai massimi livelli con una lucidità e competenza nel binomio quasi disarmante.
Così oggi, dopo aver conquistato l’ultima vetta – vittoria rimastagli, Steve Guerdat non è più soltanto un uomo alla ricerca disperata di un’ulteriore medaglia in sella, riconoscimento pubblico o premio in denaro. Sembra piuttosto un campione che si concede finalmente il lusso più raro di tutti: non sapere esattamente cosa succederà domani. Per uno che ha passato la vita a inseguire obiettivi agonistici, forse questa è la nuova sfida, serena, più rara e inattesa. Non meno che oltremodo difficile.
(03/09/2026) ©B.Scapolo; riproduzione riservata; fonte intervista: sohorse.eu; foto: Steve Guerdat (SUI) & Dynamix du Belheme/FEI Jumping World Championship Third Competition Individual Final Aachen 2026 © FEI/Leanjo de Koster















