Affaire Dujardin: a proposito delle vostre/nostre/loro reazioni
25 luglio 2024
In seguito alla notizia dell’esclusione dalle Olimpiadi di Parigi della dressagista, classe 1985, già olimpica (bronzo individuale ai Giochi di Tokyo 2020, oro nel dressage individuale e a squadre a Londra 2012 e oro individuale + argento a squadre a Rio de Janeiro 2016), attualmente n. 4 al mondo, ossia la britannica Charlotte Dujardin (+ informazioni: clicca qui) per accusa di maltrattamento, tra gli equestrians è comprensibilmente sorto scalpore ma anche indignazione e delusione. Tra tutte le riflessioni e commenti sentiti, letti e pervenuti in redazione ce n’è in particolare uno, che vorremmo condividere con tutti. Prima di tutto, perché proviene da una persona competente, che con i cavalli vive e lavora da anni ed è, oltre che cavaliere, anche istruttore federale. Secondariamente, perché è a mio parere centrale e proficua la sua riflessione e pertanto merita di essere divulgata: non si limita infatti all’ovvia condanna/constatazione del fatto, ma solleva altri problemi e domande:
“Abbiamo tutti assistito in questi ultimi giorni alle immagini che ritraggono la campionessa olimpica Dujardin. Immagini forti e a tratti molto sgradevoli. Immagini che rimandano a violenza, forzature, maltrattamenti; immagini verso le quali credo nessuno si possa schierare a difesa dell’amazzone/trainer, almeno in questo caso specifico. E fin qui siamo tutti d’accordo. Bene. Credo però ci siano un paio di cose da sottolineare, scavando oltre la superficie e stando anche a molte delle reazioni, della gente di cavalli.
1. Vi siete interrogati circa l’incredibile “coincidenza astrale” per la quale queste immagini – e conseguente scoop – sono uscite esattamente qualche giorno prima l’inizio del Giochi Olimpici di Parigi, ai quali la Dujardin avrebbe dovuto partecipare? Non voglio per forza essere in malafede, ma davvero stupisce la tempistica con cui l’avvocato olandese ha denunciato il fatto: ora. Ricordiamo che il caso in questione risale a 4 anni fa. La lungaggine del corso della giustizia in sé non è poi una novità: pensiamo solo a George Morris che all’età di 80 anni circa è stato radiato dalla Federazione Americana per inaccettabili fatti compiuti – abuso su minori – quasi 40 anni prima (+ informazioni: clicca qui). Quindi, nulla di strano, “tutto normale”. Va da sé che quando c’è un tema suscettibile di denuncia bisogna avere il coraggio di esporlo, anche se è trascorso del tempo. Però, che coincidenza/tempismo, oggi, per la Dujardin…
2. Naturalmente ora gridiamo tutti allo scandalo. Ma lo scandalo, che tra pochi giorni sarà passato aspettando il prossimo, qual è esattamente? Mi spiego meglio: fa più scalpore il fatto in sé e per sé, oppure che il fatto sia stato compiuto da un atleta al top, al di sopra di ogni sospetto? Ovviamente fa più rumore, scalpore – e talune volte provoca un senso di leggero godimento, anche, da parte di una piccola parte – quando ad essere “beccato” è un nome altisonante. Sia chiaro, lungi da me voler fare l’avvocato difensore della Dujardin. Quando si sbaglia, è giusto pagare. E lei, questo va evidenziato, ha dato una dimostrazione esemplare di mea culpa (differentemente da altri…).
3. Terzo ma non ultimo per importanza: riguarda la straordinaria ingenuità o presunta tale in cui vogliamo vivere, noi, gente di cavalli, più o meno attivi, più o meno fan (fanatici? Di cavalli o di atleti). Di certo siam pronti a portare in trionfo qualsiasi atleta vinca una medaglia, ma anche a distruggerlo per un errore. Tuttavia, in questo mondo equestre qualsiasi risultato è frutto di sacrifici, che riguardano tutti, dall’amatore al professionista (e anche i cavalli). Nel nostro mondo, appunto, i sacrifici vengono fatti da entrambi gli atleti. Cavallo e cavaliere. Per arrivare a determinati risultati, bisogna ottenere il massimo. E per ottenere il massimo spesso si utilizzano metodi che vanno ben oltre la semplice etologia. E’ un dato di fatto. Basterebbe solamente fare dei controlli a campione per poterlo provare. Così come parimenti sarebbe interessante svolgere la stessa indagine su pur stimatissime persone, chiamiamoli “guru natural”, valutando effettivamente quante ore trascorrono in sella, e quante ne trascorrono semplicemente a raccontare agli “allievi” cose giustissime e bellissime, chiacchierando, forti di dimostrazioni con cavalli ben preparati ad hoc per la dimostrazione durante il proprio “stage etologico”. Exigua his tribuenda fides, qui multa loquuntur (Catone).
Quindi? Dobbiamo forse solamente decidere se accettare una buona volta che, per fare sport, e maggiormente sport equestre del più alto livello, esistono dei sacrifici e delle forzature: inevitabili. Tutto ciò non significa prendere posizioni pro o contro l’atleta in questione: ho la pretesa di dire che “va oltre”, e che l’accaduto mi ha dato modo di riflettere sui compromessi, cui tutti noi, in un modo o nell’altro, scendiamo. Sicuramente una parte di dolo è presente e per questo l’atleta ha pagato / sta pagando, com’è giusto, un conto salato. Una volta scontata la sua pena deve però poter tornare ad essere libera di poter continuare la sua carriera da amazzone e trainer. D’altronde, sbagliando si impara. O così si spera…”.
Proprio perché l’attenzione ed ogni reazione al testo che avete letto deve rimanere solo ed esclusivamente sui contenuti, che la redazione considera molto problematici ma oggi assai determinanti e veritieri, abbiam optato per l’anonimato: vi è però un responsabile della pubblicazione, il direttore di Equestrian Insights, che si fa ovviamente carico del dialogo/punti di vista che da questo scritto potrebbero sorgere: lo condivideremo con l’autore, ovviamente disponibile per ogni confronto. L’invito è quello di utilizzare tutti i mezzi che avete a disposizione (commenti direct social o mail info@equestrianinsights.it o whatsapp redazione +39 333 7726234: pulsante a lato destro sempre presente in ogni articolo) per dialogare con noi.
© B. Scapolo – riproduzione riservata – foto © ig Charlotte Dujardin @jesstog



















