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Il valore riproduttivo delle fattrici non dipende (solo) dalla carriera sportiva

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04 novembre 2025 #News

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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Tra le 50 madri dei cavalli più forti al mondo, solo 14 (pari al 28%) hanno gareggiato, e solo una parte di esse a livelli davvero alti. Ciononostante, queste fattrici — e ancor più quelle che non hanno mai saltato in gara — hanno dato vita ad alcuni dei migliori saltatori del panorama internazionale.

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Il dato, secondo Hippomundo, invita a riflettere su una domanda cruciale per allevatori e addetti ai lavori: quanto conta davvero la carriera agonistica della madre nella selezione genetica di un futuro campione?

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Dalle fattrici sconosciute ai nomi leggendari: profili diversi, stessi risultati

Esemplari come Tequila d’Auge, madre dell’impressionante Donatello d’Auge, non hanno mai gareggiato, eppure hanno trasmesso un potenziale genetico straordinario. Lo stesso vale per Beretta (madre di Point Break), Tabelle Dingeshof Z(Katanga vh Dingeshof) e Ulla II (Monaco N.O.P.).

All’opposto, alcune fattrici si sono distinte anche in campo:

  • Hovis, madre di Hello Jefferson, ha saltato fino a 1,50 mt;

  • la celebre Derly Chin de Muze, madre di Killer Queen VDM, ha gareggiato a livello 1,60 mt;

  • Riva de Pleville (Cayman Jolly Jumper, 1,30 mt), Fuchsia van de Donkhoeve (Sherlock, 1,40 mt) e Sophia di San Giovanni (Dynastie de Beaufour, 1,40 mt) sono altri esempi di fattrici attive in gara.

In totale, 9 delle 50 madri (18%) hanno gareggiato almeno fino a 1,45 mt, dimostrando che il successo sportivo della prole non è strettamente legato a quello materno.

Studbook: diversità internazionale con nomi familiari

Dal punto di vista genealogico, l’analisi mostra una presenza significativa dei principali studbook europei:

  • BWP (Belgian Warmblood) è quello più rappresentato, con diverse linee materne di successo;

  • Selle Français segue da vicino, grazie anche a cavalli come Donatello d’Auge e Cayman Jolly Jumper;

  • KWPN completa il podio, con fattrici come Ulla II e Unbelievable.

Compaiono inoltre altri libri genealogici come Westfalisches, Oldenburg e Zangersheide, a conferma della ricchezza e dell’interconnessione genetica dell’allevamento moderno europeo, dove linee belghe, francesi, tedesche e olandesi continuano a intrecciarsi con successo.

Il vero valore genetico: oltre i risultati in gara

La conclusione è chiara: una carriera sportiva di alto livello della madre non è condizione necessaria per produrre un cavallo campione.

Le qualità determinanti vanno oltre le performance agonistiche e includono fattori come:

  • il movimento,

  • la potenza,

  • il temperamento,

  • e soprattutto la complementarità genetica con lo stallone scelto

© Redaz. Riproduzione Riservata; foto: Julien Epaillard (FRA) in sella a Donatello d’Auge – vincitori della Longines FEI Jumping World Cup™ 2022/23 – Amsterdam (NED) © FEI/Arnd Bronkorst

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Redazione EQIN
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