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UK sotto choc per un grave caso di “animal hoarding” / accumulo seriale di animali

UK sotto choc per un enorme caso di "animal hoarding" / accumulo seriale di animali
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1° settembre 2022 #news

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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E’ di questi giorni la notizia della condanna definitiva per una donna inglese accusata di maltrattamento di più di 100 animali. Christine Kelly, 60 anni, di Ripley in Gran Bretagna, è stata giudicata colpevole di 15 reati ai sensi dell’Animal Welfare Act, incluso il mancato soddisfacimento dei bisogni di 131 equini. È stata anche condannata per aver causato sofferenze inutili a cavalli, cani e capre.

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I fatti risalgono a gennaio 2019, quando erano stati sequestrati alla donna più di 200 animali grazie ad un’enorme operazione. In quell’occasione, le autorità avevano trovato enormi branchi di cavalli e pony, che vivevano in condizioni disastrose, le recinzioni metalliche erano rotte e spuntavano a malapena dal fango profondo. Le autorità trovarono anche recinti pieni di asini e capre, molti dei quali costretti a vivere su un letto perenne di escrementi.

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Decine di cani, alcuni in stato di gravidanza e altri con cuccioli, erano stati trovati incatenati e legati nel sudicio cortile, mentre altri ancora erano rinchiusi in minuscole gabbie anguste o canili improvvisati. Purtroppo due cavalli e una capra erano stati abbattuti il giorno del sequestro, mentre i restanti 201 animali erano stati affidati a cure di beneficenza. Nonostante le urgenti cure veterinarie, nei giorni seguenti, 14 cavalli, due cani e una capra non hanno retto alle atroci sofferenze subite.

Christine Kelly ha affermato durante l’indagine di non essere responsabile di tutti gli animali trovati sul posto. Ha negato tutti i reati, ha aggiunto che la maggior parte degli animali non le apparteneva e che aveva problemi di salute. È stata condannata presso la Corte dei Magistrati di Staines il 25 agosto scorso con 26 settimane di reclusione e con il divieto a vita di detenzione di animali.

È stato anche emesso un ordine di privazione, relativo a 12 cani e 7 cavalli, il che significa che gli enti di beneficenza che si sono presi cura di loro possono ora finalmente ricollocarli.

Casi come quello avvenuto in Inghilterra sono sempre più frequenti, in tutta Europa si segnalano decine e decine di persone denunciate per maltrattamento di animali. Gli scienziati americani lo chiamano animal hoarding. Si tratta di un fenomeno non più così raro che ha molti tratti in comune con gli accumulatori seriali, con il dettaglio non trascurabile che l’accumulatore in questione non raccoglie oggetti, bensì animali. I casi denunciati sono solo la punta dell’iceberg di quello che sembra agli esperti un problema ben più diffuso ma relativamente facile da nascondere, dato che coinvolge, il più delle volte, persone che vivono in una situazione di grave isolamento sociale. Il disturbo da accumulo (DA), recentemente inserito nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders nella macro categoria del Disturbo Ossessivo Compulsivo e correlati, è caratterizzato da un’incapacità del soggetto di liberarsi degli oggetti, anche se senza alcun valore, tanto che in molti casi si tratta di vera e propria immondizia. La difficoltà è dovuta al bisogno percepito di conservare oggetti e anche al disagio nell’atto di liberarsene. L’accumulo causa inevitabilmente una congestione della casa, con conseguente aggravamento delle condizioni igienico sanitarie.

Secondo la definizione data da Amanda Reinisch nel suo studio: Understanding the human aspects of animal hoarding, un accumulatore di animali è descritto come qualcuno che ha accumulato un gran numero di animali e che:

  • Non è in grado di fornire gli standard minimi di alimentazione, igiene e cure veterinarie
  • Non interviene all’aggravarsi delle condizioni degli animali (comprese le malattie o la fame), non prende iniziative nemmeno sull’ambiente dove vivono (sovraffollamento grave, condizioni insalubri)
  • Non è affatto a conoscenza di essere affetto da un disturbo.

“L’aspetto più ingannevole dell’animal hoarding – chiarisce la psicologa Chiara Lignola nel suo saggio L’accumulo di animali, una tipologia particolare di accumulo – è che può essere scambiato per un comportamento dettato da un profondo sentimento di amore per gli animali e non come un disturbo mentale. La difficoltà nel riconoscere questo disturbo ancor prima del trattarlo è che gli accumulatori non scelgono deliberatamente di maltrattare i loro animali: il loro scopo è salvarli, tenerli al sicuro e assisterli ma gli esiti ai quali arrivano sono proprio nella direzione opposta ai loro nobili scopi. Tra le credenze degli accumulatori di animali troviamo infatti spesso assunti quali ‘io so comunicare con gli animali’, ‘solo io posso salvarlo’, ‘gli animali mi scelgono’. Tra le conseguenze dell’accumulo di animali troviamo infatti grave trascuratezza, fame, malattia e persino la morte degli animali accumulati. Nonostante il fallimento evidente dei loro intenti, gli animal hoarder mettono in atto tentativi ossessivi per mantenere e addirittura aumentare il numero di animali accumulati, portando così al peggioramento delle condizioni di vita degli animali stessi.”

Purtroppo il collezionismo di animali è un disturbo e un problema serio, che purtroppo riguarda non poche persone: pare che la presenza di questo disturbo sia intorno al 3- 6% e colpisca indifferentemente, secondo il DSM V, sia uomini che donne. I sintomi sono quasi tre volte più presenti nella popolazione di età compresa tra i 55 e i 90 anni, rispetto a quella più giovane. “Queste manifestazioni possono insorgere intorno all’adolescenza, ma la loro gravità aumenta a ogni decade di vita. Ma cosa si deve fare per uscire da questo tunnel? Il primo passo è arrivare alla consapevolezza che ciò che si fa è patologico e che non serve a risolvere i propri conflitti. Partire da una prima autoanalisi per poi arrivare da uno specialista, dove intraprendere un iter di cura. E’ l’unico modo per sgombrare (letteralmente) il campo da condizioni inadeguate, mettendo in salvo gli animali, vittime inconsapevoli di un disagio mentale umano. E cercare così di ritornare a una qualità della vita migliore, riallacciando i rapporti famigliari, che spesso questo disturbo ha allontanato” spiega la Psicologa e Psicoterapeuta Dr.ssa Ada Piazzini.

Fonti:

https://www.horseandhound.co.uk/news/christine-kelly-sentencing-800236

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2583418/

https://criminologiaorg.files.wordpress.com/2018/04/m-strano-a-cura-di-alla-radice-della-violenza-di-specie-marzo-2018.pdf

https://www.adapiazzini.com/articolo/il-collezionista-patologico 

© L. Ruffino; riproduzione riservata; foto © EqIn

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Redazione EQIN
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