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Cinisca, la principessa dei cavalli

Cinisca: la principessa dei cavalli
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05 febbraio 2020 #focus

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Tarda estate del 396 a.C., sulla spianata dell’ippodromo di Olimpia il frinire delle cicale, fino a pochi istanti prima sovrastato dal frastuono dei carri e dal galoppo dei cavalli, viene accompagnato dal giubilo e dalle espressioni di stupore del pubblico giunto da tutto il mondo greco. 96esima Olimpiade del mondo antico e la corsa del tethrippon, competizione delle quadrighe, era terminata con un risultato straordinario: per la prima volta una donna aveva ottenuto la vittoria. Gli allori vennero infatti posti sul capo di Cinisca, figlia di Archidamo II, uno dei due re che in una diarchia dominavano Sparta; una città sinonimo di austerità e rigore, nella quale però lo sport costituiva parte integrante dell’educazione dei suoi figli. Tra le attività atletiche vi era appunto la corsa dei carri, nella quale gli spartani avevano a lungo primeggiato. Su tutte le vittorie l’eco dell’impresa della principessa spartana fu destinato a riverberarsi nell’antichità. In quel giorno infatti non si incoronava solo il successo femminile, le poche e frammentarie notizie giunteci dagli autori greci lasciano intravvedere infatti un quadro complesso. Politica, potere e cavalli dominavano quell’ippodromo di 2300 anni fa.

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Cinisca: la principessa dei cavalli 1

Cinisca secondo Sophie de Renneville

Dopo un trentennale conflitto contro Atene e le città alleate (Guerra del Peloponneso), Sparta dominava sulla Grecia. Malgrado la vittoria militare, lo scontro aveva tenuto lontano gli spartani dai podi olimpici e i numerosi successi nelle corse dei carri, le competizioni più prestigiose, erano ormai un vago ricordo. Nel frattempo i nemici cominciavano a risollevarsi, Sparta era sempre più isolata e la necessità di affermare il predominio spartano in tempo di pace non poteva passare che dalle gare equestri.

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C’era bisogno di cavalli veloci e solo la principessa aveva i migliori. Come narra Pausania, autore greco di II sec. d.C., Cinisca era appassionata allevatrice di cavalli e aveva avuto da sempre il desiderio di vincere negli agoni olimpici. Sul campo di gara del 396 riuscì a coronare il sogno di una vita e a consegnare a Sparta il successo sperato. Il trionfo si ripeté nel 392, i cavalli della principessa travolsero per la seconda volta consecutiva gli sfidanti della 97esima Olimpiade. I tempi però erano cambiati, Sparta aveva perso il suo primato e il successo assunse velocemente i colori spenti del declino.

Malgrado la mutata situazione, le vittorie personali rimanevano e si può pensare che una statua equestre di Cinisca svettasse ad Olimpia nella selva dei trionfi maschili. Non possiamo però sapere se fu proprio lei a guidare il carro sul tracciato dell’ippodromo. Per tradizione infatti a ricevere gli onori non era l’auriga ma il proprietario dei cavalli, mentre sul cocchio saliva di norma un professionista ingaggiato o schiavo. Tuttavia la vicenda rimane un chiaro esempio di emancipazione ed indipendenza finanziaria femminile nella Grecia antica, una condizione che infatti non risparmiò alcune frecciate: secondo Senofonte, autore appassionato di equitazione (+info clicca qui), fu il fratello Agesilao II ad invitarla a dedicarsi all’allevamento di cavalli da quadriga, solo per dimostrare quanto la vittoria dipendesse dalla ricchezza e non dal merito di chi aveva organizzato la squadra. Eppure gli onori per queste donne furono grandi a Sparta. Nel 368 ca. infatti un’altra donna, Euryleonìs, vinse sulla biga e una statua venne eretta in suo onore, come riferisce puntualmente Pausania.

Spentisi gli entusiasmi del pubblico, in una Grecia ormai relegata da secoli a tranquilla provincia romana, il viandante poteva ancora ammirare ad Olimpia e a Sparta i monumenti equestri delle vincitrici spartane. “I miei padri e fratelli sono re di Sparta, Cinisca vincitrice con un carro di cavalli veloci posi questo rilievo; dirò che sola tra tutte le donne dell’Ellade presi questa corona”; così recitava il carme sotto la statua di Cinisca, conservato in un’antologia medievale.

Oggi non vi sono più tracce dei trofei delle vittorie equestri, ma la memoria di queste e delle straordinarie donne spartane è stata consegnata all’eternità dalla letteratura antica.

Per un approfondimento:

Federica Cordano, Sparta e le Olimpiadi in età classica, in «La cultura a Sparta in età classica. ARISTONOTHOS Scritti per il Mediterraneo antico», Tangram Edizioni Scientifiche Trento 2013, pp. 203-247.

David C. Young, A Brief History of the Olympic Games, Blackwell Publishing, Oxford 2004.

© Antonio Sforacchi; riproduzione riservata; in copertina particolare di vaso a figure rosse del IV secolo raffigurante forse Cinisca.

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