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Tensione delle redini e risposte comportamentali, tracciato un bilancio scientifico

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Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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In una ricerca recentemente realizzata da un team di studio universitario, composto da Marie Eisersiö, Anna Byström, Jenny Yngvesson e Agneta Egenvall, (dell’Università svedese di scienze agrarie) ma anche dai nostri Paolo Baragli dell’Università di Pisa e Antonio Lanata dell’Università di Firenze, sono state prese in esame le caratteristiche di diverse tensioni di redine in relazione all’appoggio sull’imboccatura e la risposta dei cavalli a questa tensione. Vediamo in sintesi i risultati, che portano dati oggettivi circa l’importanza per il cavaliere di portare concreta attenzione alla forza (necessaria o non) da esercitare con le redini in mano, in relazione alle imboccature utilizzate ma anche rispetto ai sistemi biteless.

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E’ noto che la tensione che passa dalle mani del cavaliere alla testa del cavallo tramite le redini varia continuamente in relazione alla diversa andatura eseguita (passo, trotto, galoppo), se si sa mantenere un buon contatto, elastico, pari (destra e sinistra) e capace di “seguire” il movimento, basculato o meno, del collo dell’animale.

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Sulla rivista “Frontiers in Veterinary Science”, Marie Eisersiö e i colleghi osservano che “questa variazione continua durante il movimento rende difficile isolare le differenti tensioni esercitate dalle redini, complicando non poco l’interpretazione dei dati per la comprensione dell’interazione cavallo-cavaliere”, nello specifico del rapporto mani/testa del cavallo. L’indagine è stata svolta col coinvolgimento di 10 cavalli sani a sangue caldo, di età compresa tra i 4 e i 15 anni, che sono stati equipaggiati di un misuratore di tensione delle redini. Ciascuno dei cavalli, abitualmente impiegati in dressage o nel salto ostacoli, è stato addestrato a fare un passo indietro nel corridoio di una scuderia al subentrare della pressione esercitata dalle redini.

Per l’esperimento, il conduttore è rimasto in piedi accanto al garrese di ciascun cavallo, applicando tensione tramite redini di cuoio piatte fino a quando il cavallo non indietreggiava, monitorando vari parametri non meno che l’insieme del comportamento dell’animale. Il test è stato ripetuto otto volte con la briglia e otto volte con una comune cavezza.

Un atteggiamento disattento è stato significativamente più comune quando si esercitava pressione sui cavalli in cavezza e nei soggetti più giovani, rispetto alla medesima richiesta fatta con la briglia e su cavalli adulti. D’altro canto, comportamenti evasivi con la testa, il collo e la bocca sono emersi in maniera significativamente più frequente nel test con le briglie rispetto a quello in cavezza. Il verificarsi di movimenti testa/collo/bocca aumentava in maniera direttamente proporzionale all’aumento e alla durata della tensione di redine. “Durante il controllo del loro comportamento, i cavalli hanno risposto in modo significativamente più veloce e ad una tensione delle redini più leggera nel test con la briglia rispetto a quello in cavezza”, hanno affermato i ricercatori. Alcuni cavalli hanno anche risposto prima che venisse applicata la tensione, quando le redini erano semplicemente “in mano”: è successo il 18% delle volte.

“Questi risultati suggeriscono che la briglia è stata percepita in modo molto più avverso dai cavalli, poiché mostravano in maniera maggiore comportamenti evasivi e di resistenza quando veniva esercitata la tensione delle redini applicate al morso rispetto a quando erano in cavezza”, hanno spiegato i ricercatori. E’ inoltre emerso che i cavalli possono anche associare finimenti diversi a differenti attività. “I comportamenti disattenti erano significativamente più comuni nel trattamento in cavezza e nei cavalli giovani, indicando che in particolare quest’ultimi, possono aver associato la cavezza a momenti senza addestramento/lavoro, e difatti la loro attenzione era maggiormente rivolta ad altre cose piuttosto che alla risposta al test.

Tuttavia, l’indagine ha anche evidenziato la tendenza nei giovani cavalli a rispondere più velocemente ad un segnale di tensione delle redini più leggero. Ciò indica che nei cavalli adulti era probabilmente subentrata, in una certa misura, l’abitudine al segnale di tensione di redine, e quindi questi soggetti sono apparsi meno reattivi.

A conclusione dei test, il team di studio ha affermato che va tenuto in debita considerazione quando segnali di pressione crescenti vengono utilizzati come mezzo di comunicazione, perché c’è sempre il rischio di causare disagio, dolore e persino lesioni fisiche al cavallo. “Le briglie con morso-filetto e testiere alternative senza imboccatura (biteless) premono ugualmente su strutture sensibili della testa e della bocca del cavallo quando viene applicata la tensione delle redini”, hanno detto, notando che le lesioni alla bocca legate all’uso di questi finimenti sono piuttosto molto comuni.

“Esaminare le caratteristiche della tensione di redine può quindi fornire indizi per migliorare il benessere del cavallo durante l’addestramento e l’allenamento, aumentando in definitiva la consapevolezza degli aiuti e di come il cavallo li percepisce”. “È probabile”, hanno aggiunto, “che i cavalli trarrebbero beneficio se i cavalieri imparassero ad usare il rinforzo negativo [ossia il rilascio della pressione] in modo più consapevole, ad esempio riducendo l’eccessiva tensione di redine, facendosi più pronti a rilasciarla ed imparando così a riconoscere quanto ne serva effettivamente poca per ottenere, in tanti casi, subito una risposta”.

Bibliografia: Eisersiö M, Byström A, Yngvesson J, Baragli P, Lanata A and Egenvall A (2021) Rein Tension Signals Elicit Different Behavioral Responses When Comparing Bitted Bridle and Halter. Front. Vet. Sci. 8:652015. doi: 10.3389/fvets.2021.652015 (clicca qui per accedere all’articolo integrale)

(2 novembre 2021) © Redaz.; – riproduzione riservata; foto: la posizione del conduttore durante l’esperimento. I valori di tensione delle redini indicati in figura sono solo esemplificativi. © Eisersiö et al.

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Redazione EQIN
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