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A tu per tu con il Million Dollar Rider Gennaro Lendi: “i cavalli sono i miei migliori maestri”

A tu per tu con un inedito Gennaro Lendi
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#equestrians

Il trentasettenne campano Gennaro Lendi è il primo italiano ad entrare nell’élite dei Million Dollar Rider della NRHA (National Reining Horse Association). Per la precisione l’ammontare delle vincite dell’azzurro al 2021 è stata pari a 1.019.710,54 dollari: con il doppio terzo posto conquistato nei 4 Yrs dello show-pen dell’NRHA Breeders Futurity di Kreuth ha messo al sicuro gli 8mila dollari che lo separavano dal milione in somme vinte in gara. Abbiamo raggiunto telefonicamente il neo campione per fare due chiacchiere sui cavalli e ovviamente sul mondo del reining e le sue sfaccettature.

Prima di entrare nello specifico della nostra lunga ed interessantissima chiacchierata con Gennaro, alcune premesse sul suo lunghissimo palmares sono indispensabili: ricordiamo che l’azzurro è il quinto reiner del Vecchio Continente ad aver raggiunto l’ambito obiettivo dei Million Dollar Rider della NRHA: come lui solo i belgi Ann e Bernard Fonck, Cira Baeck e l’austriaco Rudi Krosteiner. L’NRHA avrebbe dovuto celebrarlo negli States tra poche settimane, ma a causa della pandemia l’appuntamento è stato rimandato a dicembre. Durante la carriera agonistica Lendi è stato Champion o Reserve Champion in quasi tutti gli Special Event europei e mondiali, arrivando a conquistare il primo titolo della storia di NRHA European Derby in sella a Piccolo Spanish. Arrivano medaglie anche nelle gare FEI (competizioni nelle quali il reining è entrato a far parte nel 2002), nel 2008 a Manerbio le più prestigiose sono quelle d’Oro e di Bronzo vinte nel Campionato del Mondo, rispettivamente nella competizione a squadre e in quella individuale. Il 13 agosto 2016 in sella a Yankee Gun conquista lo storico Oro mondiale individuale durante i SVEG FEI World reining championship a Ginevra. Sarà proprio Yankee a portarlo, in tempi più recenti, sul set di Rambo, Last Blood, cui la scuderia di Gennaro ha dato in prestito il Campione del Mondo come cavalcatura del grande Sylvester Stallone, del quale lo stesso Gennaro è stato Horse Master. Sempre nel 2016 Gennaro è Co-Champion al Maturity Irha-Nrha, Co-Champion al Futurity Austriaco e successivamente Champion all’ Equidia Reining International de Lyon. Campione del mondo in carica nel 2017, sulla cavalla Marilyn Non Whoa guadagna la medaglia di bronzo a squadre il 10 agosto 2017 ai Campionati Europei Senior di Grivrins in Svizzera. Con Sugar Little Step (esemplare che ora fa lo stallone in Puglia) ha partecipato nel 2018 al Derby americano a Oklahoma City,  classificandosi quinto su 350 binomi tra i migliori al mondo.

Classe 1984, Gennaro nasce a Napoli da una famiglia senza alcuna tradizione equestre. Ma suo padre era un appassionato di qualsiasi genere di animale, e così lui ebbe il suo primo pony quando non era ancora nato. A 4 anni inizia propriamente a rapportarsi con i cavalli.

S.S.M.: Come descriveresti il tuo rapporto con i cavalli? Essendo anche allevatore, che emozione ti dà veder esordire i tuoi soggetti nelle gare di maggior livello?

G.L.: “Sicuramente è una grande soddisfazione perché chiaramente tutto nasce da un’idea, tu pensi che un incrocio tra una fattrice e uno stallone possa aver successo e quindi tutto parte da un sogno, e poi dopo, pian pianino, vedi che le cose cominciano a realizzarsi e quindi c’è molta soddisfazione nel portare poi in gara anche soggetti allevati da me, magari anche con successo. Il mio rapporto con i cavalli è di grande rispetto perché li reputo il miglior prolungamento espressivo che uno può trovare: cioè, io credo che ognuno di noi quando lavora esprime se stesso e il cavallo per me è come la penna per uno scrittore, attraverso la quale io riesco ad esprimere quello che ho dentro: quindi la mia idea di reining, la mia idea di lavorare, viene poi espressa attraverso l’agonismo perché la tecnica che uno usa fa parte del proprio modo di vedere le cose.”

S.S.M.: Cosa ti ha affascinato nel mondo del reining che non hai ritrovato nelle altre discipline equestri?

G.L.: “In realtà io altre discipline non le ho mai provate, però quello che comunque mi ha sempre attratto molto è il modo di montare, di avere il controllo sul cavallo senza alcun tipo di resistenza guardando dall’esterno, quindi apparentemente sembra che il cavallo faccia le manovre perché le sa a memoria. Questo svolgere le figure in una maniera molto fluida insieme al cavaliere senza fare apparente resistenza è una delle caratteristiche dello sport che mi ha colpito; oltre al fatto che anche esteticamente il cavallo che viene montato, il quarter horse, è un cavallo molto proporzionato ed è anche questa una delle cose che mi ha spinto di più ad avvicinarmi a questa disciplina. Tra le discipline della monta western è quella che mi piace di più.”

S.S.M.: A che età un cavallo da reining raggiunge il giusto connubio di esperienza e abilità?

G.L.: “Io trovo che l’età migliore, quindi di maturazione sia dal punto di vista mentale, sia dal punto di vista fisico siano i cinque anni, non a caso le migliori prestazioni, con i punteggi più alti, di solito si vedono in questo tipo di gare che noi chiamiamo Derby (o in America Run For a Million), sarebbero gare dedicate ai cavalli adulti. Trovo che questa sia l’età più adatta.

Si sta lavorando molto in Europa per far spostare l’esordio dei cavalli dai tre anni ai quattro anni, quindi per spostare tutto di un anno, invece in America sono molto contrari a questo per un discorso allevatoriale, e c’è dunque un po’ di contrasto. Però personalmente sono più a favore dello spostamento di un anno in modo da poter avere fisicamente e anche mentalmente dei cavalli molto più maturi.”

S.S.M.: Agli occhi dei non esperti alcune “manovre” del reiner possono essere male interpretate, puoi aiutarci a capirle meglio?

G.L.: “Si, gente inesperta che non conosce lo sport può pensare che magari lo Sliding Stop (manovra del reining dove il cavallo viene condotto in una dirittura ad un galoppo progressivo e, al comando del cavaliere, l’animale blocca i posteriori compiendo una vera e propria scivolata) può essere dannoso per il cavallo perché magari deve scivolare con le gambe posteriori, in realtà la manovra si riesce ad effettuare prima di tutto perché c’è un terreno particolare dove la base del terreno è molto liscia e dura sulla quale va a scivolare un ferro che è costruito come uno sci; quindi in realtà quando il cavallo assume la posizione dello Sliding Stop, lo fa in modo abbastanza naturale come se avvertisse che deve fermarsi improvvisamente e di conseguenza scivola, e non c’è una costrizione o una coercizione nel fargli svolgere quell’esercizio. In più la salute fisica è salvaguardata da un terreno costruito apposta e un ferro costruito come uno sci quindi il concetto è lo stesso di quello di scivolare sulla neve.

Come tutte le altre discipline la filosofia della comunicazione tra cavallo e cavaliere si basa sul continuo creare delle situazioni comode e scomode per il cavallo attraverso le quali il cavallo impara a fare l’esercizio, quindi in realtà non c’è quasi mai la costrizione. Per i cavalieri di un certo livello la costrizione non esiste, secondo me, ma c’è questa continua stimolazione del cavallo in posizioni comode e scomode nelle quali è il cavallo a scegliere la posizione a lui più comoda, che in realtà è l’esercizio che noi stiamo cercando; ed è equivalente a tutte le altre discipline. Anche quando gli metti la testiera e gli chiedi di andare in avanti no? E’ la logica delle pressioni, e sapiente rilascio delle pressioni. Chiaramente nessuna disciplina può essere un qualcosa di naturale, il cavallo in natura penso che sia libero e non pensa né di saltare né di fare tutto quello che fa nelle varie discipline equestri; quindi in realtà di naturale dal momento in cui il cavallo viene impiegato nello sport secondo me non c’è niente però non c’é nemmeno niente di violento perché c’è una vera e propria comunicazione e collaborazione, se chiaramente tutto si svolge con la consapevolezza di ciò che si sta facendo, e qui subentra la professionalità”.

S.S.M.: Qual è il tuo prossimo obiettivo, ora che hai raggiunto quello più ambito di Million Dollar Rider?

G.L.: “Scherzando, ti direi fare un film con Sylvester Stallone…diciamo che per scaramanzia preferisco non dirlo, preferisco prima raggiungerlo e poi dire questo era uno dei miei obbiettivi… Tra i vari c’è l’idea di fare una di queste gare in America per i cavalli adulti che si chiama Run For a Million e quindi sto lavorando per riuscire a parteciparvi nei prossimi mesi o forse il prossimo anno”.

S.S.M.: Sappiamo che con Sylvester Stallone hai già collaborato..

G.L.: “Si si infatti è nata una certa amicizia, quindi spesso faccio questo tipo di battute anche con lui. Ho avuto l’opportunità di lavorare su un film, gli ho preparato il cavallo e personalmente ho partecipato alla realizzazione di alcune scene, e gli ho procurato i cavalli per queste scene di Rambo 5.”

S.S.M.: Quali sono i cavalli che ti hanno portato al raggiungimento del titolo “Million Dollar Rider” e cosa hai appreso dalla gestione di ognuno di loro?

G.L. : “Una si chiama Ot Taris Yankee e il castrone Ot Don’t Miss to Whis, Bandit per gli amici, (entrambi di cinque anni). Questi sono i due cavalli ai quali sono molto legato proprio perché sono due cavalli allevati da me, e poi hanno fatto tutto il percorso di addestramento qua fino alle ultime gare.

Negli anni da ogni cavallo ho appreso qualcosa, chiaramente ogni animale ha un suo modo di reagire alle pressioni e quindi ognuno di loro mi ha insegnato come approcciare determinati caratteri. Ogni cavallo ha la sua personalità: questo ti fa rendere conto che non esiste un metodo unico; sicuramente esiste uno stile, esistono delle persone alle quali mi sono ispirato per la tecnica, però devo dire che il vero insegnamento mi è stato dato dai cavalli perché la fortuna di averne montati tanti mi ha dato la possibilità di imparare ad ottenere i risultati in diversi modi, e quindi credo che in realtà i miei più grandi maestri siano stati loro e l’esperienza vissuta sul campo insieme a loro.”

(10 marzo 2022) © S.Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; foto courtesy Gennaro Lendi

 

 

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