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Joe Fargis in Italia: “Prima di tutto, il cavallo”

Joe Fargis in Italia: "Prima di tutto, il cavallo"
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17 novembre 2023 #news

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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Il 7 e l’8 novembre si è svolto uno stage con lo statunitense Joe Fargis (tra i più grandi uomini di cavalli della storia del salto ostacoli d’oltreoceano) presso il centro ippico ‘IL GHIRO’, in località Busto Arsizio. Ecco com’è andata, e le sue parole.

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Presentare ancora una volta Fargis è necessario? Certo che sì, e non solo perché repetita iuvant: chi a Varese l’ha recentemente incontrato / voluto incontrare, presenziando anche solo come pubblico, già era conscio di aver a che fare con un’icona, un “gigante” mondiale del salto ostacoli, sia come trainer, sia come atleta. Ovviamente non scriviamo per costoro, che han saputo approfittare della sua presenza e disponibilità, ma ci rivolgiamo principalmente a chi, di Fargis, ancora non sa nulla, o quasi, raccontandogli chi è e com’è andata.

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Joe Fargis (Joseph “Joe” Halpin Fargis IV): classe 1948, icona della raffinatezza tecnica in sella, plurimedagliato olimpico, a partire dagli anni ’70 – con un’escalation strepitosa – ha raggiunto i più alti livelli agonistici del salto ostacoli (medaglia d’oro individuale e a squadre ai Giochi a 5 cerchi di Los Angeles del 1984, argento a squadre in quelli di Seul nel 1988, 4° posto nella finale della Coppa del Mondo del 1989; Fargis ha inoltre alle spalle oltre 30 presenze in Coppa delle Nazioni). Parallelamente, Fargis è anche tra i più noti e richiesti trainer al mondo (world class riding instructor & clinician).

A Varese, la settimana scorsa, durante la due giorni di stage, Fargis ha diretto tre riprese day by day con i binomi partecipanti; il primo giorno con esercizi di una semplicità quasi disarmante (all’apparenza), il secondo con la messa in pratica degli stessi su percorsi. Va specificato che, sugli iscritti, Fargis ha voluto sapere molto prima ancora di incontrarli, al di là del livello di patente (non sotto al 1° grado). Va inoltre detto (ribadito, sottolineato) che nell’apparente semplicità tecnica degli esercizi proposti sta tutta la sua concreta e produttiva filosofia di insegnamento: i presenti l’han capito chiaramente. Il punto è dunque sempre e solo uno, a cavallo. Inutile voler fare cose difficili in sella se prima non coltivi fino allo sfinimento, quasi, la perfezione su quelle semplici. Perfezione di ritmo, di assetto, di sensibilità (“tocco” equestre). Perché del cavallo, quel cavallo che stai montando, viene prima di tutto la corretta interpretazione e valorizzazione, anche se tu ti senti tecnicamente pronto a qualsiasi cosa.

La possibilità concreta di incontrare e imparare nuovamente dal fuoriclasse statunitense si deve anzitutto a Mauro Atzeri – che con Fargis collabora da anni – e a Gianluca Lupinetti – coordinatore di questo nuovo appuntamento di stage, orgoglioso di portare avanti occasioni formative con vere e proprie star del mondo del salto ostacoli, come è accaduto per quelle organizzate in passato dal padre Uberto, che coinvolsero anche, ma non solo, Fargis.

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Con Fargis abbiam anche parlato, tête-à-tête; gli abbiam chiesto, anzitutto, se dovesse riassumere con un solo concetto chiave il suo insegnamento, quale sarebbe: “Il focus sul cavallo, prima di tutto. Prioritariamente. Bisogna essere onesti e chiari con i cavalli circa quello che vogliamo fare con loro. Abbiamo il dovere di fornire loro informazioni, indicazioni chiare e oneste, cosa che molti non fanno“.

B.S.: “Certamente esiste una differenza tra essere cavalieri, di livello, ed essere parimenti ottimi istruttori. Come sei riuscito a coniugare entrambe le attitudini e professionalità, e come l’una sta, o è stata, in relazione con l’altra? Quali i benefit, nello svolgere egregiamente entrambe le professioni?”

Imparo, ed ho imparato, anche dagli errori dei cavalieri che incontro ed ho incontrato, a cui ho insegnato ed insegno. Ogni errore, sia in sella, sia da istruttore, è una risorsa. Io imparo, sempre: da qualsiasi cavalcatura, da qualsiasi cavaliere. Da sempre e anche oggi, da ogni cavallo, ma anche da ogni allievo, attraverso le sue difficoltà: la soluzione esiste sempre, quando si è, da ogni parte (in sella o in campo ad insegnare), in attitudine di ascolto, ossia di comprensione“.

Non è mai un caso che certe presenze lascino il segno, quando passano. A conclusione, il commento del nostro Filippo Moyersoen tramite i social, che ai due giorni di stage con Fargis ha partecipato come allievo: trae il bilancio di tutto, e indubbiamente mette un segno:

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“Due giorni di stage con Joe Fargis, oro alle Olimpiadi di Los Angeles: interessante, rigoroso, molto utile per riordinare le precedenze degli obiettivi da raggiungere nel lavoro quotidiano col nostro cavallo, evitando dannose scorciatoie. Più passa il tempo e più abbiamo da imparare con qualcuno bravo che sollecita la ricerca, la buona sensazione, la buona equitazione! Tutto questo, a qualsiasi livello, dovrebbe diventare molto più di moda tra cavalieri, istruttori e dirigenti sportivi (decisamente assenti purtroppo, forse troppo occupati ad autocelebrarsi sui social)”.

© B. Scapolo; riproduzione riservata; all pic credits: alevurgulto 

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Redazione EQIN
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