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Cosa conosci davvero degli ascessi ai piedi del cavallo?

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Gli ascessi subsoleari o subparietali sono un problema relativamente frequente ai piedi del cavallo, con cui prima o poi tutti i proprietari si ritrovano a dover fare i conti. In questo articolo andremo a scoprire il perché si formano e come si trattano, in via del tutto generale, i diversi tipi di ascessi.

Gli ascessi si manifestano solitamente come una zoppia piuttosto evidente che compare rapidamente. Spesso vi è calore nella zona interessata, se non anche gonfiore dell’arto e presenza di polso digitale. Nei casi più gravi il dolore può essere paragonabile a quello di una frattura: questo è il motivo per cui la maggior parte delle volte il cavallo presenta una zoppia importante, indicata in gergo popolare come lo “stare su tre gambe”. E’ importante agire tempestivamente – anche per escludere eventuali e possibili altri problemi: la prima cosa da fare è dunque chiamare subito il veterinario.

La causa più frequente della formazione di ascessi (circa il 70% dei casi) è l’ingresso di batteri all’interno dello zoccolo attraverso difetti alla linea bianca. Al secondo posto per frequenza si trovano i corpi estranei (chiodi, cocci, rami aguzzi), con circa il 20% dei casi. Il restante 10% circa è causato da traumi alla faccia plantare del piede, che implicano la formazione di ematomi che successivamente si infettano (le cosiddette “sobbattiture”). Esistono anche altre potenziali cause (osteomielite, necrosi dovute ad ischemia ecc.) che fortunatamente sono molto rare. Occasionalmente gli ascessi meno seri passano addirittura inosservati, ma normalmente la zoppia è evidente e richiama l’attenzione di qualcuno. La diagnosi, da parte del veterinario, solitamente avviene mediante una sonda per zoccoli, anche se talvolta si rende necessaria un’indagine radiografica ad alta definizione per poter individuare la posizione esatta dell’ascesso.

Prima di approfondire gli ascessi cronici, è importante capire come funziona un ascesso “normale”. Pensiamo ad un ascesso allo zoccolo come a un foruncolo nel piede del cavallo. Si tratta di una piccola sacca di infezione che può essere incredibilmente dolorosa quando è intrappolata, applicando una pressione esorbitante all’interno della scatola rigida del piede.

La maggior parte degli ascessi viene trattata con successo dal maniscalco di fiducia; tuttavia si sottolinea l’importanza del veterinario se il maniscalco non riuscisse a trovare l’ascesso o se non ci fossero miglioramenti visibili dopo pochi giorni. I veterinari hanno la capacità di fornire supporto analgesico e sollievo dal dolore, ma possono prescrivere antibiotici secondo necessità e garantire al cavallo la giusta profilassi anti-tetanica. Normalmente gli ascessi aperti e drenati consentono al cavallo di camminare meglio.

La terapia standard consiste nell’applicazione locale di cotone imbevuto di Betadine® (povidone-iodio) ed impacchi od immersioni in sali di Epsom o CleanTrax® (un detergente per zoccoli che penetra in profondità) oltre al bendaggio con Animalintex® umido. Una volta che la zoppia è risolta e la sede dell’ascesso è asciutta, priva di drenaggio, i maniscalchi normalmente applicano un ferro con una sottostante medicazione antisettica per mantenere la ferita dello zoccolo libera da sporco e detriti per la durata di un normale ciclo di ferratura, cioè dalle 4 alle 6 settimane. A seconda della posizione e dell’entità dell’ascesso potrebbero essere necessari anche 3 o 4 cicli di ferratura, a discrezione del veterinario e del maniscalco potrebbe essere inoltre utile un bendaggio contenitivo per tutta la durata della guarigione e per evitare l’accumulo di sporco e detriti nella sede della ferita.

Quando le cose non sono normali

Alcuni giorni dopo il drenaggio dell’ascesso e l’inizio del trattamento dovrebbero essere evidenti miglioramenti significativi nella mobilità, tali da consentire al cavallo di tornare al lavoro. Mentre le complicazioni possono iniziare a svilupparsi prima, il professionista medico  veterinario Craig Lesser sostiene, come regola pratica, che tre giorni sono sufficienti a capire. Allora, cosa può andare storto?

Alcuni ascessi, specialmente quelli profondi o quelli che viaggiano verso l’alto – verso la fascia coronarica piuttosto che verso il basso verso la pianta del piede – possono semplicemente richiedere del tempo per guarire. Possono anche ripresentarsi nel caso in cui sporco o altri detriti rimangano intrappolati nel foro o nel tratto di drenaggio. Questi casi sono per lo più benigni, ma sono frustranti per i proprietari che si trovano costretti a lunghi periodi di cure.

Gli ascessi cronici possono evolvere in casi (non trattati) di osteite settica della falange distale,  cheratomi, corpi estranei, ecc. Questi sono ottimi esempi del motivo per cui il veterinario dovrebbe essere contattato in caso di sospetto ascesso.

L’osteite settica della falange distale è un’infezione della terza falange che può svilupparsi in concomitanza a recidive di ascessi non risolti. I veterinari possono in genere diagnosticare questa patologia in base a segni clinici (ad esempio: drenaggio continuo, zoppia persistente nonostante il drenaggio, recidiva di ascessi) e a radiografie per cercare alterazioni ossee. La maggior parte dei casi lievi e moderati viene trattata con antibiotici sia per via orale che locale, il trattamento normalmente ha successo in tre o quattro giorni ed i cavalli possono tornare alla loro routine normale in una o due settimane.

Una grave osteite settica oppure uno scarso afflusso di sangue possono causare in alcuni cavalli lo sviluppo di sequestri alla terza falange, che si verificano quando un pezzo di osso muore e successivamente si separa dall’osso sano. Ancora una volta, come ha notato il professionista maniscalco Burns, questi possono impedire la risoluzione dei segni clinici degli ascessi. I veterinari usano l’indagine radiografica per diagnosticare i sequestri. I cavalli colpiti da questa patologia necessitano di un intervento chirurgico, per rimuovere il tessuto morto e consentire alla terza falange e ai tessuti circostanti di iniziare la guarigione, seguito da una terapia antibiotica per scongiurare ulteriori infezioni.

I cheratomi sono tumori a crescita lenta delle strutture della parete dello zoccolo che si sviluppano in senso distale, con il progressivo aumento di dimensioni, possono comportare l’interessamento della linea bianca del piede, la cui distruzione favorisce il passaggio di batteri causando un’infezione secondaria. Nell’85% dei casi, si associa al cheratoma lo sviluppo di ascessi cronici intermittenti/remittenti. I veterinari diagnosticano queste escrescenze non comuni sulla base di una combinazione di segni clinici, radiografici e talvolta risonanza magnetica o TAC. La zoppia interviene come segno clinico quando la pressione della massa è tale da comportare il riassorbimento osseo della terza falange, o qualora si sviluppino ascessi che alterino le strutture lamellari del piede. I veterinari possono rimuovere i cheratomi chirurgicamente e in genere, prescrivono antibiotici e antinfiammatori per velocizzare il processo di guarigione. “La parete dello zoccolo impiega da pochi mesi a un anno per crescere completamente dopo l’intervento chirurgico al cheratoma, a seconda del tipo, delle dimensioni e dell’infezione circostante“, afferma Lesser.

Un’altra complicazione può essere causata dalla mancata espulsione del corpo estraneo che ha causato l’ascesso. Un pezzo di legno, un minuscolo sassolino, un frammento di metallo sono solo alcuni esempi di corpi che potrebbero rimanere intrappolati nello zoccolo; la chirurgia, con la conseguente asportazione del corpo estraneo, resta l’unica soluzione per ovviare a questo problema.

Infine, una preoccupazione nei cavalli con qualsiasi tipo di zoppia è la laminite, sebbene non sia una complicazione comune agli ascessi, è importante tenerlo a mente. In questi casi potrebbe presentarsi una laminite da carico, che si ha quando un arto ha sopportato una quantità eccessiva di peso a causa di una grave zoppia di quello contro laterale. Una misura preventiva che si può attuare in questi casi consiste nell’immersione del piede opposto a quello interessato dall’ascesso, in acqua e ghiaccio.

Per concludere, a prescindere dalla diagnosi e dal trattamento prescritto, è di fondamentale importanza collaborare con il veterinario ed il maniscalco per assicurarsi che il nostro cavallo stia guarendo correttamente.

Come prevenire gli ascessi?

Purtroppo non esiste nessun modo di prevenzione infallibile, alcuni cavalli comunque risultano essere maggiormente soggetti ad incorrere in ascessi rispetto ad altri. “Qualsiasi cavallo con ascessi cronici e/o ricorrenti, dovrebbe essere esaminato per ricercare altre patologie,” afferma Burns. Ad esempio, continua poi Lesser: “ i cavalli con laminite in atto, i quali hanno le forniture vascolari compromesse e presentano inoltre un allungamento della linea bianca, possono essere maggiormente soggetti all’infiltrazione di batteri. Nei soggetti con laminite cronica vediamo un bel po’ di ascessi proprio per questo motivo.”Se il veterinario non dovesse trovare processi patologici sottostanti, i proprietari possono adottare misure di prevenzione per ridurre la probabilità che si sviluppino ulteriori ascessi. “Fornire ambienti puliti e asciutti, privi di corpi estranei, è la cosa principale che i proprietari dovrebbero fare per prevenire gli ascessi“, afferma Burns. “Oltre a ciò, scarpe o scarpette e cuscinetti sono spesso usati come barriere meccaniche per impedire o limitare la penetrazione di sporco, detriti e microbi all’interno capsula dello zoccolo.

Alcuni ascessi cronici o ricorrenti sono proprio questo: l’ascesso che sembra non finire mai. Ma quando la risoluzione con i normali approcci terapeutici si rivela sfuggente, potrebbe essere in gioco un altro problema più serio. Il miglior consiglio che le nostre fonti hanno per i proprietari che gestiscono cavalli con ascessi cronici o ricorrenti? Coinvolgi il tuo veterinario e non tardare a diagnosticare potenziali complicazioni.

Fonti/Bibliografia:

https://thehorse.com/198067/the-never-ending-hoof-abscess/

https://formazioneveterinaria.it

http://www.mascalcia.net/articoli/a2002_49.htm

https://www.vetjournal.it/images/archive/pdf_riviste/1904.pdf

(14 settembre 2022) © L.Ruffino; riproduzione riservata; foto: ©EqIn

 

 

 

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