Equidi come animali d’affezione/no macellazione, iniziate le Audizioni Parlamentari
22 aprile 2026 #news
Si è aperto il ciclo di audizioni informali presso la XIII Commissione Agricoltura della Camera dedicato alle proposte di legge che intervengono sullo stato giuridico degli equidi, prevedendone il riconoscimento come animali d’affezione e, conseguentemente, il divieto di macellazione. Le audizioni rappresentano un passaggio cruciale nel percorso parlamentare di quattro distinte iniziative legislative, tutte presentate da deputate e accomunate dall’obiettivo di escludere definitivamente i cavalli dalla filiera alimentare, attraverso un riordino normativo che ne ridefinisca la collocazione giuridica.
Nel corso dei lavori sono stati ascoltati i rappresentanti di numerose realtà associative e istituzionali: Lega Anti Vivisezione (LAV), Animal Equality, Italian Horse Protection, Horse Angels, Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) e Associazione allevatori del Cavallo del Catria. Dalle audizioni è emerso un quadro fortemente polarizzato, con posizioni spesso contrapposte a quelle, nettamente favorevoli, delle associazioni animaliste.
Il nodo del “fine carriera” e il ruolo della criminalità
Un tema ricorrente negli interventi delle organizzazioni protezioniste è stato quello del fine carriera degli equidi. In particolare, Animal Equality ha sottolineato il legame tra la fase finale della vita produttiva del cavallo e fenomeni di criminalità organizzata, richiamando anche il proprio coinvolgimento, come parte civile, in procedimenti giudiziari riguardanti macellazioni clandestine e maltrattamenti. Secondo l’associazione, l’attribuzione generalizzata dello status di animale d’affezione agli equidi rispecchierebbe inoltre l’attuale sensibilità dell’opinione pubblica italiana.
Le valutazioni della LAV: consenso di fondo e richieste di miglioramento
La Lega Anti Vivisezione ha espresso condivisione sull’impianto generale delle proposte di legge, pur indicando diversi aspetti suscettibili di miglioramento. Tra questi figurano i sistemi di tracciabilità, per i quali la LAV suggerisce di rafforzare la Banca Dati Nazionale (BDN) anziché istituire nuovi registri presso le Asl; la composizione del Comitato tecnico, che dovrebbe includere anche esperti indipendenti; e il fondo per la riconversione, ritenuto attualmente insufficiente e da potenziare.
Entrando nel dettaglio dei singoli testi, la LAV ha espresso apprezzamento per il divieto di trazione animale previsto nella proposta Brambilla, mentre nella proposta Evi ha valutato positivamente sia il divieto di utilizzo e commercializzazione dell’ormone Pmsg (gonadotropina serica equina) sia l’ipotesi di una riconversione “plant-based” degli allevamenti equini, trasformandoli da produttori di carne in produttori di alimenti di origine vegetale.
Le criticità segnalate dal mondo sportivo
Di segno opposto le valutazioni della Federazione Italiana Sport Equestri, secondo cui le proposte di legge potrebbero generare effetti indesiderati e peggiorativi. Limitando l’analisi all’ambito sportivo, la FISE ha respinto la qualificazione del cavallo come animale d’affezione, rilanciando invece il concetto di “cavallo atleta”. Il segretario generale Simone Perillo ha definito questa categoria come una qualifica “superiore”, in quanto pone cavallo e cavaliere su un piano di pari dignità, principio già riconosciuto, secondo la Federazione, anche attraverso la visita di idoneità sportiva.
La FISE ha inoltre evidenziato come alcuni contenuti delle proposte di Legge risultino inapplicabili o sovrapposti a normative già esistenti, come nel caso della disciplina antidoping, che opera su scala internazionale. Un eventuale disallineamento normativo, secondo la Federazione, rischierebbe di escludere lo sport equestre italiano dai circuiti competitivi internazionali. Preoccupazioni sono state espresse anche rispetto al divieto delle attività di tradizione storica, che potrebbe contribuire a un’ulteriore riduzione della popolazione equina, già scesa dai circa sei milioni del secondo dopoguerra agli attuali 400–500 mila capi.
L’allarme degli allevatori
Le possibili conseguenze sull’intera filiera sono state richiamate anche dall’Associazione allevatori del Cavallo del Catria, che ha posto l’accento sulle ricadute per la filiera delle carni, sul rischio di perdita del patrimonio genetico delle razze autoctone e su una presunta disparità di trattamento dell’equide, che diverrebbe l’unica specie da reddito esclusa dalla filiera produttiva senza, a loro avviso, solide evidenze scientifiche a supporto di una destinazione esclusiva come animale non destinato alla produzione alimentare (non Dpa).
L’iter parlamentare
Sul piano procedurale, l’esame delle proposte è iniziato nel febbraio scorso in XIII Commissione Agricoltura in sede referente. Una volta concluse le audizioni, è prevista l’adozione di un testo base che confluirà in un unico documento i contenuti delle quattro iniziative legislative:
C. 48 Brambilla clicca qui, C. 2187 Zanella clicca qui, C. 2270 Cherchi clicca qui e C. 2585 Evi clicca qui.
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