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Emergenza ferite? Attenzione, non tutte le medicazioni sono uguali

Emergenza lesioni e ferite? Attenzione, non tutte le medicazioni sono uguali
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Purtroppo, per chi fa vita di scuderia, sta nell’ordine delle cose che possa capitare di dover medicare un cavallo, con ferite più o meno gravi, dalle ragadi, alle escoriazioni fino ad arrivare a vere e proprie lesioni dei tessuti. È tuttavia essenziale sapere come funzionano le diverse medicazioni: saper scegliere quella giusta per ogni fase della guarigione può infatti cambiare sensibilmente i risultati del trattamento.

Sapere quali medicazioni usare sui cavalli, per quali ferite e quando, può migliorare notevolmente i tempi di guarigione e ridurre i costi, spesso dispendiosi, dei trattamenti.

Per esempio mantenere un adeguato equilibrio di umidità può aiutare nel limitare spiacevoli effetti collaterali come prurito, dolore e cicatrici. I molti tipi di medicazioni a disposizione dei veterinari possiedono qualità diverse con effetti e rischi variabili. Quindi conoscerli, non sottovalutandone gli effetti specifici, e usarli correttamente durante il processo di guarigione delle ferite è fondamentale, ha affermato Dean Hendrickson, professore di chirurgia equina presso il College of Veterinary Medicine & Biological Sciences della Colorado State University, a Fort Collins.

“Non puoi semplicemente prendere la tua medicazione ‘preferita’ e usarla durante l’intero processo di guarigione; bisogna trattare in modo specifico la ferita in base a come questa evolve”, ha detto durante la convention dell’American Association of Equine Practitioners del 2021, tenutasi dal 4 all’8 dicembre a Nashville, nel Tennessee.

“Dobbiamo superare la prospettiva che una ferita è una ferita e basta”, ha continuato; “non è sempre la stessa ma cambia durante il processo di guarigione. E la medicazione dovrebbe cambiare di pari passo.”

Quando valutano per la prima volta una ferita, i veterinari determinano se possono suturarla o se è prima necessario un drenaggio. “È sempre meglio chiudere una ferita piuttosto che lasciarla guarire nel tempo”, ha affermato.

Una ferita può presentarsi in una qualsiasi di quattro fasi principali, ognuna delle quali dovrebbe guida la scelta della medicazione da parte del veterinario.

  • Necrosi e/o con perdita di grandi quantità di essudato (liquido giallo): in questo caso è necessario praticare il debridement, ovvero l’atto di rimuovere materiale necrotico, tessuti devitalizzati, tessuti siero-crostosi, tessuti infetti, ipercheratosi, pus, ematomi, corpi estranei, detriti, frammenti ossei o qualsiasi altro tipo di bioburden (carica microbica), con l‘obiettivo di promuoverne la guarigione.
  • Secca: necessita di inumidimento.
  • Tessuto di granulazione (quello cioè che origina dai margini della ferita ed è costituito da fibroblasti). di scarsa qualità, necessita di medicazioni che promuovano una sana crescita del tessuto connettivo e quindi la chiusura della ferita.
  • Fase di epitelizzazione, quando le cellule epiteliali crescono e iniziano a ricoprire la superficie della ferita con una nuova pelle superiore: richiede medicazioni che mantengano i giusti livelli di temperatura e umidità per supportare la corretta emarginazione.

I veterinari dovrebbero riconoscere in quale fase si trova la ferita e organizzare di conseguenza il decorso del trattamento, dato che la guarigione può avvenire in modo non uniforme, ha detto Hendrickson. Ciò non solo può ottimizzare la guarigione, ma anche impedire a chi si prenderà cura dell’animale di commettere errori che possano osteggiare il processo di riparazione in atto. Va da sé, quindi, che più controlli veterinari durante la fase di progressiva guarigione sono sempre auspicabili, in quanto necessari.

“Se non prestiamo attenzione a ciò che la ferita ‘ci dice’, continueremo a usare la stessa medicazione e la guarigione della stessa rallenterà”. Lasciare una ferita asciutta e aperta all’aria può renderla più infiammata, dolorosa e pruriginosa, e può anche portare a più cicatrizzazioni.

I veterinari fasciano le ferite asciutte con una medicazione idratante come un idrogel, che per osmosi “cede” la sua parte acquosa alla ferita. Finché la medicazione rimane umida, si può cambiare ogni cinque giorni fino a quando la ferita non ha raggiunto la fase successiva di guarigione o è sufficientemente morbida e inumidita per la fase di debridement.

Debridement :

Come detto sopra, le ferite con tessuto necrotico e/o infezione necessitano di un regolare debridement, iniziando prima con quello che Hendrickson chiama “sharp debridement”: usando un bisturi per tagliare o raschiare la superficie della ferita, allo scopo di pulirla il più possibile. Questa fase richiede una medicazione con un involucro di garza. In questo processo, l’ambiente umido incoraggia gli enzimi del corpo a rimuovere i tessuti morti.

Una medicazione salina può essere una soluzione, ma richiede una costante riapplicazione della soluzione sulla garza (fino a sei volte al giorno), e dunque spesso non è praticabile. I veterinari possono dunque optare per una medicazione antimicrobica o una medicazione al miele (elemento biologico per trattare ferite con molteplici bioattività che lavorano di concerto per accelerare il processo di guarigione), da cambiare ogni tre/cinque giorni nelle ferite chirurgiche (che sono particolarmente vulnerabili alle infezioni ambientali).

Granulazione

I medici possono incoraggiare lo sviluppo sano del tessuto di granulazione utilizzando un prodotto a base di alghe chiamato alginato di calcio integrato in morbidi cuscinetti in tessuto. Il prodotto interagisce con il sodio nella ferita e provoca una lieve risposta infiammatoria che può favorire la guarigione. “Una delle maggiori sfide con i cavalli è che non forniscono un’ottima risposta infiammatoria nelle prime fasi di guarigione delle ferite”, ha detto Hendrickson.

Tuttavia, l’alginato di calcio è altamente assorbente, in grado di contenere 20 volte il proprio peso, ha aggiunto. Sebbene sia utile per ferite molto bagnate, può assorbire troppa umidità dalle ferite con poco essudato. Pertanto, le medicazioni in alginato di calcio spesso devono essere inumidite con soluzione fisiologica e ricoperte di plastica per mantenere una buona idratazione della ferita. Possono essere cambiati ogni cinque o sette giorni ma non più frequentemente di ogni tre giorni. Per ragioni ancora da determinare, l’alginato di calcio sembra essere più efficace se lasciato agire indisturbato per circa tre giorni.

Epitelizzazione

Infine, per le ferite in fase di epitelizzazione (processo di rivestimento con tessuto epiteliale dei tessuti sottostanti, che rappresenta il momento riparativo finale dei tessuti stessi), i veterinari possono utilizzare una schiuma semiocclusiva. La medicazione può essere cambiata ogni cinque o sette giorni a seconda del tipo di essudato prodotto dalla ferita.

Tuttavia, attenzione: mantenere le ferite umide è importante per la guarigione e può raddoppiare il tasso di epitelizzazione, ma può anche metterle a rischio di infezioni batteriche e renderle più vulnerabili agli impatti traumatici. Con questo in mente, in caso di infezione, i veterinari osservano da vicino le ferite e intervengono con il debridement e gli antimicrobici topici ma non gli antisettici (che possono uccidere i tessuti sani), ha infine concluso il professor Hendrickson.

(31 marzo 2022) © S.Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; fonte principale: thehorse.com;

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Redazione EQIN
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