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Luca Moneta: “Non metterei mai gli impegni agonistici davanti alla relazione con i cavalli”

Luca Moneta: “Non metterei mai gli impegni agonistici davanti alla relazione con i cavalli”
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Luca Moneta è il più conosciuto dei cavalieri azzurri di alto livello che ha un approccio naturale verso i cavalli. Un metodo che funziona e che è confermato dai suoi risultati nei più importanti concorsi internazionali del mondo.

Tutti lo conosciamo, ma vale la pena ripercorrere la sua storia: Luca Maria Moneta è nato nel 1967 e la passione per i cavalli gli è stata trasmessa da suo fratello Piero (cavaliere di endurance pluripremiato). All’età di 15 anni ha incominciato a praticare il salto ostacoli e, una volta maggiorenne, ha partecipato al corso per istruttori federali a Roma (Pratoni del Vivaro). Gli anni seguenti sono stati dedicati per la maggior parte all’insegnamento in vari centri ippici della Lombardia; a 30 anni Moneta ha debuttato nel suo primo Gran Premio sotto la guida del grande maestro, Giorgio Nuti. Moneta ha fatto parte della nazionale azzurra di salto ostacoli in numerose Coppe delle Nazioni (il debutto è stato nel 2009 a Linz), Campionati Europei e Mondiali, sono inoltre innumerevoli le sue presenza nei CSI5* di Coppa del Mondo, del Longines Global Champions Tour ed altri importanti eventi internazionali.

Dopo aver studiato a fondo e dopo numerosi viaggi all’estero per recarsi dai grandi maestri dell’equitazione etologica e non, quali Linda e Pat Parelli, Michel Robert e George Morris, Moneta ha messo insieme i tasselli per la sua equitazione. Come è definito da Moneta stesso, il suo è un approccio di tipo naturale, che ricerca il modo più spontaneo possibile di stare a contatto con i cavalli per mantenere intatti il loro spirito, la loro mente ed il loro fisico. “Approccio naturale” per Luca significa non privare il cavallo della sua natura, solo allora potrà regalarci tutto se stesso, anche nello sport. Tutto ciò è possibile solamente attraverso un tipo di addestramento che tenga conto dell’etologia. 

  • C’è stato un episodio, un cavallo o un momento che ti hanno fatto fare ‘il click’ e cambiare il tuo modo di interagire con il cavallo? “Si, è stata mia moglie che mi ha fatto vedere una rivista inglese, dove un cavaliere saltava con un cavallo senza testiera un bidone dell’olio in mezzo al prato. Lì ho riflettuto; comunque già saltavo dei Gran Premi nazionali e qualche internazionale, e ho pensato che non sarei riuscito a fare lo stesso; centrare un bidone dell’olio alto 1.20 mt e largo 80 cm e saltarlo, senza nemmeno l’aiuto delle briglie o degli speroni. Quindi mi sono interessato a questa cosa e con mia moglie abbiamo iniziato a fare dei corsi”.
  • Hai conosciuto molti uomini di cavalli  che sono stati anche sportivi ad alto livello, basti pensare a Michel Robert, George Morris. C’è un momento, con loro o altri, che ti è rimasto particolarmente impresso e che vorresti condividere con noi? “Mi ricordo la prima volta che sono andato a trovare Michel Robert. Tramite un amico in comune, ero tornato dall’America ed avevo difficoltà a trovare qualcuno che potesse aiutarmi a progredire nella tecnica equestre, accettando il mio modo di pensare, una nuova filosofia. Chiacchierando, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto incontrare Michel, il quale molto gentilmente mi ha invitato da lui due giorni. Mi ha messo a disposizione cinque cavalli indicando le varie difficoltà in ognuno di loro ( un cavallo che scappa sulle linee, un cavallo che non avanza, un cavallo che guarda l’acqua, etc.), e mi ha detto: “ mi piacerebbe capire come fai tu a gestire queste cose con un approccio diverso dal mio”. Io ho lavorato questi cavalli per due giorni, lui è rimasto per due giorni assolutamente sempre con me, e dopo questi due giorni mi ha scritto un messaggio bellissimo dicendomi che io ero il suo fratello italiano e che era contentissimo perché gli ho insegnato il metodo di meditare e di usare la meditazione con i cavalli. Scherzando mi chiamava “Prequillan”.. e poi da lì è nata una collaborazione; lui mi ha insegnato molto sulla tecnica equestre ed io le mie esperienze di Horsemanship”.
  • Come vedi l’equitazione ed in particolare il salto ostacoli tra qualche anno? E cosa ti piacerebbe che cambiasse nello sport di alto livello per migliorare l’approccio e il benessere del cavallo? Credo che già in tante nazioni siano in atto dei cambiamenti molto forti. Per esempio in Svezia se non metti il cavallo al prato per almeno 8 ore al giorno (ci sono dei registri appositi che servono per controllare), ti fanno chiudere le scuderie. In Svizzera sei obbligato ad avere dei prati per mettere i cavalli fuori e farli stare in compagnia. Ci sono tante nazioni dove le regole diventano sempre più ferree: sempre in Svizzera l’uso delle redini di ritorno è proibito. Per cui c’è un cambiamento, rispetto al passato. Molti metodi vengono usati in modo improprio e secondo me  pian piano spariranno. Alcuni strumenti, se non usati correttamente, possono essere “dolorosi” per il cavallo”.
  • Abbiamo visto dal tuo profilo Instagram che pratichi molte attività oltre a montare i cavalli. Come si svolge la tua routine quotidiana? E quella dei tuoi cavalli? “Mi piace molto l’aspetto della relazione con il cavallo e l’addestramento è un po’ “una scusa” per aiutare il mio cavallo a risolvere problemi emozionali, incomprensioni che può avere con me e a migliorare la nostra relazione. E per far questo, anche nella mia vita privata, ho bisogno di lavorare molto sulla mia persona, nel senso che con i cavalli non si può essere arrabbiati, nervosi, stressati, bisogna essere molto calmi, tranquilli, equilibrati, e quindi cerco di lavorare con tante discipline che mi aiutano a centrarmi, ad essere più capace di gestire le emozioni (ad esempio yoga)”.
  • Qual è la prima cosa che fai quando arriva un nuovo cavallo in scuderia? “Lo lascio subito libero ed inizio ad osservarlo e a relazionarmi con lui in libertà. Non do nulla per scontato, non parto dal presupposto che tutto quello che mi dicono su di lui sia corretto – anche se ovviamente lo ascolto per essere gentile ed educato – poi in realtà ascolto solo il cavallo”.
  • C’è stato un momento in cui il lavoro della monta naturale non ha avuto il riscontro atteso negli impegni agonistici? “Mai. Perché non metterei mai gli impegni agonistici davanti alla relazione”.
  • Come gestisci l’alimentazione dei tuoi cavalli da gara? “I miei cavalli vivono con erba, insilato, fieno, e fieno di erba medica. In base ai periodi e alle attività, mangiano più erba, più insilato, medica, o fieno polifita. C’è un’attenzione alta sulla qualità del fieno. E’ ormai da un paio di anni che ho abolito i cereali”.
  • Cosa pensi del barefoot e perché hai deciso di tenere i tuoi cavalli sferrati? “Ho cominciato circa quindici anni fa a sferrare i cavalli e sono assolutamente convinto che il cavallo stia molto meglio senza ferri. Ma è una scienza delicata e complessa. Mi ricordo che cinque anni fa durante il Sunshine Tour, Peder Fredricson, mi ha chiesto consigli su come sferrare i cavalli. E gli ho spiegato l’importanza del periodo di transizione: non è che levando i ferri, fa sì che il cavallo stia bene. Per star bene sferrato ci vuole una grande attenzione, un lungo periodo di adattamento. Bisogna farlo con molta precauzione. Prima ero molto criticato per avere i cavalli sferrati, adesso è diventato un po’ una moda e c’è troppa gente che lo fa in modo irresponsabile, troppo immediato, e questo crea sofferenza nei cavalli. Bisogna fare moltissima attenzione alla transizione tra ferrato e sferrato. Fare le cose naturali non significa che sia semplice. Io ho un team di ragazzi straordinari che stanno attenti ad ogni dettaglio”.
  • Qual è la tua routine pre gara con i cavalli? “No, tendenzialmente nulla. Se sono in un periodo in cui faccio tante gare, uso le gare per tenerli allenati. Invece in un periodo in cui non faccio tante gare, salto qualche volta per mettere i cavalli un po’ in sintonia e per metterci insieme. Io penso che a casa con i salti non si guadagna, perciò tendenzialmente salto più in gara che a casa”.

(08 aprile 2024) © L.R.; L.B.; F.P. – riproduzione riservata; foto: Luca Moneta © Instagram lucamonetahorsemanship

Redazione EQIN
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