Francia: il punto sulla mutilazione dei cavalli
30 gennaio 2021 #news
L’anno scorso siamo purtroppo dovuti tornare più volte a parlarvi dei gravi episodi di mutilazioni avvenuti nei confronti di cavalli nella vicina Francia. Una incresciosa casistica di mutilazioni ed uccisioni di equidi, indiscriminata e cruenta, che ha gettato letteralmente nel panico allevatori ed amatori del mondo equestre. Torniamo oggi per tracciare un bilancio sulla questione e darvi alcuni aggiornamenti, facendo anche alcune precisazioni.
In totale, nel corso del 2020, sono state depositate ben 524 dichiarazioni e denunce per presunti attacchi a cavalli. La Gendarmeria Nazionale, deputata alla maggior parte delle indagini, precisa tuttavia che “solo” il 16% di questi casi è attribuibile all’azione criminale umana. Ciò può essere spiegato in parte dal fatto che, non appena ha affrontato questo argomento, la Gendarmeria ha ampiamente incoraggiato i proprietari di equidi a denunciare al minimo dubbio, non appena si fosse verificato il più piccolo incidente.
Tuttavia, lo sappiamo bene, “il cavallo ha una capacità fenomenale di ferirsi, da solo o con i suoi congeneri”, come precisa Mathilde Dhollande, del dipartimento di tracciabilità dell’Istituto francese di equitazione (IFCE). “Di conseguenza, sono venute alla luce molte lesioni di varia gravità rispetto a prima”.
La Gendarmeria continua a ribadire di “non farsi giustizia da sé” e a ragion veduta: a tal proposito, due donne avevano minacciato con armi due automobilisti lo scorso agosto nel Finistère, nel sospetto che questi volessero aggredire i loro animali, sono state condannate a sei mesi di carcere (con la condizionale) lo scorso 14 gennaio scorso. “La Gendarmeria Nazionale è stata grandemente coinvolta in questi casi e continua ad esserlo. Ha schierato per i cavalli i mezzi solitamente utilizzati per la medicina legale, inserendo talvolta in pattuglia veterinari e quando si è reso necessario ha scortato i controllori dell’IFCE ” ha riferito sempre la Dhollande ed ha aggiunto, in merito alle oltre cinquecento denunce presentate – trentotto delle quali sono ancora in fase istruttoria – che la polizia sta procedendo e che “tramite l’autorità dell’accusa, tutte queste indagini hanno portato a quattro arresti. Pertanto, tra gli arrestati recentemente, un individuo è stato condannato l’8 dicembre 2020 (dal tribunale di Bar-le-Duc, ndr) per “grave abuso di natura sessuale ed esibizione sessuale” nei confronti degli animali.
Dato un aumento significativo del numero di casi segnalati in agosto e settembre, è sorta anche la questione di una correlazione con un’evidente copertura mediatica sugli episodi di mutilazione in quel periodo. “In ogni caso, negli ultimi due o tre mesi, il numero di casi attribuiti a un’origine umana si è chiaramente stabilizzato, e questo è piuttosto positivo”, assicura Mathilde Dhollande. E la Gendarmeria ha concluso: “Se il numero di incidenti segnalati si è stabilizzato in modo significativo, la Gendarmeria mantiene comunque la sua piena mobilitazione e continua a rispondere con una forte presenza e visibilità, meticolose indagini giudiziarie e sostegno alla comunità”.
Adesso non resta che sperare che nuovi casi giungano al vaglio della magistratura d’Oltralpe e, appurata la colpevolezza degli imputati, si giunga a sanzioni esemplari e quindi dissuasive.
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