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Continua l’incubo dei cavalli barbaramente mutilati in Francia

Continua l'incubo per i cavalli barbaramente mutilati in Francia
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26 agosto 2020 #news

Annuncio creato il 29/03/2022 19:12

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Vi avevamo già informati, prima di Ferragosto, in merito a quanto sta purtroppo avvenendo nella vicina Francia, da metà primavera [+ info clicca qui], ovvero circa diversi cavalli rinvenuti morti e/o mutilati un po’ in tutto il Paese d’Oltralpe, con proprietari ormai letteralmente in preda al panico per questi inspiegabili atti di barbarie che, nonostante il forte allarme sociale repentinamente diramato, non accennano a diminuire, anzi.

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La Federazione Equestre Francese ha infatti intentato pure un’azione civile, così come alcune società per la tutela e il benessere degli animali. L’Ufficio Centrale per la lotta contro gli attacchi alla salute pubblica e ambientale, che, come abbiamo visto nel precedente articolo, dipende dalla Gendarmeria Nazionale, ha preso in carico le indagini. Nel frattempo la “rete” si è data da fare e sono stati creati numerosi e molto attivi gruppi Facebook e WhatsApp dedicati a questo “tema caldo”, soprattutto indirizzati ad identificare i casi e a condurre una massiccia campagna di prevenzione.

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Ma non è abbastanza: gli abomini continuano, ormai da diversi mesi. Cavalli, fattrici, pony, asini, equidi destinati al tempo libero, agli amatori, oppure allo sport o alle corse, nessuna categoria risulta “al sicuro”; da mesi gli animali sono oggetto di attacchi di una violenza inaudita, spesso mortali. Lo scenario è sempre il medesimo: gli equidi vengono improvvisamente rinvenuti dai proprietari o dagli allevatori nei loro paddock, privi di vita e/o terribilmente mutilati. Ad oggi sono stati identificati più di venti casi in tutta la Francia, ma questa cifra cambia ogni giorno e sembra stia pure subendo un’accelerazione.

L’elenco delle testimonianze è tristemente cospicuo: un proprietario che si è allontanato da casa per sole tre ore per svolgere delle commissioni, al suo ritorno ha trovato l’amata cavalla agonizzante con un orecchio tagliato ed una profonda ferita sulla guancia, il contorno dell’occhio scavato fino all’osso. Ha fatto di tutto per aiutarla e per salvarle la vita ma pur avendo lottato con tutte le forze la cavalla non ce l’ha fatta. A soli sessanta chilometri di distanza da lì, è stato massacrato un asino. E ancora: un pony nell’Essonne, un giovane cavallo (cinque anni) trovato dissanguato. Una puledra di diciotto mesi è stata rinvenuta con il collo lacerato, i genitali, l’orecchio e l’occhio strappati; questo macabro, orribile elenco continua…

Alcuni cavalli sono riusciti a sopravvivere alla follia di questi mostri – la mano che ferisce è indiscutibilmente umana…; si usa il plurale non a caso poiché è molto improbabile che queste azioni siano opera di un solo individuo, quanto piuttosto si ipotizza un gruppo organizzato, veloce, chirurgico purtroppo in ogni senso. Vi risparmiamo i dettagli, ma per uno di questi animali sopravvissuti, sfuggito agli aguzzini, si sono resi necessari oltre trecento punti per suturare la ferita ricevuta. Nella loro follia insensata, questi individui hanno persino tentato di dar fuoco ad un pony cospargendolo di benzina: fortunatamente non sono riusciti nel loro abominevole intento.

Inizialmente, come vi avevamo detto, era stato individuato un collegamento tra i diversi attacchi: le vittime avevano tutte un orecchio mozzato e spesso risultavano senza un occhio. Con il trascorrere del tempo il modus operandi degli aguzzini è tuttavia cambiato, complicando il quadro. Dalle testimonianze è emerso che un mese prima di uno degli attacchi fosse stato usato un drone, per un’ispezione del luogo in cui agire, a cui seguì anche una “ricognizione di persona” nelle due settimane precedenti l’aggressione ai cavalli da parte di un individuo, messo in fuga dalle urla della proprietaria che casualmente si imbatté nell’estraneo durante la notte. Questi comportamenti indicano ovviamente chiari segni di premeditazione. Come già avevamo evidenziato, vige inoltre il sospetto che questi individui non siano degli sprovveduti in ambito equestre e che anzi siano dei frequentatori di cavalli, perché “sanno come avvicinarli, ammorbidirli, condurli senza farli cadere nel panico, e conoscono bene la chirurgia vista la precisione delle ferite inflitte“, come appunto riferisce la proprietaria di un equide, vittima di una di queste aggressioni abominevoli.

C’è anche chi evoca il simbolismo legato agli organi asportati: orecchie tagliate, occhi cavati, musi oltraggiati, stanno forse ad indicare “non vedere, sentire o annusare”? Non è dato ad oggi saperlo. Scavando nel passato, in Francia si trovano tracce precedenti simili massacri, ma meno sistematici, sin dal 2013; nel vicino Belgio dal 2014. Ma risultano episodi similari anche in Germania e Gran Bretagna. Per non parlare dell’Australia e degli Stati Uniti, dove sono stati uccisi più di ottomila animali, compresi i bovini, al punto da dare un nome al fenomeno: “mutilazione del bestiame”. Adesso qualcuno si è mosso anche oltre gli equidi: due maiali cinesi sono stati trovati accoltellati in un paddock di cavalli a Seine-et-Marne.

Lo scenario appare quindi assai confuso: si è portati a pensare da un lato ai riti satanici, dall’altro ad una sfida “stupida” senza un movente; infatti non sono molti gli elementi che possono permettere di determinare con certezza una “ragione”, un “motivo” come causa, e questa incertezza paradossalmente alimenta ancor più la paura, che fa tremare le ossa di proprietari ed allevatori, e non solo: in molti sta insorgendo infatti anche l’ovvia preoccupazione che il “passaggio successivo” possa riguardare, come obiettivo, gli uomini. Nel macabro curriculum di alcuni serial killer esiste infatti un incipit di “addestramento” su degli animali, eliminati in maniera “splatter” con il chiaro intento di impressionare primariamente l’opinione pubblica, introducendola così al proprio macabro operato.

La Gendarmeria Nazionale ha fornito una serie di raccomandazioni: tra queste, effettuare il controllo quotidiano dei cavalli nei paddock; evitare di lasciare la cavezza quando l’animale è a prato; per chi ne avesse la possibilità, installare delle piccole telecamere per monitorare la situazione e soprattutto segnalare tempestivamente alla Gendarmeria attraverso il numero di emergenza (che in Francia è il 17) eventuali comportamenti sospetti in prossimità dei pascoli (parcheggio di veicoli o presenza insolita di persone).

Blanche de Granvilliers, Avvocato presso la Corte e membro dell’Istituto di Diritto Equestre e dell’associazione “Avocats et droit de la animal”, ha pubblicato un articolo su “Le jour de galop” dove sottolinea che ogni abuso e tutti gli atti di crudeltà sono regolati dallo stesso articolo del Codice Penale francese (L521-1) che prevede che “il fatto, pubblicamente o meno, di esercitare gravi abusi, o di natura sessuale, o di commettere un atto di crudeltà verso un animale domestico o addomesticato, o tenuto in cattività, è punito con due anni di reclusione e una multa di 30.000 euro. Le persone fisiche colpevoli dei reati previsti dal presente articolo incorrono anche nelle pene aggiuntive del divieto, in via definitiva o meno, di detenere un animale. L’avvocato segnala inoltre che circola un ricorso che chiede l’irrigidimento delle pene, infatti: “Oltre alla pena contro gli imputati, pronunciata dal tribunale giudiziario”, precisa nel citato articolo Blanche de Granvilliers, “le vittime possono diventare parte civile e chiedere il risarcimento dei danni” , questo naturalmente a condizione che i colpevoli vengano identificati e catturati.

Oggi la difficoltà maggiore resta quella di stabilire un movente al fine di riuscire ad identificare i colpevoli, ponendo fine a questo incubo terribile che sta scuotendo tutta la Francia e i Paesi limitrofi, notizia che ci auguriamo di potervi dare quanto prima.

© A. Benna; riproduzione riservata; fonte principale: grandprix.info/fr; foto copertina archivio © EqIn/CV

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Redazione EQIN
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