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“Dimmi come monti, ti dirò chi sei”: su alcuni temperamenti dei cavalieri


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23 dicembre 2016 #Equestrian Insights

«Dimmi come monti, ti dirò chi sei.»
«Dimmi chi sei, ti dirò come monti.»
(Parole di cavalieri)


"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 8

Diversi tipi di personalità sono facilmente individuabili in ogni attività umana, con caratteristiche spesso comuni: a contatto con i cavalli, rivelatori e registi dato che fungono spesso da cartina di tornasole del proprio cavaliere, la personalità di ognuno si rivela e si manifesta ancora di più, cosa che ha spinto Bernard Chris e Monica Barbier, autori del libro S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel (edizioni Belin 2006) ad arrischiarsi nella categorizzazione di “tipi psicologici” di cavalieri, senza ordine gerarchico né giudizio, modelli che certamente semplificano di gran lunga schematizzando comportamenti molto più complessi, ma che tuttavia sono interessanti e per certi versi davvero divertenti (facilmente, ognuno potrà ritrovare il modello che più gli si confà, non meno che riconoscere alcuni atteggiamenti propri di altri cavalieri). Questa operazione tenta l’individuazione delle tendenze a partire da alcuni tratti della personalità, e cerca di vedere quale modo di funzionamento è in atto. Così ciascuno di noi potrà avvicinarsi a un tipo di comportamento; tuttavia, va anche tenuto presente che ogni tipologia presenta ramificazioni e apparentamenti con le altre, e che niente è indissociabile: “Potremmo certo definire altri tipi di temperamenti, apportare mille sfumature, contestare queste scelte, in quanto niente è rigido, nessuna paratia è stagna, né definitiva. La storia e il vissuto di ciascun cavaliere sono particolari, le differenze da un individuo all’altro importanti, anche all’interno di uno stesso gruppo” (S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel, p. 47).

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri

Tipo 1 – IL COSACCO

Il “cavaliere cosacco” cerca prima di tutto l’adrenalina: ha continuamente bisogno di sensazioni forti, di star vicino e gettarsi nel pericolo, deborda di energia e impulsività, prova gioia solo mettendo continuamente alla prova i suoi limiti, spesso i suoi atteggiamenti sono paradossali. L’exploit fisico, la prodezza tecnica esprimono tutto il suo coraggio e determinazione; il movimento è la sua droga, il pericolo il suo regno, adora attirare l’attenzione su di sé ed essere riconosciuto come “quello in grado di…”. La sua relazione con il cavallo è una sorta di lotta, una lotta nella quale si impegna completamente per mantenere la supremazia. È un guerriero che rivendica una certa nobiltà. Si tratta di una reale questione “di vita o di morte” sul piano narcisistico: o vince e viene confermato nel suo valore, o perde e non è più niente! Il “cosacco” cerca un cavallo a sua immagine: tonico, valoroso, dinamico e coraggioso.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 1

Tipo 2 – IL DOMATORE

Monta solo ed esclusivamente cavalli reputati difficili, perfino pericolosi. Non va confuso con il cosacco, sebbene i due tipi siano accomunati dallo sprezzo del pericolo. “Il domatore” si trova nella necessità, nell’obbligo imperativo di provare che possiede la padronanza totale, che non fallisce. Per lui il cavallo è un essere imprevedibile, una bestia selvaggia che bisogna tenere in scacco, domare, il più spesso con la forza; e l’equitazione è un “affare da uomini” che richiede grande fermezza e coraggio… qualità rare di cui lui è abbondantemente provvisto! Cerca come priorità, senza saperlo, cavalli resi violenti da ignoranza, goffaggine o brutalità dell’uomo: non per calmarli, rassicurarli, educarli, ma per dominarli! Il fine giustifica i mezzi! Spesso giustificherà le proprie azioni con la necessità di essere violento in risposta all’aggressività del cavallo. Lo si sentirà dire che non c’è altri che lui che possa montarli… Il cavallo facile e piacevole, in una parola quello “normale ed educato”, non lo interessa.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 9

Tipo 3: LO SPORTIVO

Qui è possibile individuare coloro che hanno in comune il gusto per lo sforzo e la competizione, la ricerca delle sensazioni potenti, la volontà di superarsi, di sbocciare in una sana avversità. Lavorano con serietà, regolarità, acconsentendo a sacrifici, al fine di darsi i mezzi per misurarsi con gli altri, di provare che possono essere i migliori; sono determinati e ambiziosi, spesso narcisisti. Lo sportivo esige molto dal proprio cavallo, lo vuole a sua immagine: atletico, solido, serio, lavoratore, dal carattere ben temprato.
Vuol primeggiare, guidare ed essere in vista. Il suo stato di tensione non si riduce o si placa se non con la performance, solo il successo o il posto di vincitore sono accettabili e sopportabili. Al di fuori di questa posizione d’eccellenza non possono realizzarsi completamente, nessuno tra gli sportivi accetta di correre il rischio di perdere, allora due sottocategorie si producono: quella degli “sportivi” (se così si può dire) dai quali vengono utilizzati tutti i mezzi (finimenti coercitivi, doping, preparazioni e medicazioni che mascherano le debolezze del cavallo… e del cavaliere), quella di coloro che invece
sanno, o hanno imparato a proprie spese, che nessun risultato può essere raggiunto senza ottenere la fiducia e la cooperazione del cavallo. Non lotta contro il cavallo, ma con il cavallo; anche se lo domina, gli dà una seria educazione e cerca di mettere a frutto le sue potenzialità.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 10

Tipo 4: L’INDIANO

Ciò a cui aspira l’Indiano, è questo legame diretto con la natura in cui nessuna costrizione verrebbe a “rompere” tale pienezza: è un seguace del cavallo “nudo”. Acriticamente influenzato dalle mode degli ultimi tempi, o desideroso di risorgere da un mondo sempre più urbanizzato, cerca il ritorno alla natura (della quale tuttavia ignora praticamente tutto), una natura idealizzata in cui regnerebbe l’armonia. Il lato selvaggio del cavallo, animale libero per definizione, lo fa sognare. Con i sensi affievoliti dalla civilizzazione moderna, è alla ricerca di altri rapporti con il cavallo. Rifiuta ogni costrizione, eventualmente monta a pelo e senza filetto. Ogni equitazione che si pubblicizza come etologica lo attira, indipendentemente dal suo fondamento; alla ricerca costante di punti di riferimento, adepto di metodi dolci, nuovi, è facilmente influenzabile e suggestionabile, pronto a seguire qualsiasi “guru”. Spesso “l’indiano” rigetta in toto la cultura equestre, frutto di secoli di riflessione e di pratica, per privilegiare un’equitazione che ritiene più immediata, naturale, istintiva. E’ attivo ma si mantiene ai margini della comunità equestre, convinto com’è della bontà esclusiva dell’innovativa teoria che sta seguendo in quel momento.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 4

Tipo 5: L’ESTETA

Per lui montare a cavallo è un’arte, il culto è la leggerezza: un sacerdozio di cui venera i grandi maestri. I cavalieri appartenenti a questa famiglia sono dal lato della sublimazione, tutta la loro energia è rivolta all’arte equestre, al cavallo e alla sua educazione. Immerso nella musica, nella calma del maneggio, l’esteta comunica con il cavallo. La sua biblioteca è ben fornita, si definisce come uno studioso dell’equitazione, sempre pronto a infiammarsi in lunghe digressioni sull’arte di addestrare i cavalli. Si sente l’animo di un Maestro e dispensa volentieri il suo sapere, quando non cerca di imporlo. La sua sensibilità lo spinge a ricercare cavalli fini ed energici, dalla mente delicata, atti all’equitazione riunita, capaci di liberare la loro energia pur canalizzandola. Anche lui cerca il benessere del proprio cavallo, il dialogo con il compagno di tutti i suoi pensieri, l’armonia e il conforto che sola la finezza dei mezzi procura. Si sente sempre lontano dal raggiungimento della perfezione (o, almeno, come tale si atteggia) ma per lui la ricerca della realizzazione del cavallo è una fonte d’arricchimento personale inesauribile: il cammino intrapreso, la ricerca della felicità a cavallo, è la cosa più importante, fuggendo la banalità equestre, trae grande fierezza da ciò che riesce a realizzare con il suo cavallo.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 5

Tipo 6: L’ETNICO

La sua passione equestre si articola attorno ad un’arte di vivere, è colui che si identifica nel vero cow-boy, nell’Indiano d’America o nel cavaliere iberico, sceglierà una razza di cavalli ben determinata: un Quarter Horse, un Pinto, un Lusitano o un Pura Razza Spagnola (P.R.E.). Praticherà il Reining, la monta a pelo o la Doma Vaquera, discipline originate da tradizioni ben radicate in cui tutto ha la sua importanza. La scelta di sella e finimenti è meticolosa; la tenuta dev’essere particolarmente curata, i codici del vestiario rispettati: il cavaliere è in blue-jeans, chaps, cow-boy, country o flamenco, barbecue o paella. Appartiene a una tribù, ne adotta tutti gli atteggiamenti, tutti i riti. Si crea un’altra vita. La sua scelta è molto forte, spesso esclusiva, e si accompagna frequentemente a un rigetto per le altre pratiche equestri. Spesso è una scelta familiare, e quindi tutta la famiglia si impegna, monta e si abbiglia alla stessa maniera. La sua volontà di appartenere a un gruppo, di essere riconosciuto in quanto tale, lo porta ad essere maggiormente alle prese con la realtà a livello di relazioni sociali.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 6

Tipo 7: IL MONDANO

Il circolo equestre è la sua ragion d’essere. Ama condividere la sua passione, a cavallo certo, ma anche attorno a un bicchiere, nel ristorante del club, intorno a un barbecue o durante serate in cui si ritrova con gli altri membri della tribù… tuttavia può capitare, a volte, che dimentichi di avere un cavallo: quest’ultimo non è realmente al centro delle preoccupazioni del cavaliere mondano! Gli permette piuttosto di inscriversi e definirsi in un determinato gruppo. Sembra mobilitato, organizzato attorno a “l’immagine”, più preoccupato di quel che dà a vedere che di equitazione, in un funzionamento molto narcisistico È un componente attivo della vita del club, niente gli sfugge: giudica, soppesa, valuta, compara, critica… Cosa pensare del nuovo istruttore, del nuovo cavallo di tizio, della pettinatura o della tenuta di quell’altra? Cerca di integrarsi e posizionarsi nel gruppo, di sapere chi è ciascuno, qual è il suo livello equestre, se monta meglio o meno bene di talaltro. Tutto quel che gira attorno alla vita di ciascuno all’interno del circolo lo interessa, ama formare e distinguere dei clan all’interno del gruppo, con le sue affinità e le inimicizie talvolta profonde. Molto sensibile agli effetti della moda, avrà a cuore di possedere, così come per il suo cavallo, l’ultima tenuta in voga, l’ultimo cagnolino, quello che si ritrova sulle pubblicità equestri delle riviste preferite. Questo tipo di soggetto prospera altrettanto bene in altre attività sportive, nel tennis, nel golf o altrove, arrivando anche a cambiare disciplina quando non è più in grado di brillare, di avere un posto riconosciuto; ma è particolarmente interessante in equitazione, nella quale il cavallo mette a nudo i tratti di carattere di ciascuno.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 11

Tipo 8: LA MAMMA

Tipo psicologico caratteristico di una certa parte dell’universo femminile: la mamma straripa d’affetto per il cavallo, tutti i cavalli, quali che siano le loro caratteristiche. Attornia, coccola, cura, si preoccupa di tutto; sempre pronta a mostrare le foto del suo bimbo, del suo piccolo caro, oggetto di tutti i suoi pensieri. Ne può parlare per ore, raccontare mille aneddoti con commozione. Sempre pronta ad aiutare gli altri a curare i loro cavalli, non ammette che un equino possa essere trascurato, montato con durezza o brutalizzato; se monta, è prima di tutto per il benessere del suo compagno, nel quale trova la felicità. La pratica equestre si accompagna con sistemazioni per il benessere, la salvaguardia e la protezione del cavallo, il quale non viene amato per la sua funzionalità, o le sue capacità, ma di per se stesso. La mamma non si preoccupa del proprio look, né del giudizio degli altri, talvolta condiscendente, sul suo attaccamento.

© Riproduzione riservata – B.S. (biblio: Bernard Chris e Monica Barbier, “S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel”, edizioni Belin 2006).
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Diversi tipi di personalità sono facilmente individuabili in ogni attività umana, con caratteristiche spesso comuni: a contatto con i cavalli, rivelatori e registi dato che fungono spesso da cartina di tornasole del proprio cavaliere, la personalità di ognuno si rivela e si manifesta ancora di più, cosa che ha spinto Bernard Chris e Monica Barbier, autori del libro S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel (edizioni Belin 2006) ad arrischiarsi nella categorizzazione di “tipi psicologici” di cavalieri, senza ordine gerarchico né giudizio, modelli che certamente semplificano di gran lunga schematizzando comportamenti molto più complessi, ma che tuttavia sono interessanti e per certi versi davvero divertenti (facilmente, ognuno potrà ritrovare il modello che più gli si confà, non meno che riconoscere alcuni atteggiamenti propri di altri cavalieri). Questa operazione tenta l’individuazione delle tendenze a partire da alcuni tratti della personalità, e cerca di vedere quale modo di funzionamento è in atto. Così ciascuno di noi potrà avvicinarsi a un tipo di comportamento; tuttavia, va anche tenuto presente che ogni tipologia presenta ramificazioni e apparentamenti con le altre, e che niente è indissociabile: “Potremmo certo definire altri tipi di temperamenti, apportare mille sfumature, contestare queste scelte, in quanto niente è rigido, nessuna paratia è stagna, né definitiva. La storia e il vissuto di ciascun cavaliere sono particolari, le differenze da un individuo all’altro importanti, anche all’interno di uno stesso gruppo” (S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel, p. 47).

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri

Tipo 1 – IL COSACCO

Il “cavaliere cosacco” cerca prima di tutto l’adrenalina: ha continuamente bisogno di sensazioni forti, di star vicino e gettarsi nel pericolo, deborda di energia e impulsività, prova gioia solo mettendo continuamente alla prova i suoi limiti, spesso i suoi atteggiamenti sono paradossali. L’exploit fisico, la prodezza tecnica esprimono tutto il suo coraggio e determinazione; il movimento è la sua droga, il pericolo il suo regno, adora attirare l’attenzione su di sé ed essere riconosciuto come “quello in grado di…”. La sua relazione con il cavallo è una sorta di lotta, una lotta nella quale si impegna completamente per mantenere la supremazia. È un guerriero che rivendica una certa nobiltà. Si tratta di una reale questione “di vita o di morte” sul piano narcisistico: o vince e viene confermato nel suo valore, o perde e non è più niente! Il “cosacco” cerca un cavallo a sua immagine: tonico, valoroso, dinamico e coraggioso.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 1

Tipo 2 – IL DOMATORE

Monta solo ed esclusivamente cavalli reputati difficili, perfino pericolosi. Non va confuso con il cosacco, sebbene i due tipi siano accomunati dallo sprezzo del pericolo. “Il domatore” si trova nella necessità, nell’obbligo imperativo di provare che possiede la padronanza totale, che non fallisce. Per lui il cavallo è un essere imprevedibile, una bestia selvaggia che bisogna tenere in scacco, domare, il più spesso con la forza; e l’equitazione è un “affare da uomini” che richiede grande fermezza e coraggio… qualità rare di cui lui è abbondantemente provvisto! Cerca come priorità, senza saperlo, cavalli resi violenti da ignoranza, goffaggine o brutalità dell’uomo: non per calmarli, rassicurarli, educarli, ma per dominarli! Il fine giustifica i mezzi! Spesso giustificherà le proprie azioni con la necessità di essere violento in risposta all’aggressività del cavallo. Lo si sentirà dire che non c’è altri che lui che possa montarli… Il cavallo facile e piacevole, in una parola quello “normale ed educato”, non lo interessa.

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Tipo 3: LO SPORTIVO

Qui è possibile individuare coloro che hanno in comune il gusto per lo sforzo e la competizione, la ricerca delle sensazioni potenti, la volontà di superarsi, di sbocciare in una sana avversità. Lavorano con serietà, regolarità, acconsentendo a sacrifici, al fine di darsi i mezzi per misurarsi con gli altri, di provare che possono essere i migliori; sono determinati e ambiziosi, spesso narcisisti. Lo sportivo esige molto dal proprio cavallo, lo vuole a sua immagine: atletico, solido, serio, lavoratore, dal carattere ben temprato.
Vuol primeggiare, guidare ed essere in vista. Il suo stato di tensione non si riduce o si placa se non con la performance, solo il successo o il posto di vincitore sono accettabili e sopportabili. Al di fuori di questa posizione d’eccellenza non possono realizzarsi completamente, nessuno tra gli sportivi accetta di correre il rischio di perdere, allora due sottocategorie si producono: quella degli “sportivi” (se così si può dire) dai quali vengono utilizzati tutti i mezzi (finimenti coercitivi, doping, preparazioni e medicazioni che mascherano le debolezze del cavallo… e del cavaliere), quella di coloro che invece
sanno, o hanno imparato a proprie spese, che nessun risultato può essere raggiunto senza ottenere la fiducia e la cooperazione del cavallo. Non lotta contro il cavallo, ma con il cavallo; anche se lo domina, gli dà una seria educazione e cerca di mettere a frutto le sue potenzialità.

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Tipo 4: L’INDIANO

Ciò a cui aspira l’Indiano, è questo legame diretto con la natura in cui nessuna costrizione verrebbe a “rompere” tale pienezza: è un seguace del cavallo “nudo”. Acriticamente influenzato dalle mode degli ultimi tempi, o desideroso di risorgere da un mondo sempre più urbanizzato, cerca il ritorno alla natura (della quale tuttavia ignora praticamente tutto), una natura idealizzata in cui regnerebbe l’armonia. Il lato selvaggio del cavallo, animale libero per definizione, lo fa sognare. Con i sensi affievoliti dalla civilizzazione moderna, è alla ricerca di altri rapporti con il cavallo. Rifiuta ogni costrizione, eventualmente monta a pelo e senza filetto. Ogni equitazione che si pubblicizza come etologica lo attira, indipendentemente dal suo fondamento; alla ricerca costante di punti di riferimento, adepto di metodi dolci, nuovi, è facilmente influenzabile e suggestionabile, pronto a seguire qualsiasi “guru”. Spesso “l’indiano” rigetta in toto la cultura equestre, frutto di secoli di riflessione e di pratica, per privilegiare un’equitazione che ritiene più immediata, naturale, istintiva. E’ attivo ma si mantiene ai margini della comunità equestre, convinto com’è della bontà esclusiva dell’innovativa teoria che sta seguendo in quel momento.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 4

Tipo 5: L’ESTETA

Per lui montare a cavallo è un’arte, il culto è la leggerezza: un sacerdozio di cui venera i grandi maestri. I cavalieri appartenenti a questa famiglia sono dal lato della sublimazione, tutta la loro energia è rivolta all’arte equestre, al cavallo e alla sua educazione. Immerso nella musica, nella calma del maneggio, l’esteta comunica con il cavallo. La sua biblioteca è ben fornita, si definisce come uno studioso dell’equitazione, sempre pronto a infiammarsi in lunghe digressioni sull’arte di addestrare i cavalli. Si sente l’animo di un Maestro e dispensa volentieri il suo sapere, quando non cerca di imporlo. La sua sensibilità lo spinge a ricercare cavalli fini ed energici, dalla mente delicata, atti all’equitazione riunita, capaci di liberare la loro energia pur canalizzandola. Anche lui cerca il benessere del proprio cavallo, il dialogo con il compagno di tutti i suoi pensieri, l’armonia e il conforto che sola la finezza dei mezzi procura. Si sente sempre lontano dal raggiungimento della perfezione (o, almeno, come tale si atteggia) ma per lui la ricerca della realizzazione del cavallo è una fonte d’arricchimento personale inesauribile: il cammino intrapreso, la ricerca della felicità a cavallo, è la cosa più importante, fuggendo la banalità equestre, trae grande fierezza da ciò che riesce a realizzare con il suo cavallo.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 5

Tipo 6: L’ETNICO

La sua passione equestre si articola attorno ad un’arte di vivere, è colui che si identifica nel vero cow-boy, nell’Indiano d’America o nel cavaliere iberico, sceglierà una razza di cavalli ben determinata: un Quarter Horse, un Pinto, un Lusitano o un Pura Razza Spagnola (P.R.E.). Praticherà il Reining, la monta a pelo o la Doma Vaquera, discipline originate da tradizioni ben radicate in cui tutto ha la sua importanza. La scelta di sella e finimenti è meticolosa; la tenuta dev’essere particolarmente curata, i codici del vestiario rispettati: il cavaliere è in blue-jeans, chaps, cow-boy, country o flamenco, barbecue o paella. Appartiene a una tribù, ne adotta tutti gli atteggiamenti, tutti i riti. Si crea un’altra vita. La sua scelta è molto forte, spesso esclusiva, e si accompagna frequentemente a un rigetto per le altre pratiche equestri. Spesso è una scelta familiare, e quindi tutta la famiglia si impegna, monta e si abbiglia alla stessa maniera. La sua volontà di appartenere a un gruppo, di essere riconosciuto in quanto tale, lo porta ad essere maggiormente alle prese con la realtà a livello di relazioni sociali.

"Dimmi come monti, ti dirò chi sei": su alcuni temperamenti dei cavalieri 6

Tipo 7: IL MONDANO

Il circolo equestre è la sua ragion d’essere. Ama condividere la sua passione, a cavallo certo, ma anche attorno a un bicchiere, nel ristorante del club, intorno a un barbecue o durante serate in cui si ritrova con gli altri membri della tribù… tuttavia può capitare, a volte, che dimentichi di avere un cavallo: quest’ultimo non è realmente al centro delle preoccupazioni del cavaliere mondano! Gli permette piuttosto di inscriversi e definirsi in un determinato gruppo. Sembra mobilitato, organizzato attorno a “l’immagine”, più preoccupato di quel che dà a vedere che di equitazione, in un funzionamento molto narcisistico È un componente attivo della vita del club, niente gli sfugge: giudica, soppesa, valuta, compara, critica… Cosa pensare del nuovo istruttore, del nuovo cavallo di tizio, della pettinatura o della tenuta di quell’altra? Cerca di integrarsi e posizionarsi nel gruppo, di sapere chi è ciascuno, qual è il suo livello equestre, se monta meglio o meno bene di talaltro. Tutto quel che gira attorno alla vita di ciascuno all’interno del circolo lo interessa, ama formare e distinguere dei clan all’interno del gruppo, con le sue affinità e le inimicizie talvolta profonde. Molto sensibile agli effetti della moda, avrà a cuore di possedere, così come per il suo cavallo, l’ultima tenuta in voga, l’ultimo cagnolino, quello che si ritrova sulle pubblicità equestri delle riviste preferite. Questo tipo di soggetto prospera altrettanto bene in altre attività sportive, nel tennis, nel golf o altrove, arrivando anche a cambiare disciplina quando non è più in grado di brillare, di avere un posto riconosciuto; ma è particolarmente interessante in equitazione, nella quale il cavallo mette a nudo i tratti di carattere di ciascuno.

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Tipo 8: LA MAMMA

Tipo psicologico caratteristico di una certa parte dell’universo femminile: la mamma straripa d’affetto per il cavallo, tutti i cavalli, quali che siano le loro caratteristiche. Attornia, coccola, cura, si preoccupa di tutto; sempre pronta a mostrare le foto del suo bimbo, del suo piccolo caro, oggetto di tutti i suoi pensieri. Ne può parlare per ore, raccontare mille aneddoti con commozione. Sempre pronta ad aiutare gli altri a curare i loro cavalli, non ammette che un equino possa essere trascurato, montato con durezza o brutalizzato; se monta, è prima di tutto per il benessere del suo compagno, nel quale trova la felicità. La pratica equestre si accompagna con sistemazioni per il benessere, la salvaguardia e la protezione del cavallo, il quale non viene amato per la sua funzionalità, o le sue capacità, ma di per se stesso. La mamma non si preoccupa del proprio look, né del giudizio degli altri, talvolta condiscendente, sul suo attaccamento.

© Riproduzione riservata – B.S. (biblio: Bernard Chris e Monica Barbier, “S’épanouir à cheval : Equitation et développement personnel”, edizioni Belin 2006).
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Tipo 2 – IL DOMATORE

Monta solo ed esclusivamente cavalli reputati difficili, perfino pericolosi. Non va confuso con il cosacco, sebbene i due tipi siano accomunati dallo sprezzo del pericolo. “Il domatore” si trova nella necessità, nell’obbligo imperativo di provare che possiede la padronanza totale, che non fallisce. Per lui il cavallo è un essere imprevedibile, una bestia selvaggia che bisogna tenere in scacco, domare, il più spesso con la forza; e l’equitazione è un “affare da uomini” che richiede grande fermezza e coraggio… qualità rare di cui lui è abbondantemente provvisto! Cerca come priorità, senza saperlo, cavalli resi violenti da ignoranza, goffaggine o brutalità dell’uomo: non per calmarli, rassicurarli, educarli, ma per dominarli! Il fine giustifica i mezzi! Spesso giustificherà le proprie azioni con la necessità di essere violento in risposta all’aggressività del cavallo. Lo si sentirà dire che non c’è altri che lui che possa montarli… Il cavallo facile e piacevole, in una parola quello “normale ed educato”, non lo interessa.

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Tipo 3: LO SPORTIVO

Qui è possibile individuare coloro che hanno in comune il gusto per lo sforzo e la competizione, la ricerca delle sensazioni potenti, la volontà di superarsi, di sbocciare in una sana avversità. Lavorano con serietà, regolarità, acconsentendo a sacrifici, al fine di darsi i mezzi per misurarsi con gli altri, di provare che possono essere i migliori; sono determinati e ambiziosi, spesso narcisisti. Lo sportivo esige molto dal proprio cavallo, lo vuole a sua immagine: atletico, solido, serio, lavoratore, dal carattere ben temprato.
Vuol primeggiare, guidare ed essere in vista. Il suo stato di tensione non si riduce o si placa se non con la performance, solo il successo o il posto di vincitore sono accettabili e sopportabili. Al di fuori di questa posizione d’eccellenza non possono realizzarsi completamente, nessuno tra gli sportivi accetta di correre il rischio di perdere, allora due sottocategorie si producono: quella degli “sportivi” (se così si può dire) dai quali vengono utilizzati tutti i mezzi (finimenti coercitivi, doping, preparazioni e medicazioni che mascherano le debolezze del cavallo… e del cavaliere), quella di coloro che invece
sanno, o hanno imparato a proprie spese, che nessun risultato può essere raggiunto senza ottenere la fiducia e la cooperazione del cavallo. Non lotta contro il cavallo, ma con il cavallo; anche se lo domina, gli dà una seria educazione e cerca di mettere a frutto le sue potenzialità.

 

Tipo 4: L’INDIANO

Ciò a cui aspira l’Indiano, è questo legame diretto con la natura in cui nessuna costrizione verrebbe a “rompere” tale pienezza: è un seguace del cavallo “nudo”. Acriticamente influenzato dalle mode degli ultimi tempi, o desideroso di risorgere da un mondo sempre più urbanizzato, cerca il ritorno alla natura (della quale tuttavia ignora praticamente tutto), una natura idealizzata in cui regnerebbe l’armonia. Il lato selvaggio del cavallo, animale libero per definizione, lo fa sognare. Con i sensi affievoliti dalla civilizzazione moderna, è alla ricerca di altri rapporti con il cavallo. Rifiuta ogni costrizione, eventualmente monta a pelo e senza filetto. Ogni equitazione che si pubblicizza come etologica lo attira, indipendentemente dal suo fondamento; alla ricerca costante di punti di riferimento, adepto di metodi dolci, nuovi, è facilmente influenzabile e suggestionabile, pronto a seguire qualsiasi “guru”. Spesso “l’indiano” rigetta in toto la cultura equestre, frutto di secoli di riflessione e di pratica, per privilegiare un’equitazione che ritiene più immediata, naturale, istintiva. E’ attivo ma si mantiene ai margini della comunità equestre, convinto com’è della bontà esclusiva dell’innovativa teoria che sta seguendo in quel momento.

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Tipo 5: L’ESTETA

Per lui montare a cavallo è un’arte, il culto è la leggerezza: un sacerdozio di cui venera i grandi maestri. I cavalieri appartenenti a questa famiglia sono dal lato della sublimazione, tutta la loro energia è rivolta all’arte equestre, al cavallo e alla sua educazione. Immerso nella musica, nella calma del maneggio, l’esteta comunica con il cavallo. La sua biblioteca è ben fornita, si definisce come uno studioso dell’equitazione, sempre pronto a infiammarsi in lunghe digressioni sull’arte di addestrare i cavalli. Si sente l’animo di un Maestro e dispensa volentieri il suo sapere, quando non cerca di imporlo. La sua sensibilità lo spinge a ricercare cavalli fini ed energici, dalla mente delicata, atti all’equitazione riunita, capaci di liberare la loro energia pur canalizzandola. Anche lui cerca il benessere del proprio cavallo, il dialogo con il compagno di tutti i suoi pensieri, l’armonia e il conforto che sola la finezza dei mezzi procura. Si sente sempre lontano dal raggiungimento della perfezione (o, almeno, come tale si atteggia) ma per lui la ricerca della realizzazione del cavallo è una fonte d’arricchimento personale inesauribile: il cammino intrapreso, la ricerca della felicità a cavallo, è la cosa più importante, fuggendo la banalità equestre, trae grande fierezza da ciò che riesce a realizzare con il suo cavallo.

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Tipo 6: L’ETNICO

La sua passione equestre si articola attorno ad un’arte di vivere, è colui che si identifica nel vero cow-boy, nell’Indiano d’America o nel cavaliere iberico, sceglierà una razza di cavalli ben determinata: un Quarter Horse, un Pinto, un Lusitano o un Pura Razza Spagnola (P.R.E.). Praticherà il Reining, la monta a pelo o la Doma Vaquera, discipline originate da tradizioni ben radicate in cui tutto ha la sua importanza. La scelta di sella e finimenti è meticolosa; la tenuta dev’essere particolarmente curata, i codici del vestiario rispettati: il cavaliere è in blue-jeans, chaps, cow-boy, country o flamenco, barbecue o paella. Appartiene a una tribù, ne adotta tutti gli atteggiamenti, tutti i riti. Si crea un’altra vita. La sua scelta è molto forte, spesso esclusiva, e si accompagna frequentemente a un rigetto per le altre pratiche equestri. Spesso è una scelta familiare, e quindi tutta la famiglia si impegna, monta e si abbiglia alla stessa maniera. La sua volontà di appartenere a un gruppo, di essere riconosciuto in quanto tale, lo porta ad essere maggiormente alle prese con la realtà a livello di relazioni sociali.

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Tipo 7: IL MONDANO

Il circolo equestre è la sua ragion d’essere. Ama condividere la sua passione, a cavallo certo, ma anche attorno a un bicchiere, nel ristorante del club, intorno a un barbecue o durante serate in cui si ritrova con gli altri membri della tribù… tuttavia può capitare, a volte, che dimentichi di avere un cavallo: quest’ultimo non è realmente al centro delle preoccupazioni del cavaliere mondano! Gli permette piuttosto di inscriversi e definirsi in un determinato gruppo. Sembra mobilitato, organizzato attorno a “l’immagine”, più preoccupato di quel che dà a vedere che di equitazione, in un funzionamento molto narcisistico È un componente attivo della vita del club, niente gli sfugge: giudica, soppesa, valuta, compara, critica… Cosa pensare del nuovo istruttore, del nuovo cavallo di tizio, della pettinatura o della tenuta di quell’altra? Cerca di integrarsi e posizionarsi nel gruppo, di sapere chi è ciascuno, qual è il suo livello equestre, se monta meglio o meno bene di talaltro. Tutto quel che gira attorno alla vita di ciascuno all’interno del circolo lo interessa, ama formare e distinguere dei clan all’interno del gruppo, con le sue affinità e le inimicizie talvolta profonde. Molto sensibile agli effetti della moda, avrà a cuore di possedere, così come per il suo cavallo, l’ultima tenuta in voga, l’ultimo cagnolino, quello che si ritrova sulle pubblicità equestri delle riviste preferite. Questo tipo di soggetto prospera altrettanto bene in altre attività sportive, nel tennis, nel golf o altrove, arrivando anche a cambiare disciplina quando non è più in grado di brillare, di avere un posto riconosciuto; ma è particolarmente interessante in equitazione, nella quale il cavallo mette a nudo i tratti di carattere di ciascuno.

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Tipo 8: LA MAMMA

Tipo psicologico caratteristico di una certa parte dell’universo femminile: la mamma straripa d’affetto per il cavallo, tutti i cavalli, quali che siano le loro caratteristiche. Attornia, coccola, cura, si preoccupa di tutto; sempre pronta a mostrare le foto del suo bimbo, del suo piccolo caro, oggetto di tutti i suoi pensieri. Ne può parlare per ore, raccontare mille aneddoti con commozione. Sempre pronta ad aiutare gli altri a curare i loro cavalli, non ammette che un equino possa essere trascurato, montato con durezza o brutalizzato; se monta, è prima di tutto per il benessere del suo compagno, nel quale trova la felicità. La pratica equestre si accompagna con sistemazioni per il benessere, la salvaguardia e la protezione del cavallo, il quale non viene amato per la sua funzionalità, o le sue capacità, ma di per se stesso. La mamma non si preoccupa del proprio look, né del giudizio degli altri, talvolta condiscendente, sul suo attaccamento.

© Riproduzione riservata – B.S.

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Tipo 1 – IL COSACCO

Il “cavaliere cosacco” cerca prima di tutto l’adrenalina: ha continuamente bisogno di sensazioni forti, di star vicino e gettarsi nel pericolo, deborda di energia e impulsività, prova gioia solo mettendo continuamente alla prova i suoi limiti, spesso i suoi atteggiamenti sono paradossali. L’exploit fisico, la prodezza tecnica esprimono tutto il suo coraggio e determinazione; il movimento è la sua droga, il pericolo il suo regno, adora attirare l’attenzione su di sé ed essere riconosciuto come “quello in grado di…”. La sua relazione con il cavallo è una sorta di lotta, una lotta nella quale si impegna completamente per mantenere la supremazia. È un guerriero che rivendica una certa nobiltà. Si tratta di una reale questione “di vita o di morte” sul piano narcisistico: o vince e viene confermato nel suo valore, o perde e non è più niente! Il “cosacco” cerca un cavallo a sua immagine: tonico, valoroso, dinamico e coraggioso.

Tipo 2 – IL DOMATORE

Monta solo ed esclusivamente cavalli reputati difficili, perfino pericolosi. Non va confuso con il cosacco, sebbene i due tipi siano accomunati dallo sprezzo del pericolo. “Il domatore” si trova nella necessità, nell’obbligo imperativo di provare che possiede la padronanza totale, che non fallisce. Per lui il cavallo è un essere imprevedibile, una bestia selvaggia che bisogna tenere in scacco, domare, il più spesso con la forza; e l’equitazione è un “affare da uomini” che richiede grande fermezza e coraggio… qualità rare di cui lui è abbondantemente provvisto! Cerca come priorità, senza saperlo, cavalli resi violenti da ignoranza, goffaggine o brutalità dell’uomo: non per calmarli, rassicurarli, educarli, ma per dominarli! Il fine giustifica i mezzi! Spesso giustificherà le proprie azioni con la necessità di essere violento in risposta all’aggressività del cavallo. Lo si sentirà dire che non c’è altri che lui che possa montarli… Il cavallo facile e piacevole, in una parola quello “normale ed educato”, non lo interessa.

Tipo 3: LO SPORTIVO

Qui è possibile individuare coloro che hanno in comune il gusto per lo sforzo e la competizione, la ricerca delle sensazioni potenti, la volontà di superarsi, di sbocciare in una sana avversità. Lavorano con serietà, regolarità, acconsentendo a sacrifici, al fine di darsi i mezzi per misurarsi con gli altri, di provare che possono essere i migliori; sono determinati e ambiziosi, spesso narcisisti. Lo sportivo esige molto dal proprio cavallo, lo vuole a sua immagine: atletico, solido, serio, lavoratore, dal carattere ben temprato.
Vuol primeggiare, guidare ed essere in vista. Il suo stato di tensione non si riduce o si placa se non con la performance, solo il successo o il posto di vincitore sono accettabili e sopportabili. Al di fuori di questa posizione d’eccellenza non possono realizzarsi completamente, nessuno tra gli sportivi accetta di correre il rischio di perdere, allora due sottocategorie si producono: quella degli “sportivi” (se così si può dire) dai quali vengono utilizzati tutti i mezzi (finimenti coercitivi, doping, preparazioni e medicazioni che mascherano le debolezze del cavallo… e del cavaliere), quella di coloro che invece
sanno, o hanno imparato a proprie spese, che nessun risultato può essere raggiunto senza ottenere la fiducia e la cooperazione del cavallo. Non lotta contro il cavallo, ma con il cavallo; anche se lo domina, gli dà una seria educazione e cerca di mettere a frutto le sue potenzialità.

Tipo 4: L’INDIANO

Ciò a cui aspira l’Indiano, è questo legame diretto con la natura in cui nessuna costrizione verrebbe a “rompere” tale pienezza: è un seguace del cavallo “nudo”. Acriticamente influenzato dalle mode degli ultimi tempi, o desideroso di risorgere da un mondo sempre più urbanizzato, cerca il ritorno alla natura (della quale tuttavia ignora praticamente tutto), una natura idealizzata in cui regnerebbe l’armonia. Il lato selvaggio del cavallo, animale libero per definizione, lo fa sognare. Con i sensi affievoliti dalla civilizzazione moderna, è alla ricerca di altri rapporti con il cavallo. Rifiuta ogni costrizione, eventualmente monta a pelo e senza filetto. Ogni equitazione che si pubblicizza come etologica lo attira, indipendentemente dal suo fondamento; alla ricerca costante di punti di riferimento, adepto di metodi dolci, nuovi, è facilmente influenzabile e suggestionabile, pronto a seguire qualsiasi “guru”. Spesso “l’indiano” rigetta in toto la cultura equestre, frutto di secoli di riflessione e di pratica, per privilegiare un’equitazione che ritiene più immediata, naturale, istintiva. E’ attivo ma si mantiene ai margini della comunità equestre, convinto com’è della bontà esclusiva dell’innovativa teoria che sta seguendo in quel momento.

Tipo 5: L’ESTETA

Per lui montare a cavallo è un’arte, il culto è la leggerezza: un sacerdozio di cui venera i grandi maestri. I cavalieri appartenenti a questa famiglia sono dal lato della sublimazione, tutta la loro energia è rivolta all’arte equestre, al cavallo e alla sua educazione. Immerso nella musica, nella calma del maneggio, l’esteta comunica con il cavallo. La sua biblioteca è ben fornita, si definisce come uno studioso dell’equitazione, sempre pronto a infiammarsi in lunghe digressioni sull’arte di addestrare i cavalli. Si sente l’animo di un Maestro e dispensa volentieri il suo sapere, quando non cerca di imporlo. La sua sensibilità lo spinge a ricercare cavalli fini ed energici, dalla mente delicata, atti all’equitazione riunita, capaci di liberare la loro energia pur canalizzandola. Anche lui cerca il benessere del proprio cavallo, il dialogo con il compagno di tutti i suoi pensieri, l’armonia e il conforto che sola la finezza dei mezzi procura. Si sente sempre lontano dal raggiungimento della perfezione (o, almeno, come tale si atteggia) ma per lui la ricerca della realizzazione del cavallo è una fonte d’arricchimento personale inesauribile: il cammino intrapreso, la ricerca della felicità a cavallo, è la cosa più importante, fuggendo la banalità equestre, trae grande fierezza da ciò che riesce a realizzare con il suo cavallo.

Tipo 6: L’ETNICO

La sua passione equestre si articola attorno ad un’arte di vivere, è colui che si identifica nel vero cow-boy, nell’Indiano d’America o nel cavaliere iberico, sceglierà una razza di cavalli ben determinata: un Quarter Horse, un Pinto, un Lusitano o un Pura Razza Spagnola (P.R.E.). Praticherà il Reining, la monta a pelo o la Doma Vaquera, discipline originate da tradizioni ben radicate in cui tutto ha la sua importanza. La scelta di sella e finimenti è meticolosa; la tenuta dev’essere particolarmente curata, i codici del vestiario rispettati: il cavaliere è in blue-jeans, chaps, cow-boy, country o flamenco, barbecue o paella. Appartiene a una tribù, ne adotta tutti gli atteggiamenti, tutti i riti. Si crea un’altra vita. La sua scelta è molto forte, spesso esclusiva, e si accompagna frequentemente a un rigetto per le altre pratiche equestri. Spesso è una scelta familiare, e quindi tutta la famiglia si impegna, monta e si abbiglia alla stessa maniera. La sua volontà di appartenere a un gruppo, di essere riconosciuto in quanto tale, lo porta ad essere maggiormente alle prese con la realtà a livello di relazioni sociali.

Tipo 7: IL MONDANO

Il circolo equestre è la sua ragion d’essere. Ama condividere la sua passione, a cavallo certo, ma anche attorno a un bicchiere, nel ristorante del club, intorno a un barbecue o durante serate in cui si ritrova con gli altri membri della tribù… tuttavia può capitare, a volte, che dimentichi di avere un cavallo: quest’ultimo non è realmente al centro delle preoccupazioni del cavaliere mondano! Gli permette piuttosto di inscriversi e definirsi in un determinato gruppo. Sembra mobilitato, organizzato attorno a “l’immagine”, più preoccupato di quel che dà a vedere che di equitazione, in un funzionamento molto narcisistico È un componente attivo della vita del club, niente gli sfugge: giudica, soppesa, valuta, compara, critica… Cosa pensare del nuovo istruttore, del nuovo cavallo di tizio, della pettinatura o della tenuta di quell’altra? Cerca di integrarsi e posizionarsi nel gruppo, di sapere chi è ciascuno, qual è il suo livello equestre, se monta meglio o meno bene di talaltro. Tutto quel che gira attorno alla vita di ciascuno all’interno del circolo lo interessa, ama formare e distinguere dei clan all’interno del gruppo, con le sue affinità e le inimicizie talvolta profonde. Molto sensibile agli effetti della moda, avrà a cuore di possedere, così come per il suo cavallo, l’ultima tenuta in voga, l’ultimo cagnolino, quello che si ritrova sulle pubblicità equestri delle riviste preferite. Questo tipo di soggetto prospera altrettanto bene in altre attività sportive, nel tennis, nel golf o altrove, arrivando anche a cambiare disciplina quando non è più in grado di brillare, di avere un posto riconosciuto; ma è particolarmente interessante in equitazione, nella quale il cavallo mette a nudo i tratti di carattere di ciascuno.

Tipo 8: LA MAMMA

Tipo psicologico caratteristico di una certa parte dell’universo femminile: la mamma straripa d’affetto per il cavallo, tutti i cavalli, quali che siano le loro caratteristiche. Attornia, coccola, cura, si preoccupa di tutto; sempre pronta a mostrare le foto del suo bimbo, del suo piccolo caro, oggetto di tutti i suoi pensieri. Ne può parlare per ore, raccontare mille aneddoti con commozione. Sempre pronta ad aiutare gli altri a curare i loro cavalli, non ammette che un equino possa essere trascurato, montato con durezza o brutalizzato; se monta, è prima di tutto per il benessere del suo compagno, nel quale trova la felicità. La pratica equestre si accompagna con sistemazioni per il benessere, la salvaguardia e la protezione del cavallo, il quale non viene amato per la sua funzionalità, o le sue capacità, ma di per se stesso. La mamma non si preoccupa del proprio look, né del giudizio degli altri, talvolta condiscendente, sul suo attaccamento.

© Riproduzione riservata – B.S.

 

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