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Dagli allarmi alle istituzioni: FEI e WBFSH aprono il dossier allevatori

Dagli allarmi alle istituzioni: la FEI apre il dossier allevatori
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19 giugno 2026 #news

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Su Equestrian Insights avevamo affrontato e presentato questa primavera il tema in modo diretto (+ info: clicca qui): senza allevatori non ci sono cavalli, e senza cavalli semplicemente non può esistere nessuno sport equestre. Non era una formula retorica ma la sintesi di un problema strutturale che da anni attraversa il settore ad ogni livello e in tutto il mondo: una filiera in cui chi sta all’origine — l’allevatore — sostiene costi, rischi e tempi lunghi senza avere un adeguato riconoscimento economico e strategico. Oggi questo grande problema pare trovare un primo importante riscontro a livello istituzionale internazionale: vediamone gli sviluppi.

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Il 17 giugno 2026, a Losanna, la FEI (Fédération Equestre Internationale) e la WBFSH (World Breeding Federation for Sport Horses) hanno riconosciuto ufficialmente la necessità di rafforzare il supporto agli allevatori di cavalli sportivi, inserendo il tema tra le questioni da discutere a livello strategico. Non si tratta ancora di una riforma concreta, ma è comunque un passaggio significativo, perché segna un cambio di prospettiva: il problema non è più relegato alle dinamiche di settore o alle rivendicazioni degli operatori, ma entra nell’agenda istituzionale dello sport equestre internazionale.

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Nel comunicato stampa WBFSH si riconosce chiaramente come gli allevatori rappresentino il primo anello della catena del valore, quelli che investono sul lungo periodo per produrre cavalli capaci di competere ai massimi livelli. È esattamente il punto che avevamo messo in evidenza: tutto il sistema sportivo si regge su una base produttiva che, paradossalmente, è anche la più fragile. Perché i cicli dell’allevamento sono lunghi, il rischio biologico ed economico è elevato, e il mercato, negli ultimi anni, è diventato sempre più complesso e volatile.

Non è un caso che FEI e WBFSH richiamino esplicitamente le pressioni economiche, le dinamiche di mercato e le crescenti aspettative in termini di benessere animale e sostenibilità. Sono gli stessi elementi che stanno cambiando il volto del settore e che rendono sempre più difficile mantenere in equilibrio tutte le attività connesse, in primis quella allevatoriale. In altre parole, quello che per anni è stato dato per scontato — la disponibilità di cavalli di qualità per lo sport — oggi non è più una variabile garantita.

Il passaggio forse più interessante è che la questione viene definita come un tema che riguarda l’intera comunità equestre: allevatori, proprietari, atleti, organizzatori; ma anche veterinari e specialisti della comunicazione. Non più quindi un problema di categoria, ma un nodo di sistema. Questo cambia radicalmente il quadro, perché implica che la soluzione non potrà arrivare da un solo segmento, ma dovrà passare attraverso una redistribuzione più equilibrata del valore lungo tutta la filiera.

Ed è proprio qui che si apre il punto cruciale, anche se ancora non esplicitato: come si traduce questo riconoscimento in strumenti concreti? Perché il problema non è solo culturale o simbolico, ma eminentemente economico. Se allevare resta un’attività ad alto rischio con ritorni incerti, la conseguenza inevitabile è una progressiva contrazione della base produttiva. E questo, anche nel medio periodo, si riflette su tutto il sistema: meno cavalli, costi più alti, accesso più difficile allo sport, maggiore concentrazione del mercato.

L’annuncio di una sessione dedicata al tema nel FEI Sports Forum 2027 rappresenta il prossimo passaggio, quello in cui la riflessione dovrà trasformarsi in proposta. Sarà lì che si capirà se si andrà verso meccanismi concreti di riconoscimento economico — incentivi, premi legati ai risultati sportivi dei cavalli, nuove forme di redistribuzione — oppure se il tema resterà confinato nel perimetro delle dichiarazioni di principio.

In questo senso, la sensazione è duplice. Da un lato, è evidente che qualcosa si è mosso: il fatto che le istituzioni riconoscano apertamente il ruolo e le difficoltà degli allevatori segna una discontinuità rispetto al passato. Dall’altro, resta la consapevolezza che il tempo della diagnosi è già stato ampiamente attraversato. Come rilevato questa primavera, il rischio non è teorico ma concreto: se si indebolisce la base dell’allevamento, si indebolisce inevitabilmente tutto lo sport.

La differenza, oggi, è che questa consapevolezza non è più solo interna al settore o confinata nel dibattito tra operatori. È entrata nel livello decisionale, e questo è il vero dato nuovo che tuttavia alza anche il livello di responsabilità: perché una volta riconosciuto il problema, non intervenire diventa una scelta, e non più una mancanza di consapevolezza. In fondo, il punto resta lo stesso di allora, ma assume un peso diverso alla luce di questo passaggio. Non si tratta semplicemente di sostenere una categoria, ma di garantire la sostenibilità di un intero sistema. Perché se è vero — come ora anche la FEI ammette — che gli allevatori sono all’origine di tutto, allora il futuro dello sport equestre transita inevitabilmente da lì.

Vi terremo informati.

clicca qui per leggere il comunicato stampa WBFSH

© B.Scapolo; riproduzione riservata; foto: © EqIn

Redazione EQIN
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